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«I social rendono i ragazzi infelici», parte il bando per gli under 16 nel Regno Unito: cosa cambia su scrolling infinito, live e «coprifuoco per under 18»

15 Giugno 2026 - 11:38 Giovanni Ruggiero
Giovani e social network
Giovani e social network
L'annuncio del premier Keri Starmer, che dice di ispirarsi al modello australiano. Il paragone con il divieto sugli alcolici ai minorenni e le critiche: cosa dice chi dubita che il divieto possa funzionare
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«I social media rendono i bambini e gli adolescenti più infelici, li espongono a molestie e abusi online e possono perfino danneggiare la loro salute mentale»: con queste parole il premier britannico Keir Starmer ha annunciato stamattina, da Downing Street, il divieto totale di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Parlando anche come padre, il primo ministro ha detto di non essere disposto a presentare la misura come se i social non avessero mai portato alcun beneficio ai giovani, «ma governare significa fare delle scelte, ed è chiaro per me che un divieto totale sia la scelta giusta».

Quali piattaforme saranno vietate ai minori di 16 anni nel Regno Unito

Il bando riguarderà X, TikTok, Facebook, Snapchat, YouTube e Instagram. Si salva solo WhatsApp, classificato come servizio di messaggistica. Starmer ha indicato l’Australia come modello di riferimento: primo paese al mondo ad aver introdotto un divieto di questo tipo, con risultati che Londra considera incoraggianti, pur riconoscendo che molti ragazzi lo aggirano tramite reti VPN. «Dovranno essere le piattaforme e le aziende di social media ad adeguarsi», ha detto il premier, «non faremo la caccia ai ragazzini che non rispettano le regole».

Come funzionano le restrizioni per i minorenni: dal coprifuoco allo scrolling infinito

Oltre al divieto totale per gli under 16, il governo sta valutando misure aggiuntive per i ragazzi tra i 16 e i 17 anni: un «coprifuoco digitale» a partire dalle 20.30, il blocco dello scrolling infinito e limitazioni ai servizi di live streaming e alle piattaforme di gioco online. L’obiettivo dichiarato è tutelare il sonno e la salute mentale degli adolescenti. La responsabilità di far rispettare le norme ricadrà sulle aziende tecnologiche, che dovranno implementare sistemi di verifica dell’età tramite documenti digitali, carte di credito e riconoscimento facciale, con sanzioni nell’ordine di decine di milioni in caso di inadempienza. Il disegno di legge sarà presentato in Parlamento entro Natale, con l’obiettivo di rendere operative le misure nella primavera del 2026.

La reazione delle piattaforme e le critiche al provvedimento

La risposta più netta è arrivata da YouTube, che ha contestato il provvedimento avvertendo che «divieti generalizzati rischiano di allontanare i ragazzi da esperienze selezionate e sicure, spingendoli verso servizi anonimi e meno controllati». Starmer ha replicato che certe aziende tech «vorrebbero farci credere che i social media siano qualcosa di immutabile, quasi parte di un ordine naturale delle cose», ma che questa rassegnazione va respinta. Critiche al governo sono arrivate anche dall’opposizione conservatrice, secondo cui la decisione è stata presa «troppo in ritardo». Di tutt’altro avviso il premier australiano Anthony Albanese, che si è complimentato con Starmer, dopo aver avviato nel suo Paese un piano di limitazione dell’accesso ai social per i minori: «I giganti dei social media operano oltre i confini nazionali. Rimanendo uniti, possiamo fare di più per garantire la sicurezza dei minorenni online», ha scritto su X.

Il parere dei critici: la Fondazione Molly Rose e il nodo dell’applicabilità

Non mancano voci scettiche anche al di là delle piattaforme. Come ricorda il Corriere della Sera, la Fondazione Molly Rose, dedicata a una ragazza morta suicida dopo essere stata esposta a contenuti nocivi online, ha definito le misure «inapplicabili» e inadatte ad affrontare le cause profonde del problema. Quanto all’efficacia concreta del modello australiano, i dati suggeriscono che quasi 5 milioni di utenze siano state disattivate, ma si stima che il 60% degli adolescenti sia ancora presente sui social. Starmer ha riconosciuto il limite dell’iniziativa usando l’alcol come paragone: il fatto che certi minori riescano a bere alcolici non rende sbagliato il divieto, significa solo che va applicato meglio.

Foto di Creative Christians su Unsplash