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Controlli alle frontiere tra Italia e Spagna dopo la crisi migratoria a Ceuta: chi è coinvolto, come funzionano e cosa cambia

07 Agosto 2026 - 17:27 Anna Clarissa Mendi
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Tensione tra Roma e Madrid sui controlli ai valichi aerei e marittimi. Le verifiche dureranno «almeno fino a Ferragosto»: cosa cambia davvero per i viaggiatori
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Dalla crisi migratoria a Ceuta allo scontro diplomatico tra Madrid e Roma. La Spagna ha chiesto all’Italia di revocare i controlli alle frontiere «entro il 9 agosto», ventilando possibili contromisure. Il governo Meloni ha, però, respinto le «imposizioni dall’estero» rivendicando il diritto di decidere autonomamente sulle misure di sicurezza. Al centro della disputa c’è la decisione italiana di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere, marittime e aeree, nei confronti della Spagna, dopo l’assalto di migranti nell’enclave spagnola. Ma cosa comporta la misura, chi è sottoposto ai controlli e come funzionano.

Chi viene controllato negli aeroporti e nei porti

Dal primo agosto l’Italia ha ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere con la Spagna, reintroducendo le verifiche previste dal Codice frontiere Schengen e limitando così la libera circolazione tra i due Paesi. La misura riguarda esclusivamente i collegamenti aerei e marittimi, dal momento che Italia e Spagna non condividono un confine terrestre. Secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i controlli resteranno in vigore almeno fino a Ferragosto perché, «come annunciato dalle stesse autorità spagnole», è attesa a Ceuta una nuova ondata migratoria

Le verifiche di polizia

Il ritorno dei controlli comporta la ripresa delle verifiche di polizia su carte d’identità e passaporti negli aeroporti e nei porti. Tuttavia, per i cittadini italiani, spagnoli e degli altri Paesi dell’Unione europea non cambia nulla sotto il profilo pratico. Potranno continuare a viaggiare tra i due Paesi senza ulteriori adempimenti burocratici. I controlli saranno infatti mirati e interesseranno principalmente i cittadini di Paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione europea, provenienti dalla Spagna, con l’obiettivo di verificarne la regolarità dell’ingresso in Italia. 

Cosa cambia per gli italiani

Anche per gli italiani diretti in Spagna non sono previste modifiche. La sospensione temporanea degli accordi non incide infatti sulle modalità di viaggio dei cittadini europei, che continueranno a spostarsi come avvenuto finora.

I precedenti in Europa: quando e perché è già stato sospeso Schengen

Non si tratta della prima volta che l’Italia ricorre a questo strumento. Un precedente risale all’ottobre 2023, quando furono reintrodotti i controlli al confine con la Slovenia per contrastare l’immigrazione irregolare lungo la rotta balcanica. Quella misura è tuttora operativa. A livello europeo, la sospensione temporanea di Schengen è stata utilizzata numerose volte. Dall’entrata in vigore dell’accordo del 1985 – cui l’Italia ha aderito nel 1990, mentre Irlanda e Cipro ne restano escluse – i Paesi aderenti hanno adottato circa 500 provvedimenti di questo tipo.

Il primo caso risale al 2006, quando la Francia ripristinò i controlli alla frontiera con la Spagna in seguito ai disordini nei Paesi Baschi. L’Austria è lo Stato che ha fatto ricorso più frequentemente alla sospensione del libero transito, seguita da Germania, Norvegia e Finlandia. Anche Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Slovenia hanno adottato misure analoghe. Nel giugno scorso, ad esempio, Lubiana ha revocato i controlli introdotti ai confini con Croazia e Ungheria per motivi legati all’instabilità in Medio Oriente.

Cosa prevede Schengen: motivi e durata massima della sospensione

Le ragioni che possono giustificare la sospensione di Schengen non riguardano soltanto il contrasto all’immigrazione irregolare. I controlli alle frontiere sono stati reintrodotti anche in occasione di grandi eventi internazionali, come i vertici del G8 e del G20, durante l’ondata di attentati terroristici che ha colpito Francia e Belgio tra il 2015 e il 2016 e nel periodo della pandemia di Covid-19. La normativa europea consente inoltre agli Stati membri di ricorrere a questa misura in presenza di una «grave minaccia alla sicurezza interna», di «problemi di ordine pubblico» o di «situazioni eccezionali legate a manifestazioni, eventi sportivi o appuntamenti politici di particolare rilievo».

Le norme europee prevedono che la sospensione possa essere introdotta inizialmente per un mese, con la possibilità di estenderla per tutta la durata della minaccia che l’ha resa necessaria. Il provvedimento può essere prorogato fino a sei mesi e, nei casi di emergenza, può essere disposto inizialmente per dieci giorni, periodo rinnovabile per altri dieci.