Ultime notizie AcciseCaldo recordCrisi Usa - IranNazionale italiana
ECONOMIA & LAVOROEx IlvaLavoro e impresaPugliaSanitàTaranto

Ex Ilva, il giudice di Milano ordina lo stop dell’area a caldo senza bonifica dall’amianto. Da governo 100 milioni, gli indiani di Jindal confermano l’interesse

27 Luglio 2026 - 23:59 Stefania Carboni
Ex Ilva
Ex Ilva
L'azienda siderurgica indiana conferma l'impegno per l'acquisizione dell'ex Ilva. Anche dopo la vittoria in tribunale di un gruppo di cittadini e genitori tarantini, riuscendo a ribaltare la sentenza in primo grado
Google Preferred Site

Il gruppo indiano Jindal si dice ancora interessato all’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto, dopo la nota di Palazzo Chigi. E anche dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in AS e Acciaierie d’Italia in AS, ribaltando la precedente decisione del Tribunale. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche dell’area a caldo entro tre mesi. La ripartenza sarà subordinata a due condizioni vincolanti: la bonifica completa e integrale dell’amianto (asbesto) e la drastica riduzione delle emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5).

Rischio sanitario e parziale disapplicazione dell’AIA

Il provvedimento nasce dalla rilevazione di un persistente pericolo per la salute pubblica, causato dal «progressivo ammaloramento dello stabilimento». I giudici hanno inoltre disapplicato parzialmente l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, considerandola priva di tutele adeguate sulle polveri sottili per lo scenario produttivo previsto di 6 milioni di tonnellate annue. È stata invece respinta la richiesta dei residenti legata al taglio dei gas a effetto serra. La decisione della Corte resta comunque perentoria: gli impianti potranno riaprire soltanto quando saranno garantiti la bonifica totale dell’asbesto e il rientro delle polveri entro i parametri di sicurezza. «La sentenza certifica il fallimento della strategia perseguita finora dal governo Meloni e dal ministro Urso. La conferma della chiusura dell’area a caldo, motivata dal permanere di gravi rischi per la salute e per l’ambiente dei cittadini di Taranto, dimostra che le misure adottate in questi anni sono state del tutto insufficienti», ha dichiarato in una nota di Mario Turco, vicepresidente del M5s.

La conferma del prestito dal governo «per la continuità operativa»

La decisione dei giudici milanesi, spiega una nota di Palazzo Chigi, è arrivata proprio mentre si stava per chiudere l’accordo per cedere l’intero complesso industriale a un grande gruppo siderurgico, mettendo quindi a rischio la trattativa nel momento più delicato.

La premier GiorgiaMeloni ha convocato una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi con i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, insieme ai sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Dall’incontro è emerso che l’esecutivo prende atto del provvedimento della Corte, che arriva a un giorno di distanza dal tavolo con i sindacati fissato per domani, appuntamento che ora assume un peso ancora maggiore. Nonostante il nuovo scenario, il Consiglio dei ministri di questo pomeriggio confermerà comunque lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito destinato a garantire la continuità operativa dell’azienda, in attesa che venga completata la cessione relativa all’area a freddo.

Jindal conferma impegno per l’acquisizione

Il gruppo Jindal conferma il proprio interesse per l’acquisizione dell’Ex Ilva di Taranto, sia per l’area a freddo sia per l’area a caldo, prevedendo anche la realizzazione di un nuovo forno carbon free. Lo comunica il gruppo in una nota diffusa dal suo advisor legale Chiomenti, sottolineando che l’impegno è subordinato alla definizione dei relativi accordi.

«Alla luce della nota di Palazzo Chigi, a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano – è scritto nel comunicato – il Gruppo Jindal conferma il proprio impegno a portare avanti l’acquisizione del perimetro della Ex ILVA di Taranto e Acciaierie d’Italia, inclusivo sia dell’area a freddo che dell’area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, ivi inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto. Il Gruppo Jindal auspica in una definizione dell’operazione ed è pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea».