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«Ci ho messo dentro l’IA». Ranucci e quel messaggio a Lavitola sul sondaggio. I pm preparano nuovi interrogatori

18 Agosto 2026 - 07:03 Stefania Carboni
ranucci lavitola sondaggio
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Secondo il Corriere ora i magistrati dovranno stabilire se il crescente interesse del conduttore al "progetto politico" fosse un semplice esercizio di stile per assecondare le insistenze dell'imprenditore ora in carcere o meno
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Le oscillazioni di Valter Lavitola, rielabora oggi il Corriere della Sera, rappresentano una complessa sfida investigativa. In un primo momento, l’indagato sostiene che Sigfrido Ranucci potesse aver intuito come dietro l’«amorevole» ordigno si nascondesse lo stesso faccendiere; una versione che alimenta le distanze tra la vittima e i pm, già dubbiosi su una presunta reticenza del conduttore di Report. Successivamente, durante il colloquio con il suo avvocato Arturo Cola, Lavitola mostra opprimenti sensi di colpa e sembra voler fare un passo indietro. Il legale chiarisce che il suo assistito si sente in difetto «per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una sua scelta», riferendosi a Clesio Tavares Gomes (considerato «come un figlio») per averlo coinvolto, e Ranucci («come un fratello») «per averlo messo alla mercé».

La strategia difensiva: si gioca tutto al Riesame

Consapevole che la gip Iole Moricca ha motivato la custodia cautelare evidenziando una scarsa collaborazione e il rischio di inquinamento probatorio, la difesa cerca di dimostrare un atteggiamento disponibile in vista del Tribunale del Riesame, annunciando che «Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Riesame». I legali sostengono che il piano esplosivo sia stato progettato «autonomamente», che non vi sia alcuna matrice criminale ma solo un «grande fraintendimento», e tentano di ridimensionare la portata dell’atto affermando che Lavitola «voleva solo qualche sparo» e che, in ultima analisi, l’episodio ha «solo portato in dote maggiore sicurezza a Ranucci».

Quel messaggio di Ranucci a Lavitola, il conduttore sarà risentito dai pm

Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri intende verificare se la versione di Lavitola — secondo cui l’esplosivo (dell’«instabile gelatina da cava» collocata da quattro pregiudicati sotto casa del giornalista) servisse unicamente a potenziare una scorta ritenuta «insufficiente e precaria» — trovi riscontri reali o nasconda secondi fini. La Procura – sottolinea il Corriere – si affida al computer di Valter Lavitola per conoscere tempi, modi e ragioni dell’attentato più bizzarro di sempre. Ranucci verrà riascoltato nelle prossime settimane come persona informata sui fatti per chiarire se il sondaggio esplorativo sul suo gradimento fosse un piano concreto o una semplice provocazione. Sebbene il giornalista abbia più volte ribadito di non potersi o volersi candidare, la gip Iole Moricca rileva come il conduttore appaia progressivamente incuriosito dai progetti dell’amico, fornendo persino indicazioni per integrare le rilevazioni. «Ci ho messo dentro altre cose, come l’intelligenza artificiale che sarà un tema… una delle prossime campagne elettorali, vedrai, e gestione dell’egemonia digitale che è un tema che rende schiavi e mette in discussione la democrazia. L’ambiente, la transizione ecologica, queste cose qui», è uno dei messaggi riportati dal quotidiano. I magistrati dovranno ora stabilire se si sia trattato di un semplice esercizio di stile per assecondare le insistenze di Lavitola o di un progetto politico realmente pianificato.