Embrione scambiato a Napoli, il padre della bambina: «Dove sono i nostri ovuli?»

«Noi amiamo la bambina. Mia moglie l’ha portata in grembo, l’ha partorita, l’ha allattata e la stiamo crescendo con tutto l’amore possibile. Ma vogliamo sapere cosa è successo e ci mettiamo nei panni dei genitori biologici». Sono le parole del papà della bambina nata a Napoli dopo l’impianto dell’embrione di un’altra coppia al Corriere della Sera. Infatti è passato più di un anno dalla scoperta dell’errore, ma l’ospedale non gli sta comunicando nulla. «Non sappiamo se possa esserci stato uno scambio di provette, dall’ospedale non ci fanno sapere nulla da un anno» spiega il papà.
La scoperta dell’errore
Il primo dubbio è nato quando ai genitori è stato comunicato che la bambina aveva un gruppo sanguigno incompatibile con quello di entrambi. La coppia ha quindi contattato l’ospedale, ma inizialmente i medici avrebbero attribuito il risultato a un possibile errore del laboratorio. Dopo ulteriori verifiche è stato deciso di effettuare un test del dna. L’esame ha confermato il timore della coppia che la bambina non era biologicamente figlia del padre e della madre che l’avevano cresciuta fino a quel momento. «Lì ci è caduto il mondo addosso», racconta l’uomo. Per la famiglia è iniziato così un periodo di paura, rabbia e frustrazione, arrivato dopo un percorso di fecondazione assistita già complesso, segnato anche dalla perdita di una gravidanza precedente.
Un anno senza risposte
Secondo il padre, dopo la scoperta la famiglia avrebbe atteso a lungo informazioni dall’azienda sanitaria senza però ricevere chiarimenti. «Da un anno l’Asl è scomparsa, non ci ha detto niente», ha raccontato a Repubblica. Il dubbio principale riguarda gli altri cinque embrioni della coppia, che al momento della scoperta risultavano ancora congelati nel centro. I genitori vogliono sapere che fine abbiano fatto e se siano ancora conservati nella struttura. L’Asl Napoli ha però ha percisato che non ci sarebbe stato alcun trasferimento degli embrioni della coppia ad altre donne. Una risposta che il padre dice di accogliere con sollievo, ma sulla quale chiede anche documentazione ufficiale: «Ci fa piacere apprendere finalmente questa notizia. Vorremmo anche avere una documentazione che lo provi».
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La denuncia della famiglia
La moglie non voleva, ma alla fine la coppia ha deciso di denunciare la vicenda anche per evitare, secondo quanto racconta il padre, che il caso resti senza risposte e si possa ripetere. «Oggi viviamo nel dubbio, nella frustrazione», spiega, annunciando di voler andare avanti con la denuncia presentata insieme al proprio avvocato. La famiglia chiede quindi che vengano chiarite tutte le circostanze dell’accaduto e che venga fornita una documentazione completa sulla gestione degli embrioni. L’obiettivo, spiegano i genitori, non è soltanto ottenere risposte per la propria famiglia, ma capire come sia stato possibile commettere un errore simile e impedire che possa accadere di nuovo.

