Se i Maga si spaccano è tutta colpa del burrito

Il burrito è uno dei piatti più semplici al mondo: una tortilla di farina arrotolata con carne, fagioli, riso e formaggio, perfetto simbolo della capacità della cucina messicana di nobilitare ingredienti poveri. Tuttavia, nel clima politico americano, anche questo piatto, spiega il Corriere della Sera, è diventato un campo di battaglia. Negli Stati Uniti si discute di tutto, spesso per distogliere l’attenzione dalle tensioni internazionali. La miccia si è accesa quando Andrew Kolvet, portavoce dell’organizzazione conservatrice Turning Point Usa, ha rilanciato la protesta di uno studente sul costo della vita: «Un burrito non dovrebbe costare venti dollari. È vero, in gran parte si tratta dei postumi dell’inflazione dell’era Covid-Biden, ma sembra che le cose normali costino sempre troppo».
La questione del “burrito da 20 dollari” (circa 17,30 euro) è diventata immediatamente virale, finendo per coinvolgere perfino il vicepresidente JD Vance e infiammando la corsa interna al Partito Repubblicano per la nomination presidenziale, in un confronto a distanza con il segretario di Stato Marco Rubio. Nel giro di pochi giorni, commentatori, legislatori ed economisti si sono spaccati sia sui dettagli (I burrito costano davvero così tanto?) sia sui macro-temi economici.
Il nodo politico: il carovita e l’avanzata della sinistra
Dietro la polemica sul fast food si nasconde una preoccupazione centrale per l’elettorato: i repubblicani stanno prendendo sul serio il problema dell’accessibilità economica (affordability), dalla spesa al supermercato alla benzina, fino agli affitti? L’influencer e podcaster conservatore Matt Walsh (The Daily Wire) ha ammesso che il problema dei prezzi alimentari è reale e prioritario: «I prezzi dei generi alimentari sono folli. Porre fine alle stupide guerre in giro per il mondo e affrontare questo problema dovrebbe essere la priorità numero uno di ogni politico. È uno dei motivi principali per cui i socialisti guadagnano potere». ‘ascesa della sinistra progressista — dal successo di figure come Zohran Mamdani, diventato sindaco socialista di New York, fino alle primarie democratiche in Stati chiave come il Michigan — trova spiegazione nel forte malumore popolare per l’inflazione. Fino a poco tempo fa, gli statunitensi beneficiavano di prezzi al supermercato tra i più bassi del mondo occidentale.
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E sulla vicenda interviene J.D. Vance
Sulla polemica del momento Marc Thiessen (editorialista del Washington Post ed ex speechwriter di George W. Bush) ha minimizzato, sostenendo che «i burrito della mensa del college sono già inclusi nella retta». E il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è intervenuto ironizzando su X contro Thiessen: «Sono sorpreso che Marc dica questa cosa: se l’hai mai incontrato di persona è abbastanza ovvio che non si è mai perso un burrito». Interpellato in seguito, Vance ha ammesso di non essersi pentito della battuta, spiegando che si trattava di una ripicca per un articolo in cui Thiessen lo criticava sulla gestione del dossier iraniano. Un dettaglio che dimostra come, dietro la banale polemica sul costo del cibo messicano, si nascondano ben più ampie fratture politiche all’interno del movimento MAGA.
(Foto di Eugene Kucheruk su Unsplash)

