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Dentro la pillola Wegovy: come funziona, cosa cambia dall’iniezione e perché le dosi sono così diverse

19 Luglio 2026 - 09:17 Gemma Argento
wegovy anche in compresse
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La semaglutide orale approvata per l'obesità utilizza la stessa molecola della versione iniettabile ma cambia il modo in cui viene assorbita, assunta e seguita. Dall'efficacia alla biodisponibilità, fino alle differenze nella pratica quotidiana: cosa c'è da sapere
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La Commissione europea ha dato il via libera alla prima formulazione orale di semaglutide autorizzata per il trattamento dell’obesità, affiancando così alla versione iniettabile una nuova modalità di somministrazione di uno dei farmaci che negli ultimi anni ha cambiato il trattamento di questa patologia. Ma cosa significa davvero questo passaggio? La pillola è efficace quanto la puntura? Il farmaco si comporta allo stesso modo nell’organismo? E quali potrebbero essere le conseguenze, nella pratica, per i pazienti?

Una novità per l’obesità ma non per il diabete

La prima cosa da chiarire è che non si tratta di un nuovo farmaco. La molecola è la stessa: la semaglutide, un agonista del recettore del GLP-1, una classe di farmaci che imita l’azione di un ormone naturale coinvolto nella regolazione dell’appetito, del senso di sazietà e della glicemia. Né si tratta della prima volta che la semaglutide viene proposta in compresse: una formulazione orale è infatti già disponibile da alcuni anni per il trattamento del diabete di tipo 2. La vera novità riguarda l’obesità, per la quale finora la terapia prevedeva esclusivamente una somministrazione tramite iniezione sottocutanea. Dietro questo cambiamento, però, non c’è soltanto una diversa modalità di assunzione: trasformare una molecola come la semaglutide in una compressa efficace ha richiesto anni di ricerca e il superamento di una sfida farmacologica tutt’altro che banale.

Perché trasformare la semaglutide in una compressa è stata una sfida scientifica

La risposta risale a oltre un decennio fa, quando Novo Nordisk, l’azienda farmaceutica che ha sviluppato e commercializza la semaglutide, ha iniziato a lavorare a uno degli ostacoli più complessi della ricerca sui farmaci peptidici: renderli efficaci anche se assunti per bocca. La semaglutide è infatti un peptide e, come molte molecole di questa classe, viene normalmente degradata dagli acidi e dagli enzimi dell’apparato gastrointestinale, oltre a essere assorbita in misura molto limitata. Per questo motivo, per anni, la sua somministrazione è stata possibile quasi esclusivamente attraverso un’iniezione sottocutanea

La svolta è arrivata con lo sviluppo di SNAC, una sostanza aggiunta alla compressa che non ha un’azione terapeutica propria, ma svolge un ruolo fondamentale: crea temporaneamente nello stomaco un ambiente più favorevole alla semaglutide, proteggendola in parte dalla degradazione e facilitandone l’assorbimento attraverso la parete gastrica. È grazie a questa tecnologia che è nata la prima formulazione orale della semaglutide, inizialmente approvata per il trattamento del diabete di tipo 2 e oggi estesa anche all’obesità.

Compresse e punture hanno la stessa efficacia?

Al momento non esistono studi clinici che abbiano confrontato direttamente le due formulazioni. Tuttavia, i risultati ottenuti nei rispettivi programmi di sviluppo clinico indicano che entrambe sono in grado di determinare una perdita di peso significativa. In particolare, l’approvazione europea della compressa di Wegovy si basa sul programma OASIS e soprattutto sullo studio di fase 3 di OASIS4, nel quale la semaglutide orale da 25 mg, assunta una volta al giorno, ha mostrato una riduzione media del peso corporeo del 16,6% nei partecipanti che hanno seguito il trattamento, dopo 64 settimane. Un risultato molto vicino a quello osservato con la semaglutide iniettabile da 2,4 mg nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, che aveva mostrato una riduzione media del peso di circa il 15% nello stesso arco temporale.

Questo non significa però che le due formulazioni siano identiche dal punto di vista farmacologico. L’iniezione sottocutanea, somministrata una volta alla settimana, immette il principio attivo direttamente nell’organismo, garantendo un assorbimento più prevedibile. La compressa, invece, deve attraversare lo stomaco e superare la barriera dell’apparato digerente: solo una parte della dose assunta riesce infatti a raggiungere il circolo sanguigno. Questo significa che, pur avendo lo stesso principio attivo, la compressa e la puntura richiedono modalità di assunzione e schemi terapeutici differenti.

