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Vendemmia 2026, il paradosso del vino italiano: scorte record e prezzi in calo, i produttori sperano in un raccolto ridotto

26 Agosto 2026 - 11:43 Alba Romano
vendemmia 2026
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Nonostante il taglio delle rese deciso dai Consorzi e la siccità, la produzione di vino supera le capacità assorbitive del mercato. L'analisi sul Sole 24 ore
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Una vendemmia paradossale scuote il settore vitivinicolo italiano: i produttori si trovano oggi a sperare in un raccolto scarso per evitare che l’eccesso di offerta travolga un mercato già in forte sofferenza. Del fenomeno ne parla oggi Il Sole 24 ore. Nonostante la siccità e l’assenza di escursione termica abbiano disidratato le uve riducendone il peso, la flessione produttiva prevista per l’annata 2026 non sarà sufficiente a riequilibrare la situazione.

La crisi di mercato e i numeri del settore

Al 31 luglio, secondo i dati riportato sul quotidiano economico, si contavano 45,6 milioni di ettolitri di vino e mosti invenduti nelle cantine (+8,2% su base annua), un volume pari a un’intera vendemmia aggiuntiva. A giugno i vini sfusi Doc sono scesi a una media di 1,57 €/litro (-7%), mentre i vini comuni hanno registrato un calo del 19%. Nei primi cinque mesi dell’anno le esportazioni sono scese del 7% (3 miliardi di euro totali), trainate dal crollo del mercato statunitense (-15%). La produzione lorda vendibile quindi si attesta su una media di 4.000–5.000 €/ettaro a fronte di costi di gestione che toccano i 7.000 €/ettaro.

Le contromisure dei Consorzi e il nodo normativo

Per arginare la sovrapproduzione, numerosi consorzi di tutela hanno deliberato scatti al ribasso sulle rese massime di uva per ettaro. Secondo l’Unione Italiana Vini (UIV), la soglia massima sostenibile per l’attuale mercato sarebbe di 35-38 milioni di ettolitri. Tuttavia, il semplice taglio delle rese Doc rischia di rivelarsi inefficace: le uve eccedenti possono infatti essere convertite in vini Igt o comuni. L’UIV chiede di introdurre un tetto produttivo assoluto per ettaro — sul modello francese — e di contrastare con fermezza le pratiche illecite (come la vinificazione abusiva di uva da tavola e i vigneti non censiti) per evitare l’abbandono dei terreni, inclusi quelli nei territori patrimonio UNESCO.

(in foto di Kym Ellis su Unsplash)