Alex Marangon morto dopo il rito sciamanico, la procura chiede l’archiviazione: «Nessun responsabile». L’ira dei genitori: «Siamo delusi»

La Procura di Treviso ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Alex Marangon, il 26enne di Marcon (Venezia) ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave, a Vidor. A quasi un anno dalla tragedia, il pubblico ministero Giovanni Valmassoi ha ritenuto che il salto nel vuoto di circa quindici metri, costato la vita al giovane, non sia attribuibile a responsabilità di altre persone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Marangon avrebbe «assunto volontariamente cocaina insieme all’ayahuasca», durante la “Festa del Sol del Putamayo”. Una scelta che, secondo la procura, sarebbe stata dettata «dalla volontà di sperimentare gli effetti dell’assunzione combinata delle due sostanze, nonostante fosse consapevole dei rischi».
Sciagionati i 5 indagati
Per questo motivo il pm ha presentato richiesta di archiviazione per il reato di «morte come conseguenza di altro delitto» nei confronti dei cinque indagati: gli organizzatori dell’evento Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, Alexandra Da Sacco, moglie del titolare dell’abbazia, e i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Secondo i pm, nessuno di loro avrebbe potuto prevedere che Marangon avrebbe assunto cocaina prima del rito. Da archiviare, inoltre, anche l’ipotesi di «omicidio volontario» a carico di ignoti.
Le analisi tossicologiche, e il cellulare della vittima
Le analisi tossicologiche indicano infatti che il giovane avrebbe inalato la sostanza poco prima dell’inizio della cerimonia. Per la procura, l’interazione con l’ayahuasca avrebbe provocato una grave intossicazione con possibili manifestazioni allucinatorie che lo avrebbero spinto a dirigersi verso la terrazza dalla quale si sarebbe poi lanciato. Un elemento ritenuto significativo dagli investigatori riguarda il contenuto del cellulare della vittima, dove è stato trovato un documento con le linee guida per l’utilizzo della sostanza.
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Il testo sconsigliava esplicitamente l’assunzione contemporanea di sostanze stimolanti come cocaina o Mdma, circostanza che, sempre secondo i pm, dimostrerebbe la piena consapevolezza del giovane dei rischi connessi al mix. Dalle indagini emerge inoltre che Marangon aveva già partecipato ad altre due esperienze analoghe all’abbazia, il 12 aprile e tra il 24 e il 25 maggio 2024, senza particolari effetti negativi, annotando le proprie impressioni in un diario. Mentre l’ipotesi di un’aggressione non ha trovato riscontri negli accertamenti investigativi né nei rilievi autoptici.
Il fascicolo per la «cessione di sostanze stupefacenti»
Resta invece aperto – scrive il Corriere della Sera – il procedimento per la presunta cessione di sostanze stupefacenti. Diversi partecipanti hanno confermato durante le indagini l’assunzione di una tisana contenente ayahuasca e rapé, una polvere sciamanica a base di piante ed essenze di mapacho, considerate sostanze stupefacenti per i loro possibili effetti psichedelici. Secondo la ricostruzione della Procura, durante la crisi emotiva i due sciamani avrebbero cercato di assistere il giovane attraverso un rituale protettivo con canti ed erbe. Dopo essersi apparentemente calmato, Marangon si sarebbe allontanato dirigendosi verso la terrazza. Poco dopo gli altri partecipanti avrebbero udito un grido seguito dal rumore dei rami spezzati.
L’ira dei genitori
Di tutt’altro avviso i familiari del giovane, che respingono integralmente la ricostruzione degli investigatori. «Siamo delusi e arrabbiati», hanno dichiarato i genitori di Alex, annunciando battaglia contro la richiesta di archiviazione. Il loro legale, l’avvocato Stefano Tigani, ha già anticipato la presentazione di un’opposizione davanti al giudice per le indagini preliminari: «Non credo che un Gip possa accogliere una richiesta di archiviazione di questo tipo. Ci aspettavamo questo esito e continueremo a chiedere che venga fatta piena luce sulla vicenda».
Foto copertina: ANSA/FACEBOOK | Alex Marangon, il 26enne di Marcon (Venezia) ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave, a Vidor, 1 ottobre 2025

