Ultime notizie Caldo recordCrisi Usa - IranSigfrido RanucciUcraina
POLITICAAutonomia regionaleLegaMatteo SalviniPDRoberto CalderoliVeneto

In Veneto la Lega di Stefani (e non di Zaia) prepara il blitz sull’Autonomia differenziata per battere le altre regioni del Nord. Lombardia compresa

20 Agosto 2026 - 22:01 Roberta Brodini
Autonomia differenziata
Autonomia differenziata
La regione guidata da Alberto Stefani punta ad essere la prima a concludere l'intesa preliminare. Il Pd si arrabbia: «Prima il fine vita»
Google Preferred Site

Se con blitz ci si riferisce ad azioni rapide e a sorpresa, quello della Lega in regione Veneto, in questi caldi giorni che seguono Ferragosto, del blitz ha di certo tutti i crismi. Mentre il resto d’Italia sonnecchia con i piedi a mollo e si rilassa in vista della ripresa delle attività a settembre, c’è chi in regione ha messo la freccia e ha ingranato la quinta, perché l’autonomia differenziata non conosce giorni di stop ed è una priorità. A non pensarla così nei giorni scorsi era stato però il Pd, che aveva denunciato l’irregolarità dell’agenda delle discussioni in consiglio regionale e chiesto di rispettare la priorità di quella sul fine vita. Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega – Liga Veneta in consiglio regionale, ribatte a Open: «Non abbiamo scavalcato nulla».

Il blitz della Lega sotto Ferragosto

Che per alcune regioni del nord, in parte per giunta governate dalla Lega, l’autonomia differenziata sia tutt’altro che una questione secondaria, è cosa nota. Soprattutto dopo il passaggio alla Camera – seguito al sì del Senato –, lo scorso 21 luglio, degli schemi di intesa preliminare sull’autonomia differenziata tra Stato e regioni. Quattro le realtà interessate: Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Un ordine solo alfabetico, che il Veneto punta però a sovvertire con una corsa contro il tempo, pronto ad accaparrarsi per primo l’attenzione di Chigi e il passaggio in Parlamento, battendo sul tempo i rivali autonomisti. Del resto, i tempi sono stretti e l’iter è tutt’altro che breve: «Vogliamo fare i compiti per casa bene e prima possibile», conferma a Open Barbisan.

Dopo il passaggio nelle giunte e l’approvazione formale dei consigli regionali, la palla sugli schemi di intesa definitivi – due quelli elaborati dal Veneto – passerebbe al Consiglio dei Ministri, che avrebbe 45 giorni per deliberare l’intesa definitiva e il disegno di legge di approvazione inerente ciascuna materia. Seguirebbe poi l’invio del ddl alle Camere per il voto finale. È qui però che si teme lo stallo: se la legge quadro Calderoli fino a questo punto preme sull’acceleratore, una volta arrivati a Camera e Senato i suoi tempi contingentati smettono di avere effetto. La discussione, forte anche di recenti sentenze della Corte Costituzionale, torna infatti alla discussione ordinaria, con tutti i possibili rallentamenti e imprevisti del caso.

I prossimi step

«Dal 18 agosto abbiamo cominciato le discussioni nelle varie commissioni», racconta Barbisan. Ora i tempi dipendono dalla conferenza dei capigruppo: «Tutto dipende da quando verrà convocata», se il 24 o il 25 agosto. Da quel momento, il Consiglio regionale avrà bisogno di cinque giorni per essere convocato. Il voto potrebbe quindi arrivare già il 31 agosto, consentendo al Veneto di precedere Lombardia, Piemonte e Liguria, attese all’esame dei rispettivi Consigli regionali nei primi giorni di settembre.

Perché la Lega accelera

A preoccupare rispetto ai tempi della discussione, inutile negarlo, c’è anche il fatto che, mai come di questi tempi, “del futur non v’è certezza”. «Se si dovesse andare a elezioni molto prima della scadenza naturale della legislatura, si vedrebbe sfumare tutto» ammette Barbisan quando gli si pone la questione. Che però continua: «Ad oggi non abbiamo avvisaglie, però diciamo che ci prepariamo a tutto, per questo anche noi corriamo il più possibile».

Meglio non rischiare sui tempi, sembra quindi il ragionamento in Veneto, per battere sul tempo i rivali autonomisti. È un dato di fatto, comunque, che di pazienza se né è già portata forse abbastanza sul tema: «Prima la portiamo, prima abbiamo la possibilità che vada. Del resto, abbiamo votato il referendum sull’autonomia nel 2017. C’è gente che milita nella Lega da 30 anni e sogna questo momento o, almeno, questo che secondo noi è l’inizio di un percorso da decenni».

