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La strage di carabinieri dei fratelli Ramponi: «Ha fatto tutto mia sorella»

04 Agosto 2026 - 09:07 Alessandro D’Amato
fratelli ramponi strage castel d'azzano luisella ramponi
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Chiuse le indagini sull'eccidio di Castel d'Azzano: le carte e le accuse tra i tre
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Tre carabinieri morti: Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello. E una ventina di feriti, quasi tutti uomini delle forze dell’ordine. Questo è il bilancio della strage dei fratelli Ramponi, che nel 2024 hanno fatto saltare la casa di campagna in cui vivevano per evitare il sequestro giudiziario. Franco, Dino e Maria Luisa detta Luisella sono in carcere. Ma uno dei due fratelli, Franco, punta il dito sulla sorella. «Vi ammazzo tutti», ha urlato lei prima di innescare la fiamma e far esplodere il casolare riempito di gas. Le carte della strage dei carabinieri a Castel D’Azzano, rivelate dal Corriere della Sera, spiegano cos’è successo quella notte.

Franco: «Ha fatto tutto mia sorella»

Franco, il fratello maggiore, con Maria Luisa detta Luisella e Dino era salito sul tetto della stalla: «Se vi avvicinate andiamo tutti bruciati all’inferno». Il 14 ottobre dopo aver piazzato tre molotov Luisella ha appiccato il fuoco con un accendino. Il 24 luglio la procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio. Luisella, Dino e Franco, 60, 63 e 66 anni, vivevano isolati dal resto del mondo.

«Iniziavano a lavorare i campi con il buio, verso le 23, non me lo sono mai spiegato», racconta un testimone che abita da 27 anni a 50 metri dai Ramponi: «Non ho mai visto la sorella mentre i due fratelli mi è capitato di scorgerli nelle campagne nelle ore notturne… Che io sappia non avevano rapporti con nessuno, non credo avessero amici». Andavano a fare la spesa «in bicicletta, passando per strade di campagna per non farsi vedere in paese», ricorda un loro cugino, Guglielmo. «Zia Armida (madre dei fratelli, ndr ) non li lasciava mai liberi, non potevano giocare, dovevano aiutare i genitori».

Il fido, il mutuo, la bancarotta

È Luisella a chiedere per la prima volta 20 mila euro sotto forma di cambiale agraria. Poi il mutuo ipotecario da 160 mila euro, ma non riuscivano a pagare le rate. Da qui pignoramento e sgombero. «Io non ce l’avevo con i carabinieri ma con il custode giudiziario, a lui avrei dato tante botte. In ogni caso non ho fatto esplodere la casa, c’era solo mia sorella lì, io e Dino eravamo nei campi dalle 23.30», ha detto Franco durante uno degli interrogatori. La pm Elvira Vitulli nell’atto di chiusura indagini invece scrive: «Franco e Dino si sono dati alla fuga nei campi dopo aver preparato l’attentato».

Il carabiniere

La famiglia del luogotenente Piffari, assistita dagli avvocati Davide Adami e Marco Libardi, dice che tre giorni prima della strage il militare aveva confidato le sue paure a un’amica che gli aveva letto i tarocchi: «Questi sono pronti ad attenderci, sono preparati, è come se avessi un campanello d’allarme che suona dentro di me».

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