Roma, blitz degli influencer del degrado al voto sulla mozione contro l’islamofobia. Zossolo strappa la bandiera della Palestina. Le urla in aula – Il video
Urla, cori e una bandiera della Palestina strappata in aula consiliare a Roma. Ma anche uno schiaffo. È successo nel Municipio V, mentre in consiglio si discuteva una mozione contro l’islamofobia, presentata lo scorso 17 settembre da Pd, Roma Futura e Sinistra civica ecologista, poi approvata nella mattinata di oggi, 28 settembre. A rendere ancora più acceso il clima già rovente in sala, anche il blitz di alcuni influencer vicini ad ambienti di destra. A partire da quello di Massimiliano Zossolo, fondatore della pagina Instagram Welcome to Favelas, mentre tra il pubblico era presente anche Simone Carabella, noto per le sue iniziative contro il degrado nella Capitale e per le sue contestazioni alle iniziative della comunità islamica a Roma.
Il voto per la mozione contro l’islamofobia
«Qui nessuno è straniero», accompagnato dal canto di Bella Ciao, da una parte della sala. «Vergognatevi!», dall’altra, mentre gli oppositori alla mozione intonavano l’Inno di Mameli. Così tra cori, urla e qualche avvicinamento fisico, subito contenuto – fatta eccezione per uno schiaffo a Zossolo da parte di un presente – dagli agenti della Digos e dell’antisommossa della Polizia di stato, schierati in forze, il Consiglio del Municipio V ha discusso il provvedimento presentato dal capogruppo Pd Claudio Poverini insieme ad altri esponenti della maggioranza. La discussione, iniziata alle 9, è terminata poco dopo le 13.30, con voto finale favorevole alla mozione: 13 favorevoli e 6 contrari, mentre gli influencer hanno lasciato l’aula scortati. In sottofondo, le urla: «Fuori! Fuori!» e «Siamo tutti antifascisti».
La votazione è arrivata al termine di una lunga serie di interventi e dichiarazioni di voto. «La seconda religione nel nostro Municipio e in Italia è quella musulmana. Noi vogliamo stare con i nostri fratelli e le nostre sorelle», ha dichiarato Maurizio Mattana di Sinistra civica ecologista e tra i promotori della mozione. Filippo Riniolo, di Roma Futura, ha invece parlato di «un’onda marrone» che avrebbe cercato di «travolgere questo municipio», sostenendo che «la cittadinanza e il corpo democratico l’hanno fermata». A suscitare le reazioni più accese sono stati, però, gli interventi degli oppositori.
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Il blitz di Welcome To Favelas
Le contestazioni erano attese da giorni. Già dall’ingresso nel cortile del Municipio di via Perlasca, la presenza massiccia di Digos e forze dell’ordine segnalava il livello di tensione previsto per la seduta. Tra le presenze annunciate c’erano anche quelle di due esponenti dell’area della destra e del mondo che denuncia il degrado della Capitale, tra cui il fondatore di Welcome to Favelas, Massimiliano Zossolo, e l’influencer Simone Carabella. Insieme a loro, una decina di persone, armate di tricolore. La loro prevista partecipazione, ampiamente annunciata dai diretti interessati attraverso le loro pagine social, aveva spinto diverse realtà associative, sociali, culturali e politiche a organizzare in aula una manifestazione dal titolo «Il Municipio V è antirazzista».
A far salire ulteriormente la tensione, è stato proprio l’intervento di Zossolo. Iscritto a parlare, ha esordito sostenendo che alcune donne musulmane presenti in sala gli avessero chiesto di non essere riprese perché se «le loro immagini fossero finite online, i mariti potrebbero ripudiarle». Immediata la protesta da parte delle dirette interessate e del pubblico. Poi il riferimento alla Palestina, quando Zossolo ha utilizzato il termine «vendepatria», spiegando di volerlo riferire a chi, a suo dire, si sottomette a interessi esterni. Ha quindi mostrato un foglio con la bandiera palestinese, definendola «la bandiera dei vendepatria» per la sinistra in Italia, prima di strapparla tra le urla e le contestazioni della sala. Dal canto suo, Simone Carabella ha provato a intervenire in consiglio, senza che gli venisse però concesso di parlare.
