La nuova vita di Daniela Santanchè, tra burraco e orate: «Io qui in Versilia lavoro. Il potere? Non mi manca»

Il potere da ministra le manca? «Zero. Ho attuato tutto il programma sul turismo. E oggi sono contenta di quello che sto facendo qui». A cinque mesi dall’addio al governo guidato da Giorgia Meloni, l’ex ministra Daniela Santanchè appare al Tala Beach — lo stabilimento balneare inaugurato con il compagno Dimitri Kunz dopo la cessione del Twiga — mentre si muove tra i tavoli salutando i clienti.
«Io qui lavoro»
Tra orate al sale, catalane di scampi e magnum di champagne, molti le chiedono un foto: «Dani vieni qui!». Vestita con un abito floreale verde e bandana coordinata, risponde alle domande del Corriere della Sera, affrontando sia la transizione al ruolo di «bagnina di lusso» sia i procedimenti giudiziari che ne hanno segnato le dimissioni. «Io qui lavoro, e tanto. Arrivo alle 8.30 in bici, per la prima riunione organizzativa, e torno a casa alle 2.30. Abbiamo circa 80 dipendenti, tanti ragazzi molto volenterosi», racconta l’ex ministra. A chi parla di risultati sotto le aspettative risponde: «Pura invidia. Abbiamo 44 tra tende e ombrelloni. In questi giorni di Ferragosto siamo sold out». Il costo per una tenda è di «Cinquecento euro». E lei che fa? «Di tutto. Dimitri è più bravo nell’organizzazione, nella cucina e nella gestione del personale. Ma ci becchettiamo di continuo». Alla domanda su chi prevalga, chiarisce: «Nessuno dei due. Ma le cose migliori nascono proprio dallo scontro tra me e Dimitri».
«Giorgia l’ho sentita a fine luglio. Le voglio bene»
Tra un cliente e l’altro Daniela Santanchè, racconta, non rinuncia agli «spaghetti con le arselle. E un bicchiere di vino. Bevo poco». La senatrice conferma la sua presenza attiva in Parlamento: «Ci vado sempre, perché è il mio dovere». I contatti con Giorgia Meloni restano frequenti: «A fine luglio. Ci scriviamo su WhatsApp, abbastanza spesso. Le voglio bene». Ricorda inoltre che «Proprio Giorgia mi ha insegnato a giocare a burraco internazionale… Vinco e perdo».
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In merito al governo e alle prossime festeggiamenti di Fratelli d’Italia, precisa: «Il 4 settembre noi di FdI saremo tutti a Bari per festeggiare con la premier». Sulla possibilità di ricandidarsi dichiara: «Non lo so, vedremo». Poi sul candidato sindaco a Milano, ipotizza: «Un politico o un civico forte». Tra i nomi menziona «Giovanni Terzi, il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada e altri. Se invece fosse un politico, Maurizio Lupi sarebbe il migliore». Aggiunge un apprezzamento per Matteo Salvini («Ottimo anche lui…») e conclude: «La verità è che io vedrei benissimo anche un Berlusconi… Anzi una: Barbara è una donna molto in gamba».
«Il potere? Non c’è bisogno di essere ministra per averlo»
Sollecitata sulle inchieste per falso in bilancio (caso Visibilia), sulla presunta truffa all’Inps per la cassa Covid e sul rischio di processo per i crac Ki Group e Bioera l’ex ministra afferma: «Mi sento con la coscienza a posto. E non ho paura, perché conosco benissimo tutte le operazioni che ho fatto da imprenditrice. Per Visibilia ne risponderò io, perché è il gruppo da me fondato. Le altre società sono invece di Canio Mazzaro, padre di mio figlio, e presto verrà fuori la mia estraneità». Alla domanda finale se il potere davvero non le manchi, la risposta resta netta: «Non c’è bisogno di essere ministra per averlo».

