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Attentato a Ranucci, interrogatorio fiume per i presunti esecutori: «Non conoscevamo il giornalista e Lavitola. Parlavamo solo con Tavares»

27 Agosto 2026 - 20:43 Alba Romano
attentato ranucci interrogatorio esecutori
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Hanno risposto a tutte le domande dei magistrati Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro indagati come presunti esecutori materiali dell’attentato contro Sigfrigo Ranucci. Il loro interrogatorio è cominciato questa mattina ed è terminato solo alle 19, dopo circa nove ore dall’ingresso degli avvocati nel carcere di Rebibbia. «Hanno risposto a tutte le domande dei pm, non si sono sottratti. Domani depositeremo istanza di attenuazione delle misure cautelari», dicono gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri parlando con i cronisti dopo l’interrogatorio.

Il ruolo del factotum Tavares

Davanti agli inquirenti, D’Avino e Passariello avrebbero confermato ciò che c’è scritto nella prima ordinanza di custodia cautelare, ossia che fu Clesio Gomes Tavares, factotum di Valter Lavitola, a chiedergli di collocare l’ordigno sotto casa di Ranucci. «D’Avino e Passariello hanno avuto rapporti solo con Tavares. Hanno confermato che non volevano far male a nessuno e che non conoscevano Ranucci, né Lavitola», hanno detto i loro avvocati.

L’aggravante mafiosa

Questa mattina, prima di entrare a Rabibbia, l’avvocato Pagliarulo, aveva spiegato così ai cronisti la linea difensiva: «L’obiettivo di questo interrogatorio è anche cercare di far cadere l’aggravante mafiosa, di spiegare appunto dei dettagli che possano portare a far cadere questa aggravante. Sicuramente, daranno la loro versione dei fatti e a fronte di questo noi riteniamo che non ci sia questa aggravante, ma che già da tempo sia caduta».

Foto copertina: ANSA/Angelo Carconi | Il carcere di Rebibbia, a Roma