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Difesa, Giorgetti sull’aumento della spesa: «Decide il Parlamento. Niente tagli a scuola e sanità». Le opposizioni: «Ponzio Pilato»

22 Luglio 2026 - 17:24 Luca Graziani
Il ministro dellíeconomia Giancarlo Giorgetti
Il ministro dellíeconomia Giancarlo Giorgetti
Il ministro dell’Economia non scioglie il nodo sul prestito europeo: «Ha vantaggi, ma anche burocrazia. Possiamo finanziarci con i Btp». Le Camere potrebbero affrontare il tema già nella prima settimana di agosto
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Tre interrogazioni per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sullo stesso tema: dove troverà il governo le risorse per aumentare la spesa militare? Il titolare del Mef, rispondendo durante il question time alla Camera, si scherma: «Non è il governo che può decidere in autonomia e senza passare dal Parlamento». La scelta di aumentare le spese per la difesa e l’energia, spiega, richiede infatti «uno scostamento di bilancio» da approvare «con una maggioranza qualificata e quindi con numeri importanti».

Resta poi da decidere come reperire le risorse: ricorrendo ai prestiti europei del programma Safe oppure continuando a finanziarsi sui mercati con i Btp. Anche su questo Giorgetti prende tempo: «Lo valuteremo assieme». Assicura però che il governo «non intende in alcun modo ridurre le spese per l’educazione o la sanità per finanziare la difesa».

Incalzano il ministro in sequenza Nicola Fratoianni di Avs, Benedetto Della Vedova di Più Europa e il Movimento 5 Stelle. «Qualora il Parlamento concedesse la possibilità di aumentare le spese per la sicurezza e la difesa, dovrà deliberare uno scostamento di bilancio chiaro», ribadisce Giorgetti. Una risposta che scatena le opposizioni. «Ponzio Pilato le avrebbe fatto un baffo», replica la deputata del M5s Daniela Torto, accusandolo di «lavarsi le mani e scaricare le decisioni sul Parlamento».

«Più spesa senza tagli grazie alla flessibilità europea»

Il primo confronto è con Fratoianni, che chiede come il governo intenda conciliare gli impegni assunti in sede Nato con la tenuta dei conti pubblici. «L’affermazione per cui l’aumento della spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentita», risponde Giorgetti. A renderlo possibile sarebbero la distribuzione della spesa «su un arco temporale pluriennale» e il ricorso agli strumenti di flessibilità previsti dalle regole europee. «Mi riferisco non tanto al tema Safe, che è e resta un prestito da valutare come tale, quanto alla possibilità di richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale», precisa il ministro. Anche questa decisione, aggiunge, «dovrà essere assunta a livello parlamentare».

Giorgetti rivendica che l’Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare la flessibilità «non solo per il settore della difesa, ma anche per quello dell’energia». In questo modo, sostiene, si potrebbe effettuare «spesa aggiuntiva rispetto a quella prevista senza effettuare tagli ad altre voci del bilancio dello Stato, come l’educazione e la sanità». La clausola, una volta attivata, resterebbe in vigore fino al 2028. L’anno successivo «si effettuerà una prima rivalutazione complessiva delle esigenze di spesa concordate a livello della Nato», ricorda il ministro.

Giorgetti sottolinea inoltre che l’obiettivo del 5% del Pil non coincide interamente con l’acquisto di armamenti. «È ripartito tra il 3,5% legato a spese strettamente connesse alla difesa, mentre il restante 1,5% è relativo a misure per la sicurezza secondo un’accezione più ampia», che potrà comprendere «la cybersicurezza, i beni cosiddetti dual-use e la resilienza civile». La spiegazione non convince Fratoianni. «Ci ricordiamo che volevate infilarci pure il ponte sullo Stretto, che come noto può essere utile per scappare in caso di attacco», ironizza il leader di Avs.

