«Il cancro si è diffuso, ci sono metastasi alle ossa», Hunter Biden parla della malattia del padre Joe: come sta l’ex presidente Usa

«Il cancro si è diffuso, ci sono metastasi alle ossa e oltre. È molto doloroso» e «molto debilitante». Con queste parole Hunter Biden ha rivelato alla Bbc le sempre più critiche condizioni dell’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden, a cui era stato diagnosticato un tumore alla prostata. Nel corso di un’ampia intervista rilasciata al programma Newsnight, il figlio dell’ex inquilino della Casa Bianca si è commosso parlando della malattia del padre: «Il cancro è davvero duro», ha detto fermandosi per schiarirsi la voce, «è davvero triste da vedere». Hunter ha poi aggiunto un pensiero sulle sofferenze del padre: «L’unica cosa che dico sulla sua salute in questo momento è che vorrei si lamentasse di più». Nonostante la gravità del quadro clinico, Joe Biden resta il punto di riferimento irrinunciabile: «Mio padre è, ancora oggi, il fulcro della nostra famiglia. È il miglior padre, marito e nonno».
Il dibattito del 2024 e i dubbi sulla malattia
Hunter è tornato anche sul disastroso confronto televisivo del giugno 2024 tra Biden e Trump, l’evento che segnò l’inizio della fine della campagna di rielezione del padre. Ricordando di aver assistito al dibattito dalla sua casa in California, ha ammesso: «Rimasi scioccato». «Sapevo che c’era qualcosa che non andava». Se in un primo momento la prestazione opaca era stata attribuita alla stanchezza per i continui viaggi, alla luce della diagnosi il figlio si chiede oggi se il tumore non stesse già facendo sentire i suoi effetti devastanti sul fisico dell’ex presidente. Ciononostante, Hunter ha sottolineato come il padre rimanga politicamente vigile e determinato a far sentire la propria voce: «Ciò di cui vado più orgoglioso è la sua resilienza». «Ha dimostrato volta dopo volta che quando vieni messo al tappeto, puoi rialzarti. È l’uomo più forte che conosca».
La grazia presidenziale: «Non è stato un bene per l’America»
L’intervista si è poi spostata sulla controversa grazia presidenziale accordatagli da Joe Biden nel dicembre 2024 per i reati federali legati alle armi e alle tasse. Hunter ha riconosciuto apertamente il peso di quella misura: «È qualcosa di facilmente criticabile, e per buone ragioni». Il cinquantacinquenne ha ammesso che la grazia «non è stata una cosa buona» per il popolo americano, per la Costituzione né per l’eredità politica del padre, spiegando tuttavia che la scelta è nata dal timore che potesse diventare un bersaglio politico sotto la presidenza di Donald Trump: «Non è giusto… Tutto quello che so è che gli sono grato per averlo fatto per me». E ha aggiunto: «Cosa avreste pensato di mio padre se non lo avesse fatto per me? Ero l’unico al mondo che poteva ottenere ciò che ho ottenuto dall’unica persona al mondo che poteva darmelo, mio padre». Hunter Bidena ha poi smentito che i due ne avessero parlato prima del provvedimento ufficiale: «Non c’era alcun modo di avere quel tipo di conversazioni senza che diventassero pubbliche».
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Il tunnel della droga
Durante il colloquio, Hunter Biden ha ripercorso i momenti più drammatici della sua tossicodipendenza, arrivato a consumare quasi un gallone di vodka al giorno (cioè più di 3 litri e mezzo) e a fumare crack ogni 15 minuti: «Era l’inferno sulla terra. Non c’è nulla di affascinante». Respingendo l’idea di essersi sentito intoccabile in quanto figlio d’arte, ha precisato: «Non cercavo altro che l’oblio», descrivendo le sostanze come un tentativo di fuga da ansia e solitudine.
Il no alla politica
Sollecitato sulle voci di una sua possibile candidatura politica futura, ha stroncato ogni indiscrezione affermando di non avere «alcun interesse per la politica elettorale». Il suo impegno prioritario sarà ora aiutare gli altri nel percorso di riabilitazione: «Credo che la dipendenza e la speranza di guarigione siano qualcosa che ci connette tutti».

