Il festino a base di droga e alcol e la lite per 50 euro, cosa sappiamo dell’omicidio di Fabio Colapietro: «Non so come l’ho ucciso»

Una festa a base di droga e alcool cominciata domenica sera e proseguita per quattro giorni, si è conclusa con l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, e con il tentativo di disfarsi del suo corpo, smembrato e gettato come un rifiuto in sacchi neri coperti con della calce a presa rapida. È la follia collettiva che si è consumata in un appartamento di via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria, nella periferia nord di Torino, dove viveva la professoressa di Lettere Nicole Formichetti, 47 anni.
La festa di quattro giorni e il litigio per i 50 euro
Per l’omicidio è stato fermato Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che durante l’udienza di convalida ha raccontato di non ricordare con precisione come sia morto Colapietro. Secondo la sua versione, tra i due sarebbe scoppiata una lite dopo che il 39enne gli avrebbe sottratto 50 euro mentre dormiva. «C’è stata una lite e una lotta», ha riferito il giovane, spiegando di non sapere «come l’ho ucciso».
Il 26enne ha raccontato anche che, dopo la colluttazione, Colapietro «era a terra nel soggiorno». Gli altri presenti, tra cui la professoressa di lettere e Keith Butig, 22 anni – entrambe accusate di favoreggiamento e occultamento di cadavere – non avrebbero capito immediatamente che fosse morto. «Abbiamo provato a rianimarlo per due ore con il massaggio cardiaco», ha detto agli inquirenti De Oliveira Morando.
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Il tentativo di occultare il corpo e le diverse versioni delle donne
E quando si sono resi conto che non c’era più nulla da fare, sarebbe iniziato il tentativo di nascondere il cadavere. Il giovane ha riferito che il gruppo era andato ad acquistare sacchi e calce e che alcune parti del corpo erano state portate verso la Dora. Altri resti sono stati trovati nell’appartamento, nel bagno, mentre le interiora erano state abbandonate lungo il fiume, nella zona di corso Giulio Cesare. Il racconto del 26enne, però, non coincide completamente con quello delle due donne presenti nell’appartamento.
Il festino dell’orrore
A organizzare l’incontro sarebbe stata proprio Formichetti, che aveva invitato Butig e De Oliveira Morando. Colapietro sarebbe arrivato successivamente dopo aver consegnato la droga nell’appartamento. Il 39enne, indicato come «cavallino» di uno spacciatore, sarebbe rimasto con gli altri a consumare le sostanze. Secondo quanto riferito da De Oliveira Morando, durante il party sarebbero state consumate diverse droghe, tra cui crack, lsd, funghi allucinogeni, hashish e sostanze sintetiche. La festa sarebbe proseguita tra domenica e lunedì, fino a quando le sostanze avrebbero iniziatoa scarseggiare.
A quel punto Colapietro sarebbe uscito dall’abitazione per procurare un’altra fornitura, tornando alcune ore dopo. È nella fase successiva che, secondo il racconto del 26enne, sarebbe avvenuta la lite culminata nell’omicidio. Gli investigatori devono ora ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore successive. La Squadra mobile, coordinata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dalla sostituta Lea Lamonaca, sta cercando di incrociare i diversi racconti e di chiarire anche la dinamica dello smembramento e gli spostamenti compiuti per liberarsi dei resti.
Le versioni delle due donne
Butig respinge l’accusa di aver partecipato all’omicidio e allo smembramento. Attraverso il suo avvocato, Francesco Rotella, ha riferito di essere rimasta in un’altra stanza durante il delitto. Ammette soltanto di aver comprato alcuni sacchi neri. Dopo essere uscita dall’appartamento, racconta di aver «vagato per circa un giorno e mezzo» prima di tornare dalla famiglia.
Anche la posizione della professoressa Formichetti è al vaglio degli investigatori. La donna è stata trovata nell’appartamento, dove erano ancora presenti resti del cadavere. I suoi legali, Alessandro Bellina e Chiara Romano, hanno spiegato che al momento è «sconvolta» e che non sarebbe stata nelle condizioni di rispondere alle domande durante l’interrogatorio. Formichetti, originaria di Rieti, aveva ottenuto un contratto a tempo indeterminato a Torino e insegnava Lettere in un istituto superiore di Ciriè. Secondo quanto riferito, da alcune settimane non si sarebbe presentata a scuola.
La fuga e la telefonata alla madre
Dopo l’omicidio, De Oliveira Morando sarebbe rimasto nell’appartamento per alcuni giorni. Giovedì sera, però, avrebbe deciso di andarsene. «Non ce la facevo più», ha spiegato, raccontando di aver chiamato la madre. Sarebbe stata lei a denunciarlo. «Piangeva disperato, gli ho detto che doveva fare la cosa giusta», ha raccontato la donna. De Oliveira Morando, padre di un bambino di quattro anni, era già seguito dal Centro di salute mentale e dal SerD. In passato era stato arrestato per aver rubato vino, olio e attrezzi dalle cantine del palazzo in cui viveva con la famiglia, a Mirafiori.
I tre protagonisti della vicenda sono stati fermati e devono rispondere, a vario titolo, delle accuse legate all’omicidio e all’occultamento del cadavere. La pm Lea Lamonaca ha chiesto per tutti la custodia cautelare. Il gip Antonio Borretta si è riservato la decisione dopo le udienze di convalida e gli interrogatori di garanzia. Resta da chiarire il ruolo preciso avuto da ciascuno dei tre nella morte di Colapietro e nelle operazioni successive. Le dichiarazioni rese finora, infatti, presentano divergenze che gli investigatori dovranno ora verificare.
Foto copertina: ANSA/FACEBOOK | Nella combo, da sinistra, Fabio Colapietro, Nicole Formichetti e Christian Matheus De Oliveira, Torino, 26 settembre 2026