Giorgetti tra Safe e Btp

Sul ricorso a Safe, il programma europeo da 150 miliardi destinato a finanziare gli investimenti comuni nel settore della difesa, Della Vedova chiede una risposta netta: «L’Italia chiederà o no i fondi Safe? Quindici miliardi, 45 anni di tempo per restituirli e interessi certamente più bassi dell’indebitamento domestico: sì o no?». Il Parlamento «credo a breve si esprimerà e darà un indirizzo al governo in materia di clausola ed eventualmente di utilizzo del programma Safe», risponde Giorgetti. Il processo di finalizzazione, aggiunge, «è in corso per diversi Stati, tra cui l’Italia», mentre, secondo il ministro, sono tredici le adesioni già sottoscritte.

«Ci sono aspetti positivi che fanno riferimento al periodo di preammortamento» e «presumibilmente a una vantaggiosa condizione di tasso di interesse. La logica non è soltanto quella di fornire risorse finanziarie, ma anche quella di indirizzare gli investimenti verso progetti condivisi e coordinati», osserva il ministro. «Sotto questo aspetto sicuramente Safe è da valutarsi positivamente». Ma subito passa all’altra faccia della medaglia. «Ciò non significa che l’utilizzo di Safe sia solo un beneficio», avverte, «è necessaria la chiarezza di tutti gli aspetti connessi», in modo da arrivare «quanto prima a una decisione pienamente condivisa tra Parlamento e governo sulla corretta strada da intraprendere ora e nei prossimi anni».

«Possiamo finanziarci sui mercati»

Sullo stesso tema il ministro viene incalzato dal Movimento 5 Stelle. «Vorrei cercare di essere chiaro e fare chiarezza», esordisce Giorgetti. «La decisione se aumentare o non aumentare le spese per la difesa, come per l’energia, la prende il Parlamento della Repubblica, perché deve fare uno scostamento di bilancio». Il governo, aggiunge, «sta puntualmente rispettando tutti i vincoli e il Patto di stabilità, probabilmente è uno dei pochi governi in Europa che lo sta facendo».

Sul programma europeo, il ministro precisa che «scadenze perentorie non ce ne sono» e rivendica la capacità dell’Italia di ricorrere direttamente ai mercati. «Fortunatamente questo governo, grazie alla sua politica, non ha problemi a finanziarsi sui mercati collocando i Btp, come è avvenuto in tempi non troppo lontani in questo Paese». L’Italia, dunque, «può valutare l’opportunità se ricorrere ai Btp ordinari piuttosto che al programma Safe, che ha determinate caratteristiche. Lo valuteremo assieme. Credo di aver capito, spero di non sbagliare, che nella prima settimana di agosto il Parlamento avrà una sessione che si occuperà esattamente di questo tema».

In quella sede, prosegue, le Camere avranno «la possibilità di dare l’indirizzo al governo circa il suo comportamento», su decisioni che non riguarderanno soltanto «quello che si farà fra sei mesi o tra un anno», ma «una serie di impegni che hanno un orizzonte e un arco temporale pluriennale».

«Non si va a picco»: Giorgetti respinge l’allarme sulla crescita

Giorgetti respinge anche gli allarmi sulla frenata dell’economia, sollevati da Italia Viva. «Non si va a picco», assicura il ministro. Le revisioni del Fondo monetario internazionale, spiega, riflettono soprattutto «il deterioramento del contesto internazionale intervenuto nei mesi successivi» alla pubblicazione del Documento di finanza pubblica. Secondo il titolare del Mef, «le informazioni congiunturali disponibili» e i monitoraggi dell’amministrazione «non evidenziano, allo stato attuale, scostamenti tali da alterare significativamente il quadro di crescita delineato dal governo».

Sulla procedura per disavanzo eccessivo, Giorgetti rinvia alle «definitive valutazioni» attese a settembre. Sono ancora in corso, aggiunge, le verifiche sui nuovi crediti legati al Superbonus, di cui si stanno valutando «la legittimità e quindi la permanenza». Per questo la stima del disavanzo potrebbe subire «revisioni al ribasso» con la pubblicazione attesa il 22 settembre.

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