Il piano di Meloni per spendere altri 6,5 miliardi in armi in due anni: «Anche senza i soldi dell’Europa»

Una strategia per finanziare l’aumento della spesa militare, che tenga conto delle “sensibilità” di tutta la maggioranza di governo è in costruzione. Passo dopo passo, anche per evitare nuove rotture sia in ambito Nato sia in quello europeo, Giorgia Meloni punta a mettere d’accordo i vincoli di bilancio di Giancarlo Giorgetti con le richieste di ammodernamento (che però sono funzionali al ruolo che il governo italiano punta ad avere sullo scacchiere internazionale) del comparto Difesa.
Dove trovare i soldi
E la linea a questo punto è cambiata. La priorità non è più Safe, il prestito agevolato europeo, che almeno per il 2026 andava effettivamente chiesto entro maggio. Ma utilizzare la flessibilità che l’Europa ha affiancato a quella che concede per le spese militari. Un mix, ragiona una fonte di governo con Open, è già sul tavolo: «L’Europa concede una flessibilità su energia e difesa che potremmo dividere così: quest’anno il più 0,3% va all’energia, l’anno prossimo la stessa cifra sulla difesa con l’impegno a mettere un altro 0,6% sul 2028». Il totale per il comparto difesa farebbe 6,5 miliardi. Non in uno, come ha ipotizzato l’opposizione, ma in due anni.
Come finanziare questa spesa in più sulla difesa? Con maggior debito, ma non è detto che avvenga attivando il prestito agevolato Safe. Il governo, l’ha anticipato il ministro Giorgetti, sta ragionando anche sull’ipotesi di emettere nuovi btp, uno strumento che con le attuali previsioni è più costoso ma potrebbe apparire più popolare. In ogni caso lo schema si metterebbe in campo in autunno, prima c’è da affrontare un delicato vertice Nato la prossima settimana in cui, anche alla luce dell’alleggerimento della presenza Usa in Europa, l’Italia dovrà mostrare cosa vuole fare.
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Gli impegni italiani con la Nato
Durante il vertice si svolgerà una riunione informale tra aziende militari dei paesi dell’Alleanza in cui si parlerà anche di nuovi investimenti ad esempio in tema di droni. Investimenti che non dovrebbero però distogliere l’attenzione dell’Italia dal progetto principale in cui è impegnata (almeno più importante per la Nato) di acquisizione di 277 Panther e oltre mille Lynx, nell’ambito di un impegno relativo alla messa a disposizione di due brigate da combattimenti pesanti, «per le quali mancano oltre duecento carri armati e ottocento cingolati da combattimento», scriveva Gianluca Di Feo su Repubblica. Altra richiesta all’Italia riguarderebbe il pattugliamento del Mediterraneo, con i cacciatorpediniere, su cui sarebbe richiesto un nuovo investimento.
Il tema dei fondi all’Ucraina
Dal punto di vista politico il tema più sensibile sarà probabilmente quello degli aiuti all’Ucraina. Nella dichiarazione finale si dirà che gli aiuti Nato saranno 70 miliardi in due anni, impegno a lungo termine che, l’Italia non avrebbe voluto prendere. Che peso avranno le spese italiane? Per ora il governo Meloni non ha in preparazione, confermano fonti di governo, nuovi aiuti militari. C’è invece il prestito europeo attivo e c’è l’idea di continuare sugli aiuti civili. Bisognerà vedere se basterà.