Calderoli, «una grande fortuna». Su Salvini: «In Veneto non siamo come in Lombardia»

E sui contributi che a livello nazionale sono stati dati dalla Lega, Barbisan racconta: «Abbiamo la fortuna di avere il ministro Calderoli che ci ha sempre dato una mano e devo dire che, delle riforme intentate dal governo, questa è l’unica che probabilmente vedrà la luce», mentre denuncia il niente di fatto in materia di giustizia e presidenzialismo. E sulla polemica che nelle ultime settimane ha attraversato la Lega, con i malumori interni sulla linea della direzione nazionale guidata dal vicepremier Matteo Salvini, minimizza: «Io leggo i giornali, però non ho mai sentito critiche nei confronti di Salvini sul fatto che si sia speso poco sull’autonomia» e «se i veneti volevano maggiore autonomia, potevano votare di più Lega».

E poi l’affondo ai vicini di casa: «Noi in Veneto non abbiamo le stesse pulsioni che leggo in Lombardia». Del resto, dal governatore del Veneto, Alberto Stefani, erano arrivati negli ultimi giorni inviti a più miti consigli e a una riconciliazione, piuttosto che alla polemica, come quella montata dopo le dichiarazioni del governatore lombardo, Attilio Fontana: «Se invece di fare interviste sui giornali, su quelle che sono tensioni interne che possono esserci in Lega – come ci sono in tutti gli altri partiti –, facessimo convegni e incontri di piazza per spiegare gli obiettivi raggiunti dalla Lega al governo, probabilmente andremmo meglio», taglia corto Barbisan.

La polemica sulla priorità della discussione sul fine vita

A contestare l’urgenza attribuita alla discussione sull’autonomia differenziata, che avrebbe finito per scavalcare altri temi già sul tavolo, a partire dal fine vita, è stata l’opposizione in Consiglio regionale, con Giovanni Manildo, presidente dell’intergruppo del centrosinistra. «Il parere tecnico parla chiaro e smonta pezzo per pezzo la narrazione della Giunta», aveva dichiarato nei giorni scorsi: «Il servizio legislativo della Regione ha confermato che il progetto di legge sull’autonomia non aveva i caratteri di urgenza per poter essere inserito all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio regionale prima del progetto di legge sul fine vita».

Poi, la denuncia: «Perché questa fretta? Il motivo è strettamente politico: la Lega vuole chiudere la pratica il prima possibile, per la paura concreta che la legislatura parlamentare possa terminare in anticipo», ma «le istituzioni regionali hanno una dignità che non può essere piegata alle esigenze propagandistiche della Lega e alla paura di veder naufragare anche questo brandello di Autonomia». Il progetto sul fine vita difeso dal Pd e sostenuto dall’associazione Coscioni, nasce invece da un’iniziativa di legge popolare. La Commissione sanità ha avuto sei mesi di tempo per licenziare il testo, senza emendarlo, e lo ha poi incardinato. L’esame in aula, dopo la presentazione di una serie di emendamenti da parte del Pd, è atteso per il 7 settembre.

La replica della Lega: «I veneti hanno votato nel 2017 l’autonomia»

«Nessun problema, faremo l’autonomia il giorno dopo del fine vita», replica Barbisan smorzando i toni della polemica. E continua: «Noi non abbiamo scavalcato nulla. Non è mai stato convocato un Consiglio dalla conferenza del Presidente firmato scavalcando il fine vita, era una cosa che era nell’aria appunto, basta».

A infastidire il Pd, secondo Barbisan, l’iniziativa di aver scelto una settimana di agosto, tutto sommato libera da altri impegni in Regione: «Quando loro hanno saputo di questo nostro desiderio di cominciare a lavorare sull’autonomia, visto che c’era una settimana vuota di lavoro, è venuto fuori il pandemonio», prosegue il consigliere del Carroccio. Che poi chiude: «I veneti hanno votato nel 2017 l’autonomia, capirai se è un problema aspettare una settimana».

Il programma d’intesa in Veneto

Gli schemi di intesa tra Stato e Regione, pomo della discordia nell’agenda del parlamentino veneto, riguarderebbero quattro ambiti. Il primo, quello delle nuove «nuove professioni, con nuovi elenchi professionali, purché riguardino specificità del territorio»: tra questi, racconta il capogruppo in regione, le professioni legate al turismo. Un secondo ambito interessato è poi quello della sanità e coordinamento della finanza pubblica: «L’accordo ci dà la possibilità di gestire risparmi del fondo sanitario regionale per altre attività pur sempre di carattere sanitario e sociosanitario».

Oggi, infatti, i risparmi tornano allo Stato centrale: «Essendo una regione che ha bilanci in ordine sul tema della sanità e una delle regioni benchmark sul rispetto dei LEA, pensiamo di poter avere dei vantaggi da questo accordo», spiega il consigliere regionale. E, ancora, il tema della previdenza complementare, con fondi regionali dedicati, e la protezione civile, con «la possibilità di agire in deroga rispetto alle ordinanze di protezione civile che oggi provengono dal governo centrale».