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Non c’è pace per Infantino, le nuove accuse del Telegraph: «L’Uefa pagò una maxi-buonuscita e un Master alla sua amante»

08 Agosto 2026 - 11:45 Cecilia Dardana
gianni infantino
gianni infantino
Secondo il quotidiano britannico, la vicenda risale agli anni in cui l'attuale numero uno della Fifa era segretario generale in Europa. L'allora presidente Michel Platini avrebbe posto un aut aut, costringendo la donna a farsi da parte con una liquidazione a sei cifre
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Non c’è tregua per Gianni Infantino. In un momento in cui la sua leadership ai vertici del calcio mondiale appare sempre più scricchiolante – complice il recente «no» di Uefa e Concacaf al suo progetto di aprire i Mondiali agli investitori privati –, una nuova bufera mediatica si abbatte sul cinquantaseienne svizzero. Questa volta, però, le accuse non riguardano la geopolitica del pallone, ma la sua vita privata e la gestione dei fondi europei. A lanciare la bomba è il Daily Telegraph, secondo cui l’Uefa avrebbe versato una buonuscita a sei cifre a una ex dipendente, che si sarebbe rivelata amante di Infantino ai tempi in cui era segretario generale (2009-2016).

L’aumento di stipendio e il Master d’oro

Stando a quanto rivelato dal quotidiano britannico, durante gli anni in cui Infantino ricopriva il ruolo di segretario generale a Nyon (tra il 2009 e il 2016), l’Uefa avrebbe staccato un assegno a sei cifre per liquidare un’ex dipendente. Il motivo? La donna sarebbe stata l’amante di Infantino, il quale è sposato dal 2001 e ha quattro figli. Nel periodo della presunta relazione extraconiugale, la dipendente avrebbe beneficiato anche di una promozione e di un corposo aumento salariale del 30%, arrivando a guadagnare circa 160 mila franchi svizzeri. Ma non è tutto. Al momento del suo addio all’Uefa, l’organismo europeo le avrebbe addirittura finanziato un Master in business administration da 45 mila sterline l’anno. Infantino, inoltre, avrebbe mosso i fili delle sue conoscenze per ricollocarla nel mondo del lavoro.

L’intervento di Michel Platini

A far scoppiare il caso internamente, secondo la ricostruzione della stampa inglese, sarebbe stato Michel Platini. L’allora presidente dell’Uefa, venuto a conoscenza della presunta liaison del suo braccio destro, non avrebbe lasciato spazio a trattative: uno dei due doveva andarsene. La scelta è ricaduta sulla dipendente, che ha così lasciato gli uffici di Nyon portandosi dietro la ricca buonuscita.

La difesa dell’Uefa

Chiamata in causa, l’Uefa non ha smentito i pagamenti. In una nota ufficiale, l’organismo calcistico europeo ha confermato sia la liquidazione che il pagamento del Master, trincerandosi però dietro le policy di quegli anni e precisando che le transazioni sono avvenute «in conformità con le normative vigenti all’epoca». Nyon ha poi tenuto a smarcarsi dalla passata gestione, sottolineando come dal 2016 i regolamenti interni siano molto più rigidi e che «le attuali norme relative al personale, che si applicano a tutti i dipendenti Uefa a qualsiasi livello, rispecchiano quelle di un’organizzazione moderna e di alto profilo».

Il muro della Fifa

Dalle parti di Zurigo, invece, si respinge tutto al mittente. Tramite un portavoce, la Fifa ha bollato le ricostruzioni del Telegraph come «categoricamente false» e «diffamatorie», facendo sapere che Infantino «nega fermamente» ogni accusa di comportamento scorretto. La difesa del presidente della Fifa è totale: «Nessun dipendente della Uefa e della Fifa ha mai sollevato una lamentela riguardo al comportamento del signor Infantino perché non si è mai verificato alcun incidente in cui sia stato coinvolto. Tutte le azioni aziendali relative ai dipendenti, compresi gli eventuali pacchetti di cessazione del rapporto di lavoro e di buonuscita, sono sempre state approvate dai direttori competenti in conformità con tutte le normative applicabili».

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