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Dal vuoto cosmico di Anna ai classici di Sanremo rivisti da Valerio Scanu, quanto orrore tra le nuove uscite. Per fortuna abbiamo Lil Kvneki. Le recensioni

12 Luglio 2026 - 12:16 Gabriele Fazio

Anna – Million Dollar Babe

Non è solo la musica sgraziata, l’incapacità di una scrittura che vada oltre i soliti cliché, la delusione, fortissima, l’ennesima, spiace ma anche l’ultima, definitiva, di ascoltare quattordici brani e neanche un concetto che sia vagamente significativo. Viviamo in una società guerrafondaia e patriarcale, pericolosamente sull’orlo di un abisso culturale e morale come forse mai successo nella storia, conservando nelle viscere l’orrenda sensazione che tutto, ma proprio tutto tutto, anche i più banali concetti di civiltà, potrebbero crollare da un momento all’altro. E quello che ha da dire la donna più streammata della musica italiana cos’è? Questa roba qui? Questo personaggio che altro non è che una macchietta, anche piuttosto ridicola, di rapper? Certo, confezionata benissimo, con queste iperproduzioni megagalattiche, ma alla fine l’effetto è quello di un motore da Formula 1 montato su un triciclo. Qualcuno dirà, con ragione, che Anna non si occupa di questo genere di cose, che parliamo di una ragazzina di 22 anni (quindi non proprio ina, ina, ina, diciamo in età giusta perlomeno per leggere un giornale la mattina e farsi intaccare dalla realtà delle cose) che parla a ragazzini perlomeno un decennio più piccoli di lei. Ma ciò non migliora di certo la situazione, anzi, la fa diventare quasi preoccupante. Non è una questione di scrittura, men che meno di responsabilità, noi non ne attribuiamo ne ci interessa invitare a prendersele, e d’altra parte solo in una lontana dimensione alternativa poteva capitare che Anna improvvisamente si aprisse a chissà quale intellettualismo, ok, ma il livello di deviazione del pensiero, di intento spudoratamente limitato all’intrattenimento, ci sarà permesso dire almeno questo, è snervante. Million Dollar Babe infatti non è solo un disco brutto, è, cosa assai più grave, un disco di una noia mortale, non è nemmeno pervaso da chissà quale leggerezza. Ci sono pezzi montati indiscutibilmente bene, Scontrosa e Crystal Collo, anche se parte della nostra coscienza musicale nello scriverlo minaccia di toglierci il saluto, non provocano quel giramento di testa da nausea, ma parliamo di momenti da scovare in un conglomerato di musica di plastica per persone (piccole persone, diremmo proprio bambini) con gusti musicali non proprio brillanti, sicuramente non maturi. Per chiudere: il disco di Anna è decisamente inelegante, pensato con un intento tutt’altro che artistico, anzi, imboccando le logiche del mercato a mani alzate, senza opporre la minima resistenza, quindi anche un disco che mette una gran tristezza, che mina la speranza che abbiamo nell’etica delle nuove generazioni, che in loro bruci la necessità di raccontare questo mondo, un mondo distorto cui connotati, metaforicamente, riconosciamo benissimo in questa manciata di canzoni vuote. Il punto è che speriamo che i ragazzi, partendo nel proprio piccolo dalla musica che propongono, abbiano voglia di colorarlo per renderlo più gradevole. Million Dollar Babe invece lo scarabocchia, ne ricalca le miserie con un certo distorto entusiasmo, restituendocelo ancora più volgare di quanto già non sia, senza cercare una forma, una direzione, una possibilità. Che depressione.