Il caro carburanti lo paghino i petrolieri, la lettera all’Ue dei 6 Paesi (Italia compresa): l’ultimo tentativo per una tassa Ue sugli extraprofitti

Tra i governi che tornano a bussare a Bruxelles per far pagare alle compagnie petrolifere il conto del nuovo shock energetico c’è di nuovo l’Italia, che stavolta punta a fare asse soprattutto con la Germania. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha firmato, insieme ai colleghi di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e al ministro spagnolo dell’economia, una lettera al titolare delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin, chiedendo di portare il tema alla riunione dei ministri economici Ue prevista a metà settembre a Dublino.
La lettera a Bruxelles per una tassa sulle compagnie petrolifere
Nel testo della lettera, i sei governi scrivono che «le compagnie petrolifere stanno godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio», descrivendo uno dei più gravi choc dell’offerta degli ultimi decenni, con un malcontento crescente in tutto il mondo per il costo della vita. A spingere l’iniziativa è soprattutto il ministro tedesco Lars Klingbeil, secondo cui gli utili eccezionali generati dalla crisi, legata stavolta alla guerra in Iran, dovrebbero almeno in parte tornare ai consumatori.
Perché i precedenti tentativi di tassare i petrolieri non sono andati a buon fine
Non è la prima volta che Roma prova questa strada, che finora non ha portato a granché. Già a inizio aprile lo stesso Giorgetti aveva firmato, con Germania, Spagna, Portogallo e Austria, una lettera analoga al commissario Ue al Clima Wopke Hoekstra, ma quella proposta era rimasta fuori dal piano anti crisi energetica presentato poco dopo dalla Commissione europea, come ricorda Il Fatto Quotidiano. Anche stavolta la strada resta in salita: Bruxelles non ha ancora dato segnali di voler procedere con una nuova tassa comunitaria e persino a Berlino il fronte è spaccato, con Klingbeil e la Spd favorevoli mentre la Cdu del cancelliere Friedrich Merz è contraria. Il modello a cui i sei Paesi guardano resta il contributo temporaneo di solidarietà introdotto dall’Ue nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, da correggere però nei limiti mostrati allora: in Italia, per esempio, la tassa ad hoc voluta dal governo Draghi il cui gettito però restò ben sotto le attese.
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Il pressing su Bruxelles arriva mentre il governo Meloni studia un nuovo intervento sulle accise, dopo che il taglio dei primi di agosto è stato praticamente annullato con il rincaro dei prezzi. Il taglio di 17 centesimi al litro sul gasolio, deciso dal governo il 28 luglio e prorogato il 4 agosto con un impegno da 245 milioni di euro, scade alla mezzanotte del 24 agosto, dopodiché subentra il meccanismo delle accise mobili, che permette di usare il maggior gettito Iva generato dal rincaro del petrolio per abbassare temporaneamente le accise.
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