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«Vedo dei quadri in strada, valgono un sacco di soldi», la telefonata di un’insegnante al 112 che ha avvertito del furto a Messina – Il video

19 Agosto 2026 - 14:17 Ygnazia Cigna
La chiamata ai carabinieri di Elisabetta Bonfato, una cittadina messinese che abita nei pressi del museo MuMe dove è avvenuto il clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina
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«Mi trovo all’Annunziata accanto al museo. Ci sono dei quadri del museo nella strada, come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qui. Sono quadri del museo, valgono un sacco di soldi…». È la telefonata al 112 con cui Elisabetta Bonfato, un’insegnante messinese, ha fatto scattare l’allarme dopo aver visto due dipinti abbandonati sul muretto di recinzione del Museo regionale di Messina. Solo poco dopo si sarebbe scoperto che quelle opere erano proprio due delle tavole di Antonello da Messina, uno degli artisti più importanti della pittura rinascimentale italiana, portate via durante il clamoroso furto al MuMe.

Il racconto dell’insegnante: «Ero incredula»

«Le opere di Antonello da Messina le ho riconosciute all’istante perché faccio l’insegnante e avevo visitato il Museo più volte. Le avevo già viste. Anche mia figlia, che è una studentessa, ha confermato che le sembravano le opere di Antonello da Messina. Così abbiamo chiamato subito le forze dell’ordine», racconta la docente. «Eravamo spaventate perché ci siamo rese conto subito dell’importanza delle opere vicino alle quali ci trovavamo, sia per il loro valore artistico che culturale. Eravamo allibite perché abbiamo capito si potesse trattare di un furto e avevamo compreso di essere state le prime a trovarle. Inoltre era buio e non c’era nessuno in giro», prosegue. «Eravamo sempre più incredule che nessuno dal museo avesse avvertito prima di noi le forze dell’ordine. All’interno dell’Accascina non si vedeva nessuno. I poliziotti che sono arrivati subito non riuscivano a contattare nessuno del museo. Poi, dopo circa venti minuti, è arrivato un custode che è venuto da noi mentre un altro è rimasto dietro la palizzata metallica. Ho scattato le foto alle tavole poggiate a terra e il cellulare segna le 21.02», conclude.

«Le mando subito la volante»

La Questura di Messina ha diffuso un frame della telefonata, che restituisce uno dei momenti immediatamente successivi al colpo. «Le mando subito la volante», risponde l’operatore dall’altra parte della linea. Il furto è avvenuto nelle sale del museo nei giorni scorsi in appena tre minuti. Due uomini con il volto coperto da caschi integrali avevano raggiunto la teca che custodiva i dipinti di Antonello da Messina e l’avevano distrutta a colpi di mazza, riuscendo a impossessarsi delle opere prima di scappare a bordo di un furgone.

La fuga dei ladri

A dare una possibile svolta alle indagini nei giorni scorsi è stato il ritrovamento del furgone utilizzato per la fuga. Il mezzo è stato individuato nella periferia di Messina, in una zona non coperta dalle telecamere. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto in quel punto. Una delle ipotesi è che i componenti della banda abbiano lasciato il furgone per salire su un’altra automobile e rendere più difficile seguire le loro tracce. L’allarme del museo era attivo e al momento del furto erano presenti quattro addetti alla sicurezza, ma i ladri sono comunque riusciti a entrare, distruggere la teca e allontanarsi.