Covid in Cina: il picco dei contagi e la nuova ondata estiva

Il Covid torna a far parlare di sé in Cina. Nelle ultime settimane, i contagi sono aumentati fino a riportare il Sars-CoV-2 al primo posto tra i virus respiratori rilevati nel Paese, superando anche l’influenza. Una crescita che ha riacceso l’attenzione internazionale sul tema, anche se gli esperti rassicurano sul fatto che non ci troviamo di fronte a una situazione di emergenza come quella vissuta nei primi anni della pandemia.
Quanti casi di Covid ha registrato la Cina
Perché il Covid è tornato a circolare in Cina
A guidare l’aumento dei casi di Covid in Cina è soprattutto la variante Omicron NB.1.8.1, che le autorità sanitarie cinesi descrivono come dotata di una trasmissibilità moderatamente superiore rispetto ai ceppi circolati nei mesi precedenti. Al momento, però, non emergono segnali di una maggiore aggressività clinica: la maggior parte dei pazienti sviluppa sintomi lievi, come febbre, mal di gola e raffreddore, con guarigione nell’arco di cinque-sette giorni.
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Perché i casi aumentano d’estate
Nei primi anni della pandemia, i casi di Covid aumentavano soprattutto d’inverno, un po’ come accade anche per l’influenza. Oggi, però, il comportamento del virus è cambiato. Gli specialisti spiegano che Sars-CoV-2 continua a circolare durante tutto l’anno e può provocare ondate anche nei mesi estivi. Tra i fattori che favoriscono la diffusione ci sono l’utilizzo prolungato di ambienti climatizzati e chiusi per sfuggire al caldo, i maggiori spostamenti legati alle vacanze e il progressivo calo dell’immunità acquisita dopo vaccinazioni o precedenti infezioni.
Il confronto con il 2025
Insomma, l’aumento dei casi registrato in Cina in questi giorni non è un evento eccezionale. Semplicemente, dimostra che il Covid ha assunto ormai un andamento simile a quello di altri virus respiratori. La crescita dei contagi registrata, inoltre, è di gran lunga inferiore rispetto a quella osservata appena un anno fa. A giugno del 2025 Pechino aveva fatto registrare oltre 333.000 casi, più di quattro volte di quelli osservati quest’anno. Ed è anche per questo motivo che gli esperti invitano alla cautela e assicurano che non c’è una nuova emergenza sanitaria all’orizzonte. «Non è il momento dell’allarmismo, ma della vigilanza», spiega al Fatto Quotidiano il virologo Fabrizio Pregliasco.
Foto copertina: EPA/Wu Hao

