Caso dei 30 secondi, parla l’ex hostess abusata dal suo sindacalista: «Ho pagato un prezzo molto alto, ho dovuto lasciare il mio lavoro»

«Felice no, ma c’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto». Così Barbara D’Astolto, l’ex hostess che nel 2018 denunciò per violenza sessuale un ex sindacalista, oggi condannato nell’appello bis a Milano dopo due assoluzioni, commenta la sentenza. «Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri», aggiunge.
Il sindacalista condannato dopo due assoluzioni
I fatti contestati risalgono al marzo 2018, quando la donna si era rivolta al sindacalista per una vertenza lavorativa. Secondo l’accusa, proprio durante quell’incontro sarebbero avvenuti gli abusi e le molestie. Ora l’uomo, Raffaele Meola, è stato condannato a un anno e 2 mesi per violenza sessuale. La sentenza, emessa dalla seconda sezione penale presieduta da Enrico Manzi, arriva dopo un iter giudiziario complesso. Sia in primo grado, davanti al Tribunale di Busto Arsizio, sia in appello, il 48enne era stato assolto perché, secondo i giudici, la donna avrebbe avuto a disposizione una «finestra temporale» di «20-30 secondi» ritenuta sufficiente per reagire o allontanarsi. Ricostruzione che aveva suscitato numerose polemiche.
«Ho dovuto lasciare il lavoro»
«La speranza è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto. Ho pagato un prezzo molto alto per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda. L’imputato ha sempre avuto lui, insieme ad altri del suo sindacato, un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant’è che ho dovuto lasciare il lavoro», racconta D’Astolto.
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«È stata una violenza nella violenza»
La donna oggi lavora come maestra di sostegno. «È stata una violenza nella violenza. Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo noi donne in Italia ci siamo forse un po’ assuefatte. Noi lavoratrici donne e madri soprattutto in Italia ci siamo purtroppo rassegnate a subire qualunque cosa. Quindi è stato in questo panorama già poco roseo della mia vita che è arrivato lui ed è stata veramente la violenza nella violenza in un periodo che era già di grande sofferenza. E lui ne ha approfittato», prosegue. «Io non me la sento di dare consigli a nessuno perché in questi anni purtroppo tante volte ho pensato “chi me l’ha fatto fare?” Tornassi indietro forse non lo rifarei. L’unica consolazione che ho avuto è che dentro di me sapevo e so ancora di aver fatto tutto il possibile. Questo mi ha sempre tirato su. Mi dicevo “tu hai fatto il tuo, se poi c’è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da te”», conclude la donna.

