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La speranza di Lavitola prima dell’arresto: «Se Ranucci mi difenderà sarà come con Berlusconi» – Le carte

18 Agosto 2026 - 23:44 Sara Menafra
valter lavitola
valter lavitola
Nella richiesta di arresto i pm della procura di Roma riassumono le conversazioni del faccendiere dopo le perquisizioni. Anche con il conduttore di Report
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Valter Lavitola, nei giorni che vanno dalla perquisizione subita agli inizi di luglio all’arresto di quasi un mese dopo, è subito certo che sarà fermato. Non solo, è anche convinto che quel movente “di aiuto” che il comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, Dario Ferrara, gli ha attribuito per aver fatto mettere all’amico Sigfrido Ranucci una bomba sotto casa sarà l’elemento con cui sarà arrestato. Ne parla talmente tanto spesso, in quel mese, che il sostituto procuratore di Roma, Edoardo De Santis, sottolinea proprio questa immediata convinzione come un ulteriore elemento di indagine nella richiesta di arresto allegata all’ordinanza che Open ha potuto consultare.

«Deve difendermi come Berlusconi»

Un documento di 107 pagine in cui sono riassunti vari dialoghi di Lavitola, e particolarmente significativo è un lungo sfogo in cui con un uomo discute in portoghese di affari e della sua strategia difensiva. Forse confidando nella lingua straniera, con “Ivan”, cosi chiama il suo confidente parla della lunga conversazione telefonica avuta con Sigfrido Ranucci subito dopo la perquisizione: «Ora io spero che continui a fare questo (cioè a difenderlo ndr). Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia”: «Già se lui mi difenderà, anche per una questione di reputazione, sarà diverso. Sarà la stessa cosa di Berlusconi».

«Per bloccarci ci accusano del finto attentato»

Sempre in portoghese, con Ivan, Lavitola parla di affari, di «contratti che deve chiudere prima dell’arresto», della pescheria che potrebbe vendere per “risollevare il negozio”. E colloca l’esplosione a casa di Ranucci in tutt’altra chiave: «Avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia. Stavamo facendo le ricerche e tutto. L’unica cosa per finire con lui era questa. dire che io e lui abbiamo fatto un finto attentato».

La conversazione con Ranucci

Nella richiesta dei pm c’è anche la conversazione, registrata in ambientale, tra Ranucci e Lavitola svolta la notte successiva alla perquisizione del 5 luglio. Una conversazione in cui il conduttore di Report appare sicuro di voler difendere Lavitola e quest’ultimo gli dice una frase in cui sembra chiamarlo in causa. Il pm riassume: «Lavitola asseriva che, già alla data dell’escussione, gli inquirenti avrebbero avuto in mano elementi anche nei confronti del giornalista: “eh vabbè … l’altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già…” trovando la conferma da parte di Ranucci “a posta ti sto dicendo …” che, invece di dissentire, assecondava il ragionamento dell’amico».

Lavitola parla con Ranucci anche del quando sarebbero stati raccolti questi elementi: «Se ce li avessero avuti gli elementi su di me quando
hanno fatto l’arresto, venivano da me». E Ranucci conclude: «Però non c’è movente». A riprova, almeno per quel momento, che la trama con cui ora la procura spiega l’attentato, non gli era ancora chiara.

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