Sigfrido Ranucci via da Report? La decisione già presa dalla Rai e il rischio dell’«effetto Santoro». Dopo di lui? Cosa dice Milena Gabanelli

La nuova stagione di Report non sarà guidata e condotta da Sigfrido Ranucci. La decisione arriverà nei prossimi giorni, ma secondo Giacomo Amadori su Libero sarebbe già stata presa dai vertici Rai. Se altro tempo sta richiedendo la conclusione formale dell’indagine interna sarebbe solo perché una nuova collocazione per il giornalista ancora non c’è. Il tutto per evitare un «effetto Santoro», non solo sul piano giuridico, visto che Michele Santoro vinse in tribunale contro la decisione di viale Mazzini, ma anche quello reputazionale. Appena ieri Ranucci a Lavarone per la presentazione del suo libro aveva evitato scontri frontali: «L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda». Compreso sostituirlo, ma il piano non sembra così semplice visto che anche nomi simbolicamente importanti per Report come Milena Gabanelli non ne vuole proprio sapere di tornare.
Cosa rischia la Rai in caso di ricorso
Proprio per blindarsi da questo scenario, come racconta Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha chiesto al Comitato etico un supplemento di indagine, oltre a quello già consegnato sulla correttezza di Ranucci, per avere la certezza che qualunque scelta sul futuro del conduttore regga davanti a un giudice. Il precedente più temuto resta quello di Santoro, reintegrato dal Tribunale civile di Roma nel 2005 dopo essere stato allontanato dai palinsesti, ma in azienda ricordano bene anche i casi di Paolo Ruffini, Livio Leonardi ed Emanuela Falcetti, tutti professionisti sollevati dall’incarico e poi rimessi al loro posto dalla magistratura.

Quali alternative si valutano per Ranucci
Cosa andrà a fare Ranucci in Rai? Secondo Libero la conduzione di Report è ormai esclusa, mentre restano sul tavolo altre strade: un ruolo da capostruttura, oppure il rientro a Rainews, redazione da cui Ranucci proviene, magari come caporedattore o alla guida di un’edizione del tg. Il giornalista non è licenziabile se non per giusta causa, che al momento non ci sarebbe, e mantiene la qualifica di vicedirettore ad personam. Per cui la Rai dovrà offrirgli una posizione di peso reale e non una sistemazione simbolica, pena un ricorso dalle alte probabilità di successo. Per quanto riguarda Report, la discussione sarebbe concentrata perché non si ripeta la concentrazione di potere che si è verificata con Ranucci. Quindi l’idea sarebbe di separare il ruolo di conduttore da quello di capo autore, con l’ipotesi di individuare una figura diversa per quest’ultimo incarico.
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Il dopo Ranucci: cosa dice Milena Gabanelli
Milena Gabanelli chiude la porta a un suo ritorno a Report. Lo ha detto senza mezzi termini a Hoara Borselli sul Giornale: possibilità zero. La giornalista, che ha fondato il programma trasformandolo in un pilastro del giornalismo di inchiesta sullla Rai, ricorda di averne lasciato la conduzione dieci anni fa e di non avere intenzione di tornarci: «Con tutto il bene che voglio a Report, so che appartiene al mio passato. Non voglio tornare: se non fosse così sarei rimasta».
Alla domanda diretta se le fosse stato davvero chiesto di riprendere la guida del programma, dopo settimane di indiscrezioni insistenti, Gabanelli non nega: «Se questa voce gira è evidente che mi è stata fatta questa richiesta». Poi precisa: «Diciamo che mi è stata fatta pervenire. Ma il pervenuto per me vale quasi zero. Quindi no, non intendo tornare anche perché non va bene, il rito della riesumazione».

Sul motivo che l’ha spinta a rifiutare, la conduttrice insiste sulla sua idea di squadra, la stessa che dice di aver maturato fin dagli esordi in Rai, quando alla fine del secolo scorso realizzò un’inchiesta su un’isola del Pacifico abitata dai discendenti degli ammutinati del Bounty: «I programmi sono fatti dalla squadra, uno da solo non fa niente. Colpire la squadra mi pare che sia un delitto». Quando però il colloquio passa a Ranucci e alla sua sempre più complicata situazione, la giornalista taglia corto: «Te l’ho già detto, sul caso Lavitola non parlo. Un mio virgolettato sulla vicenda Report non lo avrai e non lo avrà nessuno».
Cosa ha rotto il rapporto di fiducia con l’azienda
A incrinare in modo definitivo il legame tra Ranucci e i vertici avrebbe contribuito, secondo la ricostruzione di Libero, la scoperta che il conduttore ha inoltrato all’amico faccendiere Valter Lavitola una comunicazione personale e riservata del direttore Approfondimento Paolo Corsini. Un episodio che si aggiunge al passato professionale di Ranucci, arrivato a Report nel 2006 dopo il documentario Fallujah. La strage nascosta, realizzato nel 2005 con Maurizio Torrealta sull’uso di fosforo bianco e bombe al napalm da parte dell’esercito statunitense.
Cosa succede ora a Report
Sul fronte interno la redazione non vive giorni tranquilli. Non bastavano i guai del capo autore del programma, le cose sono andate peggio dopo la pubblicazione da parte de Il Tempo dei costi del programma, con le cifre attribuite ai 30 giornalisti del team, il centrodestra attacca da 48 ore senza che l’azienda abbia diffuso precisazioni. A rassicurare la squadra ci ha pensato Corsini, secondo cui Report resta «un asset fondamentale» per cui «siamo tutti impegnati per tutelare il più possibile il programma e chi ci lavora», con un incontro collettivo promesso a settembre. Anche il cdr del Tg3 è intervenuto, denunciando il tentativo di «distruggere il programma» con il pretesto di un’inchiesta che vedrebbe Ranucci «attualmente solo vittima».