Perché la compressa contiene una dose molto più alta?

La formulazione orale approvata per l’obesità contiene 25 mg di semaglutide, mentre la dose massima della versione iniettabile è di 2,4 mg una volta alla settimana. Una differenza che non suggerisce il fatto che la compressa sia “più potente”. A cambiare è quella che i medici chiamano biodisponibilità, cioè la quota di farmaco che, una volta somministrata, riesce effettivamente a raggiungere il circolo sanguigno e a svolgere la propria azione. Quando la semaglutide viene assunta per bocca solo una parte del principio attivo riesce a superare l’ambiente ostile dello stomaco ed essere assorbita dall’organismo. Con l’iniezione sottocutanea, invece, il farmaco evita il passaggio attraverso l’apparato digerente e raggiunge il sangue in misura molto maggiore. Per questo le dosi delle due formulazioni non possono essere confrontate direttamente: un numero più alto di milligrammi nella compressa non corrisponde a una quantità maggiore di farmaco che arriva realmente in circolo.

Cosa cambia nella pratica tra la compressa e la puntura

La semaglutide iniettabile viene somministrata una volta alla settimana attraverso un’iniezione sottocutanea, praticata con una penna preriempita nel tessuto adiposo dell’addome, della coscia o della parte superiore del braccio. La formulazione orale, invece, richiede un’assunzione quotidiana e, come indicato nelle modalità d’uso approvate dalle autorità regolatorie, deve essere presa seguendo indicazioni precise: al mattino, a stomaco vuoto, con non più di circa 120 ml d’acqua (mezzo bicchiere) e attendendo almeno 30 minuti prima di mangiare, bere o assumere altri farmaci. Una serie di accorgimenti necessari perché il principio attivo possa essere assorbito nel modo più efficace possibile.

Effetti collaterali differenti

L’arrivo della formulazione orale rappresenta certamente un passo importante nell’evoluzione delle terapie contro l’obesità, ma non cambia la natura del trattamento. La semaglutide, indipendentemente dalla formulazione con cui viene somministrata, resta un farmaco che può provocare effetti indesiderati, soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale, come nausea, vomito, diarrea o stipsi. Inoltre, come per la versione iniettabile, la terapia non sostituisce uno stile di vita sano: l’indicazione approvata prevede infatti che venga utilizzata in associazione a una dieta ipocalorica e a un aumento dell’attività fisica

Non si tratta, inoltre, di un farmaco destinato a chiunque desideri perdere peso. La prescrizione rimane riservata ai pazienti che rispondono ai criteri clinici previsti dalle indicazioni autorizzate e il trattamento richiede una valutazione medica, un progressivo incremento della dose e un monitoraggio nel tempo per verificarne efficacia, tollerabilità e sicurezza. Più che una rivoluzione, dunque, la compressa di Wegovy amplia le possibilità terapeutiche disponibili. La vera novità non è che la semaglutide funzioni in modo diverso, ma che per alcuni pazienti sarà finalmente possibile scegliere una modalità di trattamento più adatta alle proprie esigenze, senza rinunciare ai benefici di una terapia ormai consolidata.

Cambierà chi sceglie di curarsi?

Le differenze di somministrazione possono sembrare dettagli ma hanno un impatto concreto sulla cosiddetta aderenza terapeutica, cioè sulla capacità del paziente di seguire il trattamento nel tempo. Per alcune persone, sostituire la puntura con una compressa potrebbe rappresentare un vantaggio, soprattutto in presenza della paura degli aghi o del disagio legato all’iniezione. Per altre, invece, ricordarsi di assumere ogni giorno il farmaco rispettando tutte le indicazioni potrebbe risultare meno semplice rispetto a un’iniezione settimanale. Sarà quindi il medico, insieme al paziente, a valutare quale formulazione sia più adatta alle diverse esigenze cliniche e personali.

È ancora presto per dirlo, ma per molti specialisti l’aumento dei pazienti in cura potrebbe essere una delle conseguenze più rilevanti dell’arrivo della formulazione orale.

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