Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoDonald TrumpGiorgia MeloniMondiali 2026
CULTURA & SPETTACOLOFascismoGiorgia MeloniLibri

Meloni: «Il patentino antifascista a “Più libri più liberi” è censura»

14 Giugno 2026 - 11:07 Stefania Carboni
meloni patentino antifascista
meloni patentino antifascista
La premier contro la scelta della fiera della piccola e media editoria: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire»
Google Preferred Site

Rischia di diventare un caso la scelta degli organizzatori di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria promossa dall’Associazione italiana editori (Aie), di introdurre l’obbligo per le case editrici espositrici di sottoscrivere un’autocertificazione di antifascismo per poter partecipare alla 25esima edizione in programma a Roma questo dicembre.

Meloni grida alla censura

«È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica» ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Cosa c’è scritto nell’autocertificazione da compilare

Nell’autocertificazione è previsto che l’editore autocertifichi il rispetto dei valori costituzionali della Repubblica italiana, ripudiando l’ideologia fascista e i totalitarismi, impegnandosi a non esporre prodotti che fanno apologia del fascismo o incitano all’odio e alla discriminazione. Senza aver vidimato questa autocertificazione il sistema informatico blocca l’inoltro della candidatura per avere uno stand.

La scelta dopo il caso di Passaggio al bosco

La scelta dell’autocertificazione antifascista arriva dopo le polemiche dello scorso anno sulla partecipazione all’evento della casa editrice Passaggio al bosco. Scrittori, intellettuali, giornalisti, cantanti e case editrici avevano protestato contro la presenza del piccolo editore «il cui catalogo si basa in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita». Sul caso intervenne il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, rimarcando come tutti gli editori presenti sottoscrivono già un accordo sull’adesione ai principi della Costituzione e alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Quest’anno però sembra che l’autodichiarazione abbia qualche un elemento in più.

Vannacci: «Meloni ha ragione»

Per Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, Meloni «ha perfettamente ragione». Secondo l’ex generale, in un Paese in cui la libertà di espressione è garantita dalla Costituzione, nessuno dovrebbe essere tenuto a dichiararsi antifascista o aderire a qualsiasi altra etichetta ideologica per poter esprimere le proprie opinioni. «Non mi piace vivere in un Paese dove, per parlare, bisogna dimostrare di appartenere a una parte politica o culturale», ha dichiarato. «Altrimenti dovremmo introdurre una sorta di polizia del pensiero, come quella immaginata da Orwell», ha concluso. «Finché si resta nell’ambito della parola e nel rispetto della legge, ognuno deve essere libero di esprimere ciò che pensa».