La presenza in sala dell’ex terrorista Falessi
Nei giorni scorsi aveva fatto discutere anche la presenza alle discussioni preparatorie dell’ex terrorista Maurizio Falessi, militante delle Unità Comuniste Combattenti (UCC), organizzazione armata dell’estrema sinistra attiva negli anni Settanta. Condannato a undici anni per reati legati alla lotta armata, Falessi era rimasto latitante per anni ed era stato arrestato al Cairo nel 2004 – dopo anni passati in Algeria – insieme alla compagna Rita Algranati, ex brigatista condannata all’ergastolo per il caso Moro.
A difenderne la presenza, anche stamattina, è stato Claudio Poverini, capogruppo del Pd in consiglio e primo firmatario della mozione: «Falessi lo conosco da quando avevo 14 anni. Ha fatto i suoi errori, li ha pagati tutti. Ha fatto anni di carcere e non ho molto da dire su questa questione. So che fa attività con la sua cooperativa, rispondendo a dei bandi». Poverini ha poi ridimensionato anche il significato della fotografia che lo ritraeva mentre parlava con Falessi e Ahmed Val, presidente della Comunità Islamica Roma: «Hanno montato un caso sostenendo che fossimo terroristi, ma non è così. Ahmed stava solo ringraziando Falessi dell’intervento».
Che cosa prevede la mozione
Il documento impegna il Municipio a integrare il contrasto all’islamofobia nelle proprie politiche sociali, culturali ed educative, a istituire un tavolo territoriale sulle discriminazioni religiose e a creare, in collaborazione con Unar e Oscad, un punto di ascolto per raccogliere segnalazioni anche in forma anonima. È prevista inoltre una mappatura degli spazi utilizzati per il culto, finalizzata alla verifica delle condizioni di sicurezza e della regolarità urbanistica: «Ma non significa che vengano così sanati dove ci sono delle irregolarità», precisa Poverini.
Il provvedimento prevede anche iniziative educative contro gli stereotipi e impegna il presidente del Municipio a coinvolgere Comune, Regione, Governo e Parlamento sul tema dell’edilizia di culto, della normativa regionale e delle proposte di legge nazionali sulla libertà religiosa e sui rapporti con l’Islam italiano. Entro sei mesi il Municipio dovrà inoltre presentare una relazione sullo stato di attuazione della mozione. L’obiettivo dichiarato è favorire un contesto nel quale le differenze religiose possano essere discusse e criticate, senza diventare motivo di esclusione o discriminazione.
Che cosa intende per islamofobia
Una parte consistente della mozione è dedicata alla definizione di islamofobia, indicata nel documento anche come «razzismo antimusulmano». Il testo fa riferimento a forme di pregiudizio, ostilità e discriminazione rivolte ai musulmani o alle persone percepite come tali. Tra gli esempi vengono citate le discriminazioni legate al nome, all’aspetto, all’abbigliamento, alla lingua o al quartiere di residenza, ma anche la rappresentazione dei musulmani come una comunità omogenea o responsabile del comportamento di singoli individui.
Il documento include inoltre tra le possibili forme di discriminazione gli ostacoli nell’accesso al lavoro, alla casa, all’istruzione, alla sanità e ai servizi pubblici, oltre alle discriminazioni che possono colpire in particolare le donne musulmane e la partica di indossare il velo. La mozione precisa però che non rientrano nella definizione la critica, anche radicale, delle religioni e delle loro pratiche, la satira e la denuncia del fondamentalismo, dell’antisemitismo, del sessismo e dell’omofobia.
La realtà del V Municipio
Il voto arriva al termine di mesi nei quali la presenza islamica nel territorio è stata al centro di diverse polemiche. A luglio aveva fatto discutere la decisione di una piscina del Municipio di riservare alcune fasce orarie del mese di agosto al solo accesso delle donne. Il Municipio V è inoltre uno dei territori della Capitale con la maggiore presenza di residenti stranieri. Secondo l’Annuario statistico di Roma Capitale, rappresentano il 18,4% della popolazione residente, il quarto dato più alto tra i municipi romani. La comunità più numerosa è quella bengalese, con 9.661 persone, pari al 22,5% degli stranieri residenti nel territorio. Nella parte orientale del Municipio sono presenti anche diversi centri culturali islamici, alcuni dei quali ospitati in locali commerciali, magazzini e seminterrati.

