Caso Report, lo scontro arriva in Ue. La lettera FdI alla Commissione: «Attacco politico? Macché, è Ranucci fazioso»

Arriva fino alle scrivanie di Bruxelles la battaglia attorno al futuro di Report, o meglio del suo conduttore Sigfrido Ranucci. Fonti di stampa danno per cosa pressoché fatta la rimozione del giornalista 64enne dalla guida della trasmissione: manca però ancora il passo ufficiale della Rai, e la certezza di chi lo sostituirà. Nel frattempo però la battaglia tra i partiti già pare spostarsi sulla narrazione politica attorno alla successione. Nel pieno del weekend agostano Fratelli d’Italia fa sapere infatti di aver preso carta e penna e scritto del caso Report ai vertici della Commissione europea, nella persona della vicepresidente Henna Virkkunen. Per dire che cosa? «per respingere la narrazione della sinistra secondo cui sarebbe in corso un “attacco politico” contro la trasmissione Report tale da violare le norme dello European Media Freedom Act», spiega una nota del gruppo di FdI al Parlamento europeo, e segnalare invece «lo sbilanciamento e la faziosità di Report sotto la conduzione di Sigfrido Ranucci». In attesa della probabile rimozione del conduttore, insomma, FdI già lavora a ribaltare la narrazione del colpo al cuore dello storico programma Rai, mettendo invece proprio la gestione Ranucci sul banco degli imputati.
La contronarrazione di FdI: «È Report di Ranucci a violare le norme Ue»
«La lettera – a prima firma dell’eurodeputato Stefano Cavedagna, già relatore su Emfa, sottoscritta dall’intera Delegazione di FdI, tra cui il capodelegazione Carlo Fidanza e il co-presidente Ecr Nicola Procaccini – denuncia come le cosiddette “inchieste” contro FdI, più che inchieste sono teoremi che non hanno mai dimostrato nulla, piene di allusioni o supposizioni, fatte con il ricorrente uso del condizionale, confezionate ad hoc per gettare ombre e discredito più che fare inchiesta giornalistica», si legge ancora nella nota. I meloniani “europei” condiscono il loro affondo di dati. «Su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del governo Meloni, il 43,5% dell’intera produzione giornalistica della trasmissione concentrata, in forme diverse, su FdI e sulla sua leader. Non si contesta quindi il diritto di Report di svolgere inchieste. La libertà di informazione è sacrosanta, ma il suo utilizzo sistematico a senso unico da parte di un programma del servizio pubblico non lo è e lede proprio le norme europee improntate all’imparzialità e all’equilibrio, richiamate dall’Emfa in più articoli», conclude il gruppo FdI.
La lettera del Pd per chiedere l’intervento Ue su Report
Ad aprire il fronte europeo attorno a Report, per la verità, era stato il Pd. Il 13 agosto scorso aveva scritto per primo alla stessa Virkkunen infatti Sandro Ruotolo, eurodeputato e responsabile informazione dei dem. Una lettera quella di Ruotolo volta a richiamare l’attenzione dei vertici Ue in particolare «sulle ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, storico programma di giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione del programma». Convinto che la questione «riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act», Ruotolo chiedeva formalmente nella lettera alla Commissione Ue di verificare «se le dichiarazioni e le richieste di Salvini alla Rai possano configurare un’interferenza o un tentativo di influenza politica sulle decisioni editoriali del servizio pubblico, in violazione degli articoli 4 e 5 dell’Emfa, e quali iniziative la Commissione intenda assumere per garantirne il pieno rispetto».
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Cos’è lo European Media Freedom Act e cosa dice sulla Rai
I passi citati dello European Media Freedom Act, il regolamento europeo del settore dell’informazione, richiamano i governi nazionali all’obbligo di tutelare la libertà e l’indipendenza editoriale dei media, e di astenersi da interferenze politiche. Necessità particolarmente stringente per quanto riguarda il delicato ambito delle aziende di servizio pubblico d’informazione, come la Rai. «Gli Stati membri provvedono affinché i fornitori di media di servizio pubblico siano indipendenti dal punto di vista editoriale e funzionale e forniscano in modo imparziale una pluralità di informazioni e opinioni al loro pubblico, conformemente alla loro missione di servizio pubblico definita a livello nazionale in linea con il protocollo n. 29», recita l’articolo 5 del regolamento entrato in vigore a partire da maggio 2024. Non risulta che l’esecutivo Ue abbia sin qui risposto a quell’interpellanza di Ruotolo, ma è chiaro il tentativo di portare la diatriba attorno a Report a livello sovranazionale. Da qui la risposta con pari strumento di Fratelli d’Italia.
La replica M5S: «Scrivano per scusarsi dello schifo in Rai»
A reagire prontamente all’iniziativa dei meloniani è il Movimento 5 Stelle, incredulo per l’operazione. «Quando lo abbiamo letto dalle agenzie pensavamo ad uno scherzo: Fratelli d’Italia, il partito che ha trasformato la Rai in un campo di conquista piazzando amici, militanti e perfino amanti dappertutto, scrive a Bruxelles per denunciare “la faziosità” di Report. I loro conduttori, da Cerno a Monteleone, sono invece maestri di imparzialità e fanno ascolti record, vero?», chiedono ironicamente gli esponenti M5s in commissione di Vigilanza Rai. Fratelli d’Italia, è l’affondo M5S, «è come Netanyahu o Ben Gvir: vuole terminare l’opera di colonizzazione della Rai andando a colpire una trasmissione che non ha fatto altro che dare seguito alla vagonata di materiale che questo governo le ha fornito, con Santanchè, Urso, Delmastro e altri esponenti della maggioranza». Conclusione: «la lettera non devono scriverla alla Commissione europea. La devono scrivere agli italiani chiedendo scusa per lo schifo che in quattro anni hanno fatto in Rai. E che stanno continuando a fare sulla pelle di Report, del giornalismo di inchiesta e di quel briciolo di credibilità che era rimasta al servizio pubblico da quando ci sono loro al governo».

