Ex Ilva, vincono i cittadini: la Corte d’Appello di Milano ordina lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni

Svolta giudiziaria per lo stabilimento ex Ilva di Taranto. La Sezione specializzata della Corte d’Appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in AS e Acciaierie d’Italia in AS, ribaltando la precedente decisione del Tribunale. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche dell’area a caldo entro tre mesi. La ripartenza sarà subordinata a due condizioni vincolanti: la bonifica completa e integrale dell’amianto (asbesto) e la drastica riduzione delle emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5).
Rischio sanitario e parziale disapplicazione dell’AIA
Il provvedimento nasce dalla rilevazione di un persistente pericolo per la salute pubblica, causato dal «progressivo ammaloramento dello stabilimento». I giudici hanno inoltre disapplicato parzialmente l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, considerandola priva di tutele adeguate sulle polveri sottili per lo scenario produttivo previsto di 6 milioni di tonnellate annue. È stata invece respinta la richiesta dei residenti legata al taglio dei gas a effetto serra. La decisione della Corte resta comunque perentoria: gli impianti potranno riaprire soltanto quando saranno garantiti la bonifica totale dell’asbesto e il rientro delle polveri entro i parametri di sicurezza. «La sentenza certifica il fallimento della strategia perseguita finora dal governo Meloni e dal ministro Urso. La conferma della chiusura dell’area a caldo, motivata dal permanere di gravi rischi per la salute e per l’ambiente dei cittadini di Taranto, dimostra che le misure adottate in questi anni sono state del tutto insufficienti», ha dichiarato in una nota di Mario Turco, vicepresidente del M5s.

