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La Verità, Lavitola e il «secondo mandante» dell’attentato a Ranucci

14 Agosto 2026 - 08:01 Alessandro D’Amato
valter lavitola attentato ranucci secondo mandante
valter lavitola attentato ranucci secondo mandante
Un'intercettazione nel ristorante dell'imprenditore a Monteverde riporta un colloquio in cui si parla della "mente" della bomba di Campo Ascolano
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La Verità oggi pubblica un’intercettazione che risale al 5 luglio, ovvero dopo la perquisizione di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano. Si tratta di una conversazione captata da una miscrospia all’interno del Cefalù Bistrò in viale dei Quattro Venti, che si svolge poco dopo le 22. Al tavolo con lui c’è l’imprenditore Giovanni Bracale. E nell’occasione Lavitola parla di un secondo mandante della bomba: «La piramide sarebbe questa… i mandanti arrestati, Gomes il mediatore e io la mente e a fianco a me, io ho detto, eh eh e ci sarebbe anche un’altra persona e quindi avrei un capo? “No, no lei non è uno che aveva un capo, è uno a fianco a lei”. Ah bene, mi fa piacere quindi sono un po’ mente».

L’intercettazione di Lavitola

Lavitola dice che questa frase gliel’ha detta il colonnello Dario Ferrara, l’ufficiale dei carabinieri che coordina le indagini sull’attentato. Ma nulla dice a proposito della persona che sarebbe «a fianco» della «mente». Insiste però sulla mancanza di un movente. Racconta di aver provocatoriamente sfidato il comandante: «Io lo confesso, dico sì, ho fatto l’attentato a Ranucci». Poi arriva la risposta che, secondo il suo racconto, avrebbe ricevuto: «Per fargli del bene». E Lavitola dice di aver replicato così: «Cazzo mi ha fottuto, gli ho detto “gli ho dato la mia parola d’onore, se vuole glielo firmo realmente”, lo gliel’avrei firmato, per fortuna quello non mi ha creduto, pensava che era una battuta. Se quello mi pigliava in parola, mi diceva qua “firma, firma”, avrei firmato».

La bomba per aiutarlo

Poi dice a Bracale: «Se io anche adesso mi accusassi, dicessi che io […] ho fatto l’attentato perché volevo male a Ranucci, domani mattina esce sui giornali che Ranucci l’attentato se l’è fatto da solo! Nessuno ci crederebbe mai che io ho fatto l’attentato a Ranucci». E riferisce la replica dell’investigatore: «Sì, l’ha fatto per aiutarlo, ho capito. Comunque questo è stato il nostro sospetto dall’inizio». Racconta anche del famoso sondaggio su Ranucci candidato alla presidenza del Consiglio. E torna sul punto critico: «Ma il mandante, attenzione il risultato finale… il mandante chi è? Caso eclatante… Ranucci, quindi Ranucci […] perché il mandante è lui, nessuno crede che il mandante so’ io». Per poi aggiungere: «Ranucci va in commissione parlamentare e mi difende».

Ivan

La Verità racconta anche di un dialogo con un tale Iva. Lavitola spiega che stava «quasi» convincendo concretamente Ranucci a candidarsi e che il progetto cominciava «a uscire» dalla cerchia ristretta. Poi dice: «L’unica cosa per finire con lui era questa, dire che io e lui abbiamo fatto un finto attentato». Tre formule diverse in poche ore: «Preparato insieme»; «il mandante […] Ranucci»; «io e lui abbiamo fatto un finto attentato». Tre formule diverse in poche ore: «Preparato insieme»; «il mandante […] Ranucci»; «io e lui abbiamo fatto un finto attentato». Nessuna dimostra un accordo con Ranucci.

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