Il pasticcio di Tajani in Parlamento: «Useremo il fondo Safe per l’acquisto di armi, chiesti 14,9 miliardi». Ma dopo mezz’ora smentisce – Video
L’Italia ha deciso di utilizzare Safe, il fondo a tasso agevolato messo a disposizione dall’Unione europea per l’acquisto di armi e strumenti di difesa. O forse no. La dichiarazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Difesa riunite di Camera e Senato, viene smentita a stretto giro dallo stesso titolare della Farnesina. E’ possibile però che la discussione politica non si fermi a questo incidente. Rispondendo ad una domanda di Piero Fassino, Tajani infatti annuncia che la decisione è presa: «Su Safe noi abbiamo deciso, di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno», dice. Specifica anche: «Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’Onorevole Crosetto per come investirli l’anno successivo».
La precisazione della Farnesina
Alla fine dell’audizione però, quando le agenzie e i primi siti stanno titolando che quindi l’Italia ha deciso che userà Safe, arriva la precisazione, all’uscita di Palazzo Madama: «Abbiamo “prenotato” 14,9 miliardi e il governo deciderà entro la fine dell’anno cosa utilizzare». E fonti della Farnesina specificano che questa dichiarazione serve proprio a dire che la decisione politica non c’è.
Le dichiarazioni di Crosetto
Alle parole di Tajani, il titolare della Difesa, Guido Crosetto, aveva aggiunto che la scelta di usare il fondo è tecnica, quel che conta è la decisione politica. «Il Safe per come è stato impostato è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. Per cui in Italia il SAFE è un’alternativa al Bot. È una scelta totalmente tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno sui 14,9 miliardi. Sulla base di quello che deciderà di fare Tajani, il ministro della Difesa prenderà quei capitoli che sono già impegnati e li spenderà».
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La scelta politica sarà lo scostamento di bilancio che voteremo se voteremo a settembre sullo 0,9 per la difesa e lo 0,6 per l’energia perché quest’anno la procedura di inflazione ci consente di investire più solo se faremo lo scostamento e in quel modo lo vedremo a 27-28». E proprio alle parole di Crosetto si è richiamato Tajani con la sua precisazione. Ma la tensione sull’argomento resta alta.
Le critiche dell’opposizione

A stretto giro attacca Peppe De Cristofaro, senatore di Avs e capogruppo del Misto: «Non vogliono assumersi la responsabilità davanti al paese di spendere decine di miliardi di euro per le armi, mentre per il caro benzina hanno messo in campo poche centinaia di milioni di euro. Il governo Meloni dovrebbe dire con chiarezza agli italiani che la sua priorità è l’acquisto di armamenti», dice.
E Matteo Renzi polemizza anche via X: «Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi europei Safe per 14,9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: non li abbiamo chiesti ma solo “prenotati”. Ma dove vive il nostro ministro degli Esteri? I fondi Safe sono già prenotati: il governo deve decidere se usarli o no»
Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi Europei SAFE per 14.9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: non li abbiamo chiesti ma solo “prenotati”. Ma dove vive il nostro Ministro degli…
— Matteo Renzi (@matteorenzi) July 28, 2026
La freddezza della Lega, Lupi applaude
La dichiarazione di Tajani genera una iniziale freddezza da parte della Lega, anche se a stretto giro su X interviene Claudio Borghi (che in passato sulle missioni in Ucraina ha votato anche in dissenso dal gruppo) dicendo che ogni critica rientra vista la precisazione. «Prendo atto con piacere delle precisazioni di Tajani sui fondi Safe. Non c’è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza».
Maurizio Lupi di Noi Moderati da invece per scontato che il Sì sia definitivo, scegliendo di non valutare la smentita: «La scelta del governo di ricorrere al SAFE va nella giusta direzione. È fondamentale che gli investimenti nella Difesa si inseriscano in una strategia comune europea, perché oggi la sicurezza si costruisce insieme. Investire nella Difesa non significa alimentare una corsa agli armamenti, ma rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa».
I cambiamenti della Nato
Lo stesso Crosetto ha poi parlato di come la Nato stia cambiando profondamente anche solo rispetto a pochi anni fa. Le prospettive della Nato adesso sono completamente diverse da quelle che la Nato aveva dieci anni fa, cinque anni fa, perché il mondo è cambiato. Io ricordo quando la Russia arrivò addirittura come osservatore alla Nato e guardate adesso le posizioni della Nato e della Russia.
Quindi la richiesta all’Europa, ma pure al Canada, di fare di più e dunque la richiesta di investire nei settori di difesa tradizionali ma anche in altri, «dall’intelligenza artificiale, ai droni, ai satelliti, alle necessità sottomarine, la difesa anche di tutta la parte sottomarina che non è soltanto una parte legata agli scontri ma all’economia, pensiamo ai dati o alle infrastrutture energetiche».
La difesa senza Nato
Crosetto è anche sarcastico con chi ipotizza la possibilità di un percorso autonomo, nazionale (come ad esempio ipotizza Futuro nazionale): «Esiste un percorso alternativo a quello della Nato? Sì, probabilmente sì, autonomo, investendo il 10, il 15, il 20, il 30 l’anno. Non c’è una nazione che sia in grado di affrontare neanche la Germania».

Dunque, aggiunge, l’Italia fa la sua parte con «tempi lunghi, perché siamo stati noi stessi a fissare il 2035 come punto di arrivo». Le richieste della Nato cambieranno ed è anche possibile che il 3.5% di Pil fissato ora non sia più tale a breve: «I capacity target della Nato muteranno negli anni, sono diversi quelli che adesso dobbiamo fissare e io sono uno di quelli che chiede di cambiare il più velocemente possibile. Il carro armato aveva un’importanza sei anni fa che adesso non ha più».

