Ranucci-Lavitola, la truffa in Zimbabwe e le mail prima della svolta giudiziaria: «Dammi i dati del corruttore» – Il video

Il 5 luglio del 2026, pochi giorni prima dell’accusa a Valter Lavitola di essere il mandante dell’attentato a Campo Ascolano, usciva su un giornale dello Zimbabwe una rara intervista internazionale a Sigfrido Ranucci. Tema della conversazione con il giornalista Kenneth Nyangani, il business del carbon credit – lo stesso in cui era attivo Lavitola – e i sospetti su un presunto caso di corruzione internazionale su cui Ranucci sostiene che Report stia indagando (elemento confermato anche a Open). Il caso «rischia di coinvolgere direttamente la reputazione del presidente Emmerson Mnangagwa», spara The Standard nel presentare l’intervista sulla base delle parole di Ranucci. Il quale pochi giorni prima, il 29 giugno, gira il testo dell’articolo che dovrà uscire al sodale Valter Lavitola. Obiettivo reale, come si evince dalle e-mail intercettate e mandate in onda dal Tg1, raccogliere dal faccendiere stesso altre informazioni utili all’inchiesta giornalistica su cui stava lavorando.
Le mail tra Ranucci e Lavitola scovate dal Tg1
«Poi con calma mi devi dare i dati del corruttore millantatore», scrive Ranucci a Lavitola il 29 giugno, come si legge nella mail scoperta dall’inviato del Tg1 Martino Villosio. A quanto risultava a Ranucci infatti, alcuni imprenditori italiani lamentavano di essere stati truffati da un socio locale. «Sì certo. Per inserire nell’intervista?», chiede Lavitola collaborativo. «Non la metterei nell’intervista, serve per nostra inchiesta», replica Ranucci. L’intervista invece ieri è stata rimossa in fretta e furia dal sito di The Standard. Ma ora verrà acquisita dalla procura di Roma. «Report si era già occupata di carbon credit, normale che continuasse ad indagare il tema», ha fatto sapere Ranucci tramite il suo legale.
I sospetti di truffa sul carbon credit
Il 30 giugno l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato. Il 4 luglio la perquisizione a Lavitola. E subito dopo la pubblicazione dell’intervista sui carbon credit, sul quale l’imprenditore del Cefalù Bistrò aveva investito e fatto investire. Nel colloquio, riportato dal Fatto Quotidiano, si legge di un’inchiesta che Ranucci starebbe portando avanti nel settore del carbon credit e della corruzione in Zimbabwe (Kenneth Nyangani sostiene che una squadra di giornalisti investigativi di Report è pronta a partire per il paese africano). E anche di un caso legato a investitori italiani e a un «socio locale, titolare di una quota di minoranza». Che avrebbe «inviato messaggi presentandosi come persona vicina al Presidente dello Zimbabwe, mentre venivano avviate azioni legali inizialmente ritenute con scarse probabilità di successo».
Gli affari di Lavitola
Ranucci conferma di aver «contattato direttamente l’Ambasciata dello Zimbabwe in Italia». E che «l’Ambasciatore, pur essendo molto cortese, ha fornito una collaborazione limitata». Mentre «un alto funzionario dell’Ambasciata si è dimostrato molto disponibile». Sostenendo che la «persona che sostiene di agire per conto del Presidente sia in realtà un impostore».
Future Awaits Holding
Lavitola nel maggio 2025 stava vivendo problematiche con il business di Future Awaits Holding, l’azienda dei carbon credit. A causa delle restrizioni antiriciclaggio disposte in Zimbabwe. Dove l’azienda voleva acquisire licenze per 96 mila ettari destinati alla generazione di crediti. Il 29 ottobre 2025, due settimane dopo l’esplosione della bomba di Pomezia, la Kreston Zimbabwe, annuncia di voler abbandonare la collaborazione con la Future Awaits Holdings. Quattro giorni dopo Ranucci è a cena al Cefalù Bistrò, dove incontra i soci italiani di Lavitola. Ovvero Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, che sono anche i datori di lavoro del figlio, Giuseppe Lavitola.
La cena al Cefalù
«Siccome a Report ci eravamo occupati del carbon credit», ha sostenuto Ranucci, «ho spiegato come si potevano fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore». A dicembre Benjamin Chimutengo (gestore del progetto di Lavitola, De Marchi e Mazzoni in Zimbabwe) scrive a Kreston e alla società di revisione Deloitte: «Al dr. Lavitola è proibito dirigere, essere socio o partecipare direttamente o indirettamente a progetti carbon nel Paese. Ha fallito i controlli antiriciclaggio-antiterrorismo». Poi Chimutengo viene licenziato. Ad aprile l’Alta corte di Harare lo reintegra. A giugno Ranucci viene intervistato e invia il testo dell’intervista a Lavitola. Pochi giorni dopo l’ex conduttore di Report scoprirà le accuse della procura sul mandante dell’attentato nei suoi confronti.

