Schlein avverte gli alleati: «Sul programma uno non vale uno». E sulla leadership: «Normale che guidi chi prende un voto in più»
«Generosi sì, ingenui no». Elly Schlein durante la sua relazione alla Direzione nazionale del Pd mette qualche paletto prima che si apra il tavolo del programma del centrosinistra. Il primo riguarda il peso dei partiti nella coalizione. «Il programma si scrive con tutta l’alleanza», assicura la segretaria. Ma «non è che uno vale uno in quella discussione». Il secondo riguarda la leadership: «In qualsiasi altro Paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione, perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più. Non è egemonia, è democrazia». E se gli alleati non saranno d’accordo, la strada resta quella dei gazebo: «Siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme».
È l’occasione per Schlein di rivendicare il lavoro fatto in questi anni, dettando le priorità che il Pd metterà sul piatto nel confronto con gli alleati. Nei giorni scorsi infatti Giuseppe Conte è tornato sul tema ribadendo che i Cinque Stelle sono pronti e attendono gli altri partiti, mentre nel Pd i riformisti sono tornati a chiedere alla segretaria una proposta dem riconoscibile da portare al tavolo sul programma comune.
«Abbiamo aspettato gli altri finora»
«Questo è ciò che io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso, dopo le regionali: un grande percorso di ascolto fatto insieme attraverso il Paese», spiega Schlein rispondendo alle sollecitazioni arrivate dal M5s. Poi aggiunge: «Legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest’anno». Il riferimento implicito è a Nova. «Noi il nostro l’abbiamo fatto a febbraio per essere pronti già il giorno dopo il referendum», rivendica Schlein. E quindi: «Abbiamo aspettato gli altri finora e noi ci siamo anche domani».
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Con un avvertimento, però: che il Pd non intende essere considerato una forza equivalente alle altre indipendentemente dai rapporti elettorali. «Il programma si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi, ma non è che uno vale uno». La segretaria ricorda che i dem sono «saldamente il primo partito di opposizione» e hanno ottenuto «il doppio dei voti delle altre forze alle europee, alle regionali e alle comunali».
Poi la domanda rivolta alla platea del Nazareno: «Se fossimo rimasti al gennaio 2023, con il Partito Democratico al 14% dei sondaggi e quindi seconda forza di opposizione, pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito oggi? Io penso di no». Da qui l’affondo: «Avevano scommesso che ci saremmo scissi e invece siamo più uniti che mai. Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi e invece sono arrivata alla fine del mandato».
Leadership, prima l’accordo poi eventualmente le primarie
Schlein ribadisce che la discussione sul candidato premier deve arrivare soltanto dopo quella sui contenuti. «Prima il programma comune, poi la guida, perché chi guida deve guidare l’intera alleanza, non soltanto il suo partito». Ma ha chiarito anche quale sarebbe per lei la soluzione naturale una volta definita la piattaforma comune, il candidato premier lo fa «chi prende un voto in più». Sul modello del centrodestra insomma. «Non è egemonia, è democrazia».
È la linea che la segretaria aveva già indicato nelle scorse settimane: un accordo sulla leadership del partito più votato oppure, se non ci sarà l’intesa, il ricorso alle primarie. «Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti» a vincerle, «avendo poi grande cura di rappresentare tutti e quelle diverse sensibilità che è normale che ci siano tra forze politiche che sono alleate, ma non sono la stessa».
Il nodo Ucraina: «Troveremo una sintesi alta»
È soprattutto sulla politica estera che rimane infatti da sciogliere più di qualche distanza tra gli alleati. Sull’Ucraina Schlein non nasconde distinguo: «Ci sono su alcuni punti sensibilità diverse, anche su punti dirimenti. Se così non fosse saremmo semplicemente uno stesso partito».
Ma sulla linea del Pd sgombra il campo dai dubbi: «Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino che subisce un’aggressione criminale da parte della Russia». Allo stesso tempo però l’Europa assuma l’iniziativa: «Per costruire la pace non possiamo aspettare che cada l’ultimo fucile. L’Unione deve nominare adesso un negoziatore unico europeo». Con gli alleati si potrà trovare «un punto di sintesi all’altezza», su questo la segretaria si dice «fiduciosa».
Lo scontro con Meloni: «Le dico dieci cose vere»
Nella relazione di oltre un’ora non manca una stoccata a Giorgia Meloni. «Siccome recentemente mi ha chiesto di dirle una cosa vera, io gliene sto dicendo dieci, coi numeri alla mano», dice Schlein, riferendosi all’attacco della premier dal palco di Fenix, il 20 settembre. Poi mette in fila le critiche su pressione fiscale, salari, costo dell’energia, povertà, rinuncia alle cure e natalità. «Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano», attacca la segretaria.
La replica di Meloni arriva poco dopo su Facebook. «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani», scrive la premier. E aggiunge: «Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità».

