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Tre motivi per cui il taglio delle accise è un intervento errato: l’analisi di Cottarelli

29 Agosto 2026 - 07:48 Alba Romano
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L'economista al Corriere della Sera analizza lo strumento usato finora da Palazzo Chigi. Nel 2022 per esempio il taglio è andato migliorare la vita di cittadini con un reddito superiore alla media
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Il governo ha prorogato fino al 5 settembre il taglio di 17 centesimi delle accise sul gasolio, una misura adottata per contenere i rincari di greggio e raffinati. Tuttavia, sottolinea oggi l’economista Carlo Cottarelli sul Corriere della Sera, l’uso del taglio fiscale come risposta ai picchi di prezzo del carburante presenta notevoli criticità strutturali.

Ne hanno beneficiato i ricchi

Secondo l’ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale aver ridotto le accise significa erogare un sussidio a pioggia che avvantaggia soprattutto le fasce di reddito medio-alte, le quali consumano più carburante. I dati dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) relativi al taglio del 2022 mostrano che il 68% del sussidio è andato a cittadini con un reddito superiore alla media e il 10% più benestante ha catturato quasi il 18% delle risorse.

Il rischio distorsione dei mercati

In un’economia di mercato, l’aumento dei prezzi segnala la scarsità di una risorsa e incentiva l’efficienza. Ridurre artificialmente il prezzo alla pompa annulla lo stimolo a ridurre i consumi in un momento di minor disponibilità della materia prima. Se la domanda globale non cala a fronte di una scarsità dell’offerta, il rischio concreto è di passare dai rincari al razionamento.

Assenza di uno shock insostenibile per la famiglia media

Infine per Cottarelli lo Stato dovrebbe impiegare denaro pubblico solo per contrastare shock finanziari che i cittadini non possono affrontare autonomamente. I dati Istat mostrano che la famiglia media italiana (con un reddito netto di 3.400 €/mese nel 2026) ha subito impatti moderati rispetto alla propria capacità di spesa. A riprova del fatto che gli aumenti non abbiano bloccato la mobilità, i consumi complessivi di carburante in Italia sono risultati in aumento rispetto al 2025. Per l’economista le risorse pubbliche vanno concentrate esclusivamente sui nuclei familiari a basso reddito tramite sussidi diretti. E infine il nodo dei nodi: la perdita di potere d’acquisto generale si affronta adeguando i salari nei rinnovi contrattuali nazionali, facendo leva sui margini di profitto accumulati dalle imprese negli ultimi anni, non applicando sconti fiscali indifferenziati sui carburanti.