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Vinicio Marchioni e la malattia: «Ho avuto un cancro alle ossa, ora è in remissione»

13 Agosto 2026 - 07:58 Alba Romano
vinicio marchioni cancro ossa
vinicio marchioni cancro ossa
L'attore: l'ho scoperto mentre ero al lavoro per il teatro. Mi ha cambiato
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L’attore Vinicio Marchioni sarà in libreria con Le vite in atto, edito da Marsilio. E spiega che la recitazione «passa attraverso il corpo dell’attore. Superati i cinquant’anni ti rendi conto che il corpo ti parla molto di più e, in fondo, comanda molto più di noi. Il libro attraversa sette personaggi importanti della mia carriera teatrale, dai vent’anni inconsapevoli a Riccardo III». Ma nell’intervista che rilascia a Repubblica dice anche che per un giovane attore affrontare un tumore è un’esperienza enorme. «Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze. L’ho vissuta come un’esperienza, quasi come se avessi incontrato un altro personaggio. Era qualcosa che entrava dentro di me e con cui dovevo convivere».

Marchioni, il mestiere di attore, la malattia

Da giovane aveva «un grande bisogno di esprimermi. Mi sono sempre rifugiato nella scrittura, nei diari. La balbuzie e le difficoltà dell’adolescenza hanno creato dentro di me mondi che avevano bisogno di uscire. La fortuna è stata incontrare il teatro». E spiega: «Da balbuziente sei costretto a riflettere continuamente su cosa significhi parlare. Sai su quale sillaba rischi di inciampare e impari a costruire frasi diverse, a cercare sinonimi, ad aggirare quella parola. Uno studio continuo del linguaggio e dell’espressione. Parlare è un miracolo, tanto quanto la vita». Il suo primo spettacolo con Antonio Latella è stato “Un tram che si chiama Desiderio”. Ovvero «l’incontro con una mascolinità violentissima, con un uomo quasi animale».

Il tumore alle ossa

Proprio durante le prove ha scoperto di avere un tumore alle ossa: «Fortunatamente è rientrato, è stato curato, ma quell’esperienza mi ha portato a ripensare anche il rapporto con il mio corpo. Tra l’operazione, la fisioterapia e le cure, mentre cercavo di costruire il corpo di Stanley, mi ritrovavo a fare i conti con il mio. Stanley era un uomo guidato da una potenza fisica enorme. Io, invece, stavo cercando un nuovo equilibrio nel mio corpo». Spiega di averla vissuta «come un’esperienza, quasi come se avessi incontrato un altro personaggio. Era qualcosa che entrava dentro di me e con cui dovevo convivere. Sono fatalista e forse ho finito per riversare tutto dentro il viaggio di quel personaggio. Questo lavoro, però, è anche un motore straordinario: ti dà motivazioni. Tengo molto che dal libro emerga quanta vita c’è dentro il mestiere dell’attore. Lo spettatore vede uno spettacolo o un film, ma dietro c’è un essere umano e un corpo che attraversa tutta la propria vita, nel bene e nel male».

È andato tutto bene

Marchioni dice che «il teatro si fa sempre con quello che sei, nel bene e nel male. Mi sono chiesto: come posso far entrare tutto questo dentro il personaggio? Per fortuna, è andato tutto bene. In quel periodo sono nati anche i miei figli. Avevo intorno una vita pienissima: il mio ruolo teatrale più importante, il cinema che stava andando bene. Non potevo fermarmi. C’è una frase di Čechov: “Domani mattina il sole sorgerà comunque”. E io quel sole volevo continuare a vederlo». Infine, parla dell’amore con Milena Mancini: «Con Milena abbiamo sempre pensato al “noi” come a un’entità autonoma. Non è semplicemente lei più me. È qualcosa di più importante delle nostre individualità. È una conquista quotidiana. Ci sono giorni in cui verrebbe voglia di mandare tutto all’aria. Poi ti ricordi che esiste qualcosa di più grande del tuo umore o del tuo ego».

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