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L’anziana sbalzata in aria dall’elicottero del 118, la svolta sul risarcimento: perché è arrivato dopo la sua morte

13 Luglio 2026 - 19:57 Giulia Norvegno
elisoccorso verona elicottero 118
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La Corte d’Appello di Venezia ha confermato la responsabilità della società che gestiva l’elisoccorso dell’Ulss3 Serenissima per l’incidente capitato a un’anziana di Jesolo nel 2019. La donna, 84 anni, malata oncologica ma ancora autonoma, si trovava nel cortile di casa quando un elicottero del Suem 118, diretto verso un incidente stradale in via Trinchet, sorvolò la zona posizionandosi per qualche secondo tra due abitazioni, a un’altezza tra i 5 e i 7 metri. Fu ritrovata a terra con fratture al polso destro e all’omero sinistro, e ripeté più volte ai soccorritori di essere stata sollevata dal vortice generato dalle pale: «Sono stata sollevata dal vortice d’aria». Nessuno aveva assistito direttamente alla caduta, ma il giudice ha ritenuto sufficienti gli elementi indiziari, tanto che il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi hanno stabilito un risarcimento di poco più di 120mila euro.

Come è stata ricostruita la dinamica dell’incidente

Secondo l’avvocato Franco Zorzetto, che ha seguito la famiglia della donna, la strategia legale si è basata su tre elementi: i rilievi effettuati nel cortile, i dati tecnici relativi al volo dell’elicottero e una consulenza medico legale che ha collegato le lesioni a una caduta violenta, compatibile con uno spostamento d’aria improvviso. A questi si sono aggiunti lo stato del cortile, la posizione del corpo e le condizioni meteo del giorno. Elementi che, messi insieme, hanno convinto i giudici che la responsabilità fosse della società proprietaria del velivolo, la quale non è riuscita a dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie durante un volo a bassa quota sopra le abitazioni. Come ha spiegato lo stesso legale, «Tribunale e Corte d’Appello hanno riconosciuto la gravità del pregiudizio non patrimoniale sofferto nel periodo successivo alla caduta».

Perché il risarcimento è arrivato dopo la morte della donna

Dopo l’incidente, l’anziana visse mesi segnati da sofferenza e da una progressiva perdita di autonomia, fino alla morte, avvenuta dieci mesi più tardi per un male incurabile non collegato alla caduta. Proprio questa circostanza ha reso più delicata la valutazione del danno, dovendo i giudici distinguere due percorsi causali separati, quello delle lesioni da un lato e quello del decesso dall’altro. In appello l’avvocato Zorzetto ha chiesto una rilettura complessiva del danno non patrimoniale, basata sui criteri tabellari più aggiornati e su una personalizzazione del caso, richiesta che la Corte ha accolto aumentando in modo significativo la cifra riconosciuta. Il risarcimento, come ricostruito dal Gazzettino e ripreso da Adnkronos, è stato quindi liquidato alla famiglia della donna, in particolare al figlio, dopo la sua scomparsa.