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Report riaccende la partita sulla Vigilanza Rai, verso lo sblocco a settembre: «Avanti da soli se l’opposizione farà muro»

18 Agosto 2026 - 20:01 Luca Graziani
report vigilanza
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Nel pieno del caso Lavitola, con la bicamerale ancora paralizzata (ma forse ancora per poco), FdI annuncia interrogazioni sui costi della trasmissione: «Alla ripresa dei lavori porremo la questione. Se la minoranza non indicherà i nomi si dovrà procedere d’ufficio», spiegano a Open. E sulla presidenza arriva l’alt a un bis di Floridia
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Il caso Report si prepara a diventare l’innesco che farà ripartire la Commissione di Vigilanza Rai. Nel pieno dello scontro su Sigfrido Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Rai3, l’inchiesta del Tempo sui costi della trasmissione apre un nuovo fronte tra maggioranza e opposizione. Dal partito della premier annunciano un’interrogazione per chiedere chiarimenti ai vertici di viale Mazzini, ma l’organismo che sarebbe deputato a discutere del caso al momento non c’è. Dopo le dimissioni in blocco dei commissari dello scorso 2 luglio, infatti, la bicamerale non è stata ancora ricostituita.

Una situazione che nel centrodestra considerano ormai insostenibile e che, secondo quanto risulta a Open, alla ripresa dei lavori parlamentari porterà a una decisa accelerazione. «Non è che possiamo stare senza Commissione di Vigilanza. Non può valere il principio per cui l’opposizione si dimette dalle commissioni e queste non lavorano più, non si può fare», ragiona chi è a conoscenza del dossier.

La mossa a settembre: nomine anche d’ufficio

La strada immaginata è quella già percorsa per la Commissione d’inchiesta sul Covid. A settembre i presidenti di Camera e Senato potrebbero tornare a chiedere ai gruppi parlamentari di indicare i propri rappresentanti. E se Pd, M5s, Avs, Italia Viva e Azione dovessero confermare la linea dell’Aventino, nel centrodestra sono ormai convinti che si dovrà arrivare alla nomina d’ufficio dei commissari. Perché le dimissioni dell’opposizione non possono trasformarsi in un potere di veto permanente sul funzionamento di un organo parlamentare, è la lettura della maggioranza.

Il caso Report in cima ai dossier

Il caso Report offre adesso anche un argomento in più per sbloccare lo stallo. Fratelli d’Italia ha annunciato un’interrogazione dopo la pubblicazione delle cifre relative ai costi sostenuti per autori e giornalisti del programma. Una ricostruzione, quella del Tempo, contestata radicalmente dalla redazione di Report, secondo cui gli importi indicati non rappresenterebbero gli stipendi individuali, ma comprenderebbero anche le spese di produzione sostenute dagli inviati per realizzare le inchieste. Una replica accompagnata dall’annuncio di querele contro il giornale di Piazza Colonna e contro le testate che dovessero riprendere quelle che i giornalisti definiscono informazioni «false e scorrette».

La sede in cui fare chiarezza sulla vicenda, nelle intenzioni del centrodestra, dev’essere proprio la Vigilanza, che potrà chiedere conto dei numeri direttamente ai vertici Rai. Certo, al momento, con la commissione paralizzata, le interrogazioni si possono solo che annunciare: «È il tema che solleveremo a settembre», sottolineano. E alla domanda se dunque tutte le questioni che ruotano attorno a Report finiranno subito sul tavolo della nuova bicamerale, la risposta è un sì netto.

Nell’attesa non si escludono altre strade. Il senatore di FdI Matteo Gelmetti ha presentato un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso chiedendo al governo di verificare «la reale natura delle somme indicate» e di distinguere tra compensi e costi di produzione.

Anche Forza Italia spinge: «La Vigilanza dovrebbe approfondire»

Il caso Ranucci, infatti, continua ad alzare la temperatura in maggioranza. Dopo l’invito del leader della Lega Matteo Salvini a un passo indietro del conduttore, anche Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, è tornato a indicare proprio nella paralisi della Vigilanza uno dei nodi del caso Ranucci. «C’è una commissione parlamentare di Vigilanza Rai che dovrebbe approfondire. Non può farlo perché l’opposizione la tiene bloccata», ha detto in un’intervista a La Stampa.

Dall’altra parte, sul caso dei costi del programma, M5s e Avs accusano invece la maggioranza di utilizzare la vicenda per delegittimare la trasmissione e chiedono alla Rai di accertare come le informazioni riservate siano trapelate all’esterno. Lo stesso Ranucci ha definito «grave» la diffusione di «un documento interno strategico per l’azienda» e annunciato un’iniziativa davanti al Comitato etico Rai.

La presidenza all’opposizione, ma «non sia Floridia»

È in questo clima che il centrodestra vuole accelerare sullo sblocco della Vigilanza a settembre. Resta però il nodo più delicato: la presidenza. Dalla maggioranza ribadiscono a Open di non avere nessuna ambizione sulla guida dell’organismo, tradizionalmente affidata alle opposizioni. «Noi, anche se siamo in maggioranza e quindi abbiamo i numeri, non vogliamo prenderci la presidenza», assicurano. Una scelta dettata dalla prassi, viene sottolineato, e non imposta dal regolamento: «Non c’è scritto che l’opposizione debba avere la presidenza, come invece avviene con il Copasir», ma «speriamo che qualcuno della minoranza si faccia vivo. L’opposizione è variegata, vediamo… Per noi va bene anche il Pd, Avs, Italia Viva o altri, siamo aperti a discutere», sottolineano.

Con un’eccezione, però. La maggioranza non ha alcuna intenzione di riconfermare Barbara Floridia, la presidente uscente del Movimento 5 stelle che ha guidato la Vigilanza durante il lungo braccio di ferro sulla nomina di Simona Agnes. «Va bene tutto tranne lei, perché ha fallito totalmente», tagliano corto.

La strategia del centrodestra in caso di nuove dimissioni

La parola fine all’impasse sulla Vigilanza il centrodestra è intenzionato a metterla in ogni caso, anche se dopo una ricostituzione d’ufficio le opposizioni scegliessero nuovamente di dimettersi. È qui che ritengono di avere individuato la via per evitare un nuovo blocco.

Secondo la lettura che circola, una volta nominati (anche d’ufficio) i nuovi componenti, eventuali dimissioni non produrrebbero immediatamente un nuovo azzeramento: i commissari continuerebbero a essere considerati in carica fino alla loro sostituzione. «Ci sono precedenti, c’è proprio un precedente specifico che abbiamo individuato», spiegano. «Se loro si dimettono di nuovo e invece noi di maggioranza non ci dimettiamo, possiamo comunque portare avanti la Commissione», è il ragionamento. Comprese le «audizioni e le votazioni delle delibere».

Le opposizioni e il boomerang dell’Aventino

Uno scenario che trasformerebbe in possibile boomerang l’Aventino delle opposizioni, lasciando alla maggioranza l’appannaggio dei lavori, con un centrosinistra fuori dai giochi e a quel punto privo pure della presidenza. «Cosa che noi non vorremmo», chiariscono dal centrodestra, «ma la Commissione deve ripartire e ripartirà». Con Report in prima linea.

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