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«Sei un mongolo», bufera sulla pubblicità di una palestra di Grosseto: il Garante della disabilità la fa rimuovere

28 Agosto 2026 - 22:15 Olga Colombano
La denuncia di Diego Montani: «Il termine usato come metafora negativa diventa uno strumento di discriminazione»
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«Ci è stato insegnato che se giochi da grande sei un mongolo». È la frase comparsa in una campagna pubblicitaria pubblicata sui social da una palestra di Grosseto, finita al centro delle critiche per l’uso di un termine in senso dispregiativo. La parola «mongolo» viene, infatti, utilizzata nel messaggio come sinonimo di incapacità o ridicolo, trasformando una condizione legata alla disabilità in un insulto. A intervenire è stato Diego Montani, Garante della disabilità del Comune di Grosseto, che ha chiesto alla palestra di rimuovere il contenuto. Secondo Montani, l’utilizzo di quel linguaggio rischia di rafforzare stereotipi e pregiudizi nei confronti delle persone con disabilità. La palestra ha accolto la richiesta e ha rimosso il post oggi.

La reazione del garante delle disabilità

A contestare la campagna era stato Montani, che aveva detto di comprendere «l’intento ironico e ludico» della pubblicità, ma di non poter considerare appropriata la scelta delle parole. «Le parole non sono neutre», aveva spiegato il Garante, sottolineando come il termine «mongolo», utilizzato in quel contesto come metafora negativa, possa diventare uno strumento di discriminazione. Montani aveva quindi invitato la palestra a rimuovere la pubblicità. «La dignità delle persone non può essere il termine di paragone per suscitare ilarità», ha scritto, aggiungendo che la sfida culturale dovrebbe essere quella di «scardinare i pregiudizi senza crearne o rafforzarne altri». «Una società civile è quella nella quale nessuno viene lasciato indietro, nemmeno attraverso le parole», ha concluso poi Montani.

La palestra rimuove il post ma contesta il metodo

La palestra ha infine rimosso il contenuto e il titolare ha espresso pubblicamente il proprio «sincero rammarico» per l’espressione utilizzata, riconoscendone l’inappropriatezza. A comunicarlo è stata l’avvocata Giuliana Romualdi, che assiste il proprietario della struttura. La legale, però, ha contestato il modo in cui il Garante ha affrontato la vicenda. Secondo Romualdi, prima di intervenire pubblicamente sarebbe stato preferibile cercare un confronto diretto con la palestra, attraverso «l’interlocuzione riservata o l’invito formale». L’avvocata sostiene infatti che la diffusione pubblica della contestazione abbia finito per esporre il titolare a una «gogna mediatica», senza la possibilità di intervenire per correggere il contenuto.

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