Ustica, 46 anni dalla strage. Il Governo si opporrà alla richiesta di archiviazione: «Abbiamo il dovere della giustizia»

Il governo Meloni, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Ustica, una delle pagine più oscure della Prima Repubblica. Non solo perché su quel volo decollato da Bologna e diretto a Palermo persero la vita 81 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Ma anche perché da quel 27 giugno 1980 la verità sembra essere sempre rimasta fuori portata. L’udienza nel corso della quale il giudice sarà chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione è stata fissata per il prossimo 30 settembre. Allo stato attuale non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. È ciò che si legge in una nota di Palazzo Chigi.
Il messaggio di Mattarella
Nel giorno dell’anniversario della strage del 27 giugno 1980 è intervenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Sono trascorsi 46 anni dalla strage nei cieli di Ustica – ha detto il capo dello Stato -. In questo giorno di raccoglimento e di memoria, il pensiero di vicinanza e di solidarietà va anzitutto ai familiari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile e da un dolore profondo che il tempo non può lenire». La ricostruzione di quanto accaduto quel giorno è stata definita da Mattarella «nebulosa» sebbene ci siano stati «risultati significativi», ma «ricomporre» quanto avvenne sul mar Tirreno «rimane irrinunciabile». Anche se le difficoltà sono enormi.
L’inchiesta
Negli anni si sono, infatti, succedute diverse ipotesi su quanto accaduto. L’ultima inchiesta aperta risale al 2008, dopo le dichiarazioni di Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del Dc9 (ne scrisse anche Andrea Purgatori sul Corriere). Il 5 marzo del 2025, la Procura ha chiesto l’archiviazione, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti per sostenere un processo. I magistrati hanno escluso l’ipotesi della bomba a bordo, ma non quella di una battaglia aerea. Le indagini, tuttavia, non sono riuscite a identificare la nazionalità dei caccia militari presenti nei cieli di Ustica quella sera. Nemmeno le rogatorie internazionali, soprattutto con Francia e Stati Uniti, e le testimonianze raccolte hanno consentito di fare piena luce sui fatti, anche a causa della collaborazione ritenuta incompleta e poco trasparente da parte dei Paesi coinvolti. «La magistratura, i pm romani ammettono e dichiarano che le “armi” della giustizia, le indagini, le rogatorie non sono state sufficienti per riuscire a determinare gli autori materiali dell’evento, che disgrazia per un Paese civile», dichiara la presidente dell’associazione dei familiari della strage, Daria Bonfietti. «Il governo del mio Paese – ha aggiunto – deve muoversi in maniera ben più sostanziale, per pretendere risposte dai Paesi amici ed alleati sulle loro presenze certe nei nostri cieli».
Le parole della politica
Per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «commemorare questa tragedia significa rinnovare l’impegno delle Istituzioni nel preservarne il ricordo, affinché non venga mai meno la memoria e continui a essere perseguita, con determinazione, la ricerca della piena verità». «Custodire la memoria – ha sottolineato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana – è un dovere e un impegno collettivo. Il trascorrere del tempo non attenua la necessità di proseguire con determinazione nella ricerca della verità». La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha espresso «dolore e vicinanza ai familiari delle vittime» per «una ferita mai chiusa», sottolineando che «abbiamo il dovere della giustizia» e ha sollecitato il governo a «chiedere a Paesi amici, come Francia e Stati Uniti, tutte le informazioni utili su quanto accaduto nei cieli di Ustica».

