L’avvocato di Lavitola in carcere: «Valter avvisò Ranucci del rischio attentati un mese prima della bomba»

Arturo Cola, che con il padre Sergio difende Valter Lavitola, è tornato oggi, 17 agosto nel carcere di Rebibbia a Roma per incontrare l’assistito accusato di aver organizzato un attentato dinamitardo con modalità mafiose nei confronti del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, al quale lo legava una solida amicizia.
E entrando in carcere ha fatto una dichiarazione che, nell’ottica difensiva, rafforza la tesi dell’attentato organizzato solo per rafforzare la scorta del noto giornalista: «Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo».
Questo però non vuol dire che Ranucci sapesse, sottolinea Arturo Cola: «A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato».
Il legale ha poi aggiunto altre considerazioni: «L’unico vero ordine era quello che non si dovesse far male a nessuno. È una cosa importantissima che emerge dagli atti in epoca non sospetta, il 2 luglio, quando uno degli esecutori ha dichiarato spontaneamente che nessuno voleva far male a nessuno». Quindi: «Il movente raffigura una questione certamente di rilevanza rispetto all’opinione pubblica, ma per le questioni penalistiche è una questione che secondo noi incide poco: se l’ha fatto per il bene di Ranucci, per la questione politica o per proteggerlo, cambia poco».
Lo scontro sul movente
Proprio sulla spiegazione del movente – che può avere conseguenze sulla dinamica di aggravanti e attenuanti e quindi nell’eventuale pena – si gioca ora la sfida con la procura di Roma e i carabinieri del Nucleo investigativo che hanno curato le indagini. Lavitola, infatti, ha detto di aver organizzato un attentato «dimostrativo» per ottenere l’innalzamento della scorta a Ranucci, pur tenendolo all’oscuro del piano. La procura, e la gip Iole Moricca, sono convinte che l’intento fosse rafforzare un progetto politico che vedeva proprio Ranucci come protagonista (ma anche in questo caso il conduttore non conosceva il piano di Lavitola).
Nella seconda ricostruzione l’aggravante del metodo mafioso, che di per se aumenta le pene di un terzo, cade. E non è probabilmente un caso se proprio su questo punto si è concentrata la confessione di Lavitola, considerata dalla gip non piena proprio perché il movente non convince.
In vista dell’istanza di riesame, ieri Sergio Cola ha già rafforzato il punto legato alla scorta, facendo notare che Ranucci ha effettivamente visto aumentare la protezione dopo l’esplosione del 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione in provincia di Pomezia. Altro elemento che ha voluto sottolineare è stato quello legato al fatto che il conduttore avesse intuito, anche se non ha specificato quando (elemento che sarebbe dirimente per una sua incriminazione e, manco a dirlo, inciderebbe anche sul reato contestato a Lavitola), che Lavitola fosse dietro la bomba.
La richiesta di parlare col pm
Entrando in carcere Arturo Cola ha aggiunto: «Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell’udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima», ha detto. «Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse ma si tratta – aggiunge – semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee».
I primi a rafforzare la tesi di Lavitola potrebbero essere gli arrestati come esecutori materiali, in particolare Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, che giusto oggi, tramite il loro legale, chiederanno di essere nuovamente interrogati. Se parleranno del movente e soprattutto di aver capito chi, oltre a Clesio Tavares, li finanziò per l’attentato, potrebbe cambiare il quadro.

