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L’Europa striglia l’Italia su Safe: «Se ha detto sì, ora firmi il contratto». E sulle tempistiche: «Dicembre è troppo tardi»

28 Luglio 2026 - 15:05 Roberta Brodini
Tajani all'informativa sul vertice Nato di Ankara
Tajani all'informativa sul vertice Nato di Ankara
Immediata la reazione dalla Commissione Europea all'apertura del ministro Tajani sul ricorso ai fondi Safe: «Sviluppo molto, molto positivo», fanno sapere, ma c'è «bisogno di chiarezza al più presto»
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Non si è fatta attendere la replica dall’Europa, dopo il sorprendente “sì” ai fondi Safe annunciato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine di mesi di rimpalli, ma poi ritrattato. La dichiarazione del ministro, arrivata nel corso dell’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara che si è tenuta stamattina, 28 luglio, alle Commissioni Affari Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, è già stata accolta come una vittoria a metà sul fronte europeo: «Sviluppo molto, molto positivo», commentano dalla Commissione, da dove chiedono però anche «chiarezza al più presto».

La reazione dalla Commissione Europea: «Sviluppo positivo», ma serve chiarezza

«Nella situazione ideale, vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo. Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», commenta Thomas Regnier, portavoce responsabile della Commissione Europea. Regnier sottolinea, però, anche il «bisogno di chiarezza al più presto», ricordando che i tempi sono stretti e non c’è troppo margine per ripensamenti. Poco realizzabile anche l’orizzonte temporale prospettato dal ministro: dicembre sarebbe già molto tardi.

Regnier: dicembre «non è un buon calendario per noi»

«Attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario per noi», taglia corto Regnier. Del resto, «se qualcosa dovesse cambiare a livello di fondi, allora saremmo in una situazione ancora più urgente perché quei fondi dovrebbero essere riallocati. Non c’è tempo da perdere». Esiste infatti un calendario utile, dotato di una scadenza legale, all’interno del quale sono previste specifiche tempistiche per redistribuire i soldi non spesi, e permettere all’industria europea di operare. «L’Italia ha richiesto 14,9 miliardi di euro e li abbiamo garantiti», continua il portavoce: ora serve chiarezza «per poter firmare gli accordi di prestito e far partire appalti». Dicembre, quindi, andrebbe bene solo come ultima ratio, ma sarebbe per molti versi troppo in là.

L’ultimatum dall’Europa all’Italia

Che per l’Europa il “quando” sia una questione di vitale importanza, lo si era capito da tempo. L’Italia, del resto, aveva espresso il suo interesse a ricevere prestiti Ue del programma Safe per 14,9 miliardi già alla fine del 2025, per poi far calare il silenzio, seguito solo dalla rinuncia di Meloni a formalizzare la richiesta per i fondi entro la deadline “tendenziale” del 31 maggio. La titubanza italiana aveva così portato la Commissione a dare al governo Meloni un ultimatum: un mese di tempo – entro fine luglio – per decidere sulla questione, prima che i fondi “prenotati” vengano svincolati e redistribuiti tra gli altri Paesi Ue interessati.

Il margine per lavorare sull’allocazione dei Safe però ancora ci sarebbe, come fanno sapere dalla Commissione: c’è «un’ipotesi di un potenziale surplus di 10 miliardi» del fondo, che si basa su molti fattori, come «il fatto che alcuni accordi di prestito non siano ancora stati firmati». Tra le questioni pendenti, oltre a quella italiana, anche «il piano ungherese che deve essere approvato». In conclusione, fanno sapere, si può «presumere che la zona di approdo si aggirerà intorno ai 10 miliardi»

Tajani, tra fondi “decisi” e fondi “prenotati”

La conferma del sì al ricorso al fondo SAFE da parte dell’Italia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, forse anche per lo stesso Tajani, che ha poi in seguito formulato più attente e prudenti dichiarazioni: «Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno», aveva dichiarato in mattinata durante l’audizione, rimandando al ministro Crosetto un commento più preciso sui dettagli dell’operazione.

Alla fine dell’incontro, però, fuori da Palazzo Madama, la precisazione. Non più “deciso”, ma “prenotato”: «Abbiamo “prenotato” 14,9 miliardi e il governo deciderà entro la fine dell’anno cosa utilizzare», anche se fonti della Farnesina hanno chiarito come, per il momento, la decisione politica non c’è. Dal canto suo, invece, Crosetto si era limitato a commentare l’eventuale ricorso ai fondi SAFE come una «scelta tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno», specificando come sarà poi compito del ministero della Difesa prendere quei capitoli che sono già impegnati e spenderli.

Foto copertina: Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani in Commissioni riunite del Senato durante l’informativa sugli esiti del Vertice NATO che si è tenuto ad Ankara, Roma, 28 luglio 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI