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Angela Signorini e quegli anni passati con Guccini: «Ci siamo voluti bene anche nella separazione. Era la vita quotidiana ad essere pesante, con lui»

14 Agosto 2026 - 12:13 Alba Romano
Angela Signorini, ex compagna del cantautore e madre della figlia Teresa parla a Repubblica: «Stare con un artista non è mai facile. Sono egocentrici. Io a volte brontolavo perché ero un po’ impicciata, stiravo, facevo da mangiare, con la cucina sempre piena di gente»
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Un legame profondo e complesso, capace di resistere persino alla fine dell’unione. Angela Signorini, ex compagna di Francesco Guccini e madre di sua figlia Teresa, ha ripercorso in un’intervista a Repubblica la storia condivisa con il cantautore tra Bologna e Pavana. «Stare con un artista non è mai facile. Sono egocentrici, sempre concentrati sul loro lavoro. Io a volte brontolavo perché ero un po’ impicciata, stiravo, facevo da mangiare, con la cucina sempre piena di gente. Ma la verità è che mi piaceva. Alla sera d’estate a Pavana arrivavano tante persone e a tutti si offriva da bere. Mia suocera era una persona allegra, le piaceva divertirsi. Si giocava a carte, a Bestia, c’era sempre un gran via vai», osserva. «Credo di non avergli mai detto “ti amo”. Per me amare una persona era stare con lei, rispettare quello che doveva fare e andare avanti, senza troppe smancerie. Ci siamo voluti bene anche nella separazione, io penso, nonostante i suoi rancori. Quando mi capitava di sentirlo da sola tornava il Francesco di sempre».

Quei «Quattro stracci» dedicati

Commentando brani celebri come Quattro stracci, scritto dopo la rottura, Signorini evidenzia: «Alla fine è stato così, molto rancoroso, credo che non si sia mai fatto un esame di coscienza delle sue responsabilità nella fine della nostra storia, ha solo voltato pagina. Mi ha dedicato anche Farewell. E Signora Bovary, se è per quello. Ha scritto signora, invece che Madame: l’ha declassata». Però ci sono brani di Guccini che lei ama: «Mi piacciono molto VeneziaCirano e la canzone che ha dedicato a nostra figlia, Culodritto».

«Quando lo riascoltavo mi rinnamoravo»

Davanti al suggerito di studiare i testi del cantautore nelle scuole replica: «Io sono del parere che la musica è un valore aggiunto alle parole, perché entra in sintonia con le vibrazioni di ciascuno di noi». Non lo riascoltava: «Perché quando lo ascoltavo mi rinnamoravo. L’ho detto anche a Francesco: era la vita quotidiana ad essere pesante, con lui. Alla fine penso sia andata bene così. L’amore ha molte forme. Ci sono amori smelensi, dove le mogli sono sempre lì a bocca aperta. Io invece sono combattiva, se una cosa non mi va non me ne frega niente, la dico. Francesco in quegli anni usciva tutte le notti, beveva, a volte era antipatico e altre era tutto cicici-bobo, e io la mattina mi dovevo alzare». Lo ha sentito l’ultima volta la settimana prima che se ne andasse. «Ho chiamato una mattina – racconta – ha risposto la signora delle pulizie e me l’ha passato. Ci siamo parlati benevolmente, senza tirare fuori niente di difficile e imbarazzante, ci siamo salutati così».