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Fabio Colapietro fatto a pezzi a Torino, parla la madre del presunto killer: «Piangeva, era sconvolto. È stato lui a chiamare il 112»

26 Settembre 2026 - 15:15 Cecilia Dardana
madre Christian Matheus De Oliveira Morando fabio colapietro
madre Christian Matheus De Oliveira Morando fabio colapietro
La madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, accusato dell'uccisione e dello smembramento di Fabio Colapietro, ricostruisce i momenti prima dell'arresto: «Non capivo cosa fosse successo, l'ho pregato di fare la cosa giusta. Poi mi ha passato il telefono per parlare con la polizia»
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«Mio figlio era disperato, continuava a piangere, a dire cose… era sconvolto, quindi non capivo. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva fare la cosa giusta». A parlare, dal citofono del suo stabile nella periferia Sud di Torino, è la madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, il 26enne originario di Chivasso fermato per l’omicidio e lo smembramento di Fabio Colapietro, il cui corpo a pezzi è stato rinvenuto nella notte tra giovedì e venerdì all’interno di un appartamento in Borgo Vittoria. La donna ha voluto precisare la dinamica che ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, smentendo le prime ricostruzioni secondo cui sarebbe stata lei a denunciare il figlio autonomamente: «È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io come state mettendo sui giornali». Per l’omicidio sono state fermate anche Nicole Formichetti, insegnante di 47 anni e la 22enne italo-filippina Keith Butig, accusate di concorso in soppressione di cadavere e favoreggiamento.

L’incontro in piazza Rebaudengo e la telefonata al 112

Il racconto della donna ripercorre le ore di giovedì sera, quando il figlio l’ha contattata per chiederle di raggiungerlo nella zona Nord della città, a poca distanza dal luogo del delitto. «Mi ha detto dov’era, però non era all’indirizzo della persona trovata poi morta. Mi ha detto di andare in zona Rebaudengo e li ho trovati in piazza Rebaudengo, e da lì l’ho pregato di chiamare la polizia», ha spiegato. Una volta avviata la telefonata al numero unico di emergenza, tuttavia, il 26enne non riusciva ad articolare i fatti a causa dell’estrema agitazione: «Quando parlava con il 112 parlava molto agitato, non si capiva bene. Gli hanno chiesto se c’era qualcuno e ha detto “c’è mia madre”. Mi ha passato il telefono e allora ho parlato».

Il blitz della polizia e la distanza dalla vita del figlio

Durante il breve colloquio con l’operatore del 112, neanche la madre era in grado di fornire dettagli precisi su quanto accaduto all’interno dell’alloggio di via Gulli. «Ho detto: “Venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno”. Mi hanno chiesto “che cosa?” e ho detto “non lo so, venite per chiedere direttamente a lui”. E così hanno fatto», ha concluso la donna, descrivendo il momento che ha preceduto l’arrivo delle pattuglie e il successivo fermo del giovane. Rispondendo alle domande dei cronisti sulle frequentazioni e sulla quotidianità del 26enne, la madre ha rimarcato la netta distanza dalla vita condotta dal figlio negli ultimi tempi: «Non so, io non conosco nessuna delle persone che frequenta. Io frequento tutt’altra gente. Lui non abitava più qua da una vita».

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