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Pd verso la Direzione, riformisti pronti a dare battaglia sulle primarie: «Non possiamo presentarci con la piattaforma del M5s»

01 Ottobre 2026 - 18:22 Luca Graziani
lorenzo guerini elly schlein
La minoranza non annuncerà domani un candidato alternativo a Schlein, ma intende farsi sentire sulle regole d'ingaggio e la linea del partito
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Nessun candidato da tirare fuori dal cilindro alla Direzione dem di domani. Almeno per ora. Ma i riformisti del Pd non hanno intenzione di lasciare fuori dalla discussione né le regole delle primarie né, soprattutto, il profilo politico con cui il partito arriverà al confronto con Giuseppe Conte e gli altri alleati. «Domani non annunciamo la candidatura», mette subito in chiaro a Open un esponente della minoranza dem. Anche perché l’ipotesi di un secondo nome interno al Pd, Giorgio Gori in testa, appare al momento improbabile nonostante i desideri di qualcuno, come anticipato da Open. «Purtroppo al momento sembra sia così», sottolineano.

Ma il punto, insistono i riformisti, non è più soltanto chi eventualmente potrebbe sfidare Elly Schlein ai gazebo. «Il problema non è il secondo nome. Il Pd è un partito plurale ed è forte quando è plurale, come alle europee. Si vuole valorizzare questa pluralità oppure no? Seconda candidatura, linea politica: questa è la questione che porremo domani». È infatti attorno a questo interrogativo che la minoranza si prepara alla Direzione nazionale convocata per venerdì 2 ottobre alle 11 al Nazareno, che si aprirà con la relazione della segretaria. Poi il passaggio successivo, l’Assemblea nazionale, chiamata anche ad affrontare la proroga del mandato di Schlein in scadenza a marzo 2027.

La battaglia sulle primarie

Una richiesta, però, è già definita. «Spingeremo per le primarie, perché c’è un pezzo di maggioranza che non le vuole», e nello specifico per quelle «a doppio turno», sottolineano. Il dualismo Schlein-Conte, infatti, da solo, viene considerata insufficiente a rappresentare tutte le anime della futura coalizione: «Delle primarie così sono strette, molto strette».

Primarie che tolgono il sonno, come detto, a parte del partito. Andrea Orlando, intervenendo oggi a Omnibus su La7, ha parlato di una «grandissima preoccupazione» nella base del partito indicando due rischi: quello di possibili condizionamenti del voto e, sul piano politico, quello di una «polarizzazione estrema». D’altronde, ha riconosciuto lo stesso Orlando, non essendosi finora consolidata un’alternativa, «la probabilità delle primarie» sta crescendo.

Per la minoranza dem, se i gazebo si faranno, tanto vale costruire regole che consentano di allargare davvero la competizione e arrivare eventualmente a un ballottaggio. È la proposta emersa nei giorni scorsi, insieme all’ipotesi raccontata da Open di una candidatura capace di raccogliere non soltanto una componente interna al Pd ma un’area più larga, dal partito fino al mondo centrista. Il nome resta quello di Giorgio Gori, ma domani, spiegano, non ci sarà alcuna investitura: «Non annunceremo la candidatura», tagliano corto.

Perché per valorizzare le varie anime del Pd «ci sono due modi: può esserci un secondo candidato oppure può esserci un profilo politico della segretaria del Pd», osservano. In altre parole, la richiesta di pluralismo non passa necessariamente da una candidatura alternativa a Schlein, ma può tradursi anche nella piattaforma con cui la segretaria si presenterà alle primarie. E su questo punto la minoranza intende aprire il confronto già domani.

Lo Statuto e il nodo del secondo candidato

Sul piano delle regole, la partita è aperta. Nei giorni scorsi il responsabile Organizzazione Igor Taruffi aveva indicato Schlein come unico candidato del Pd alle primarie, facendo sollevare qualche sopracciglio. Lo Statuto dem stabilisce effettivamente che il segretario nazionale venga proposto dal partito come candidato alla presidenza del Consiglio. Ma l’articolo 5, comma 3, prevede anche che, in caso di primarie di coalizione, sia l’Assemblea nazionale a stabilire «le modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature» in aggiunta a quella del segretario.

Ma la diatriba sullo statuto si intreccia anche con un’altra questione destinata a emergere: la proroga del mandato della segretaria e l’eventuale scelta di derogare al percorso congressuale ordinario. Sulla proroga, che dovrà passare dall’Assemblea, il confronto, fanno sapere, è già aperto.

«Il programma non è il discorso di Reggio Emilia»

Poi c’è il secondo fronte, quello del programma. Schlein ha indicato la strada di un programma da costruire insieme non soltanto a M5s e Avs, ma anche alle forze moderate e centriste. L’obiettivo ribadito nella segreteria di ieri è quello di accelerare sulla piattaforma comune, allargando il tavolo della coalizione, senza però dover sottoporre agli alleati una lista di punti inderogabili come quella redatta dai pentastellati con Nova, proprio in virtù dell’unità ambita dalla segretaria. «Il programma è già nelle battaglie portate avanti insieme in questi anni», è stato il ragionamento.

Dalla minoranza arriva però un avvertimento: il tentativo di costruire l’unità del centrosinistra non può e non deve tradursi, mettono in guardia, nell’assorbimento delle posizioni pentastellate. «Non si può pensare che il Pd si presenti con la stessa piattaforma del Movimento 5 Stelle», ribadiscono a Open. E anche su questo dunque si cercherà di allargare il dibattito di domani, perché «il programma non è il discorso di Reggio Emilia».

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