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La strana intervista a Sigfrido Ranucci sui carbon credit in Zimbabwe

03 Settembre 2026 - 06:47 Alessandro D’Amato
sigfrido ranucci intervista carbon credit zimbabwe valter lavitola
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Uscita poche ore prima delle accuse a Lavitola sull'attentato. Si parla di un'inchiesta sul settore e sulla corruzione nel paese. Dove l'imprenditore era in difficoltà per le norme antiriciclaggio
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Il 5 luglio del 2026, pochi giorni prima dell’accusa a Valter Lavitola di essere il mandante dell’attentato a Campo Ascolano, Sigfrido Ranucci rilasciava un’intervista a The Standard, giornale dello Zimbabwe. L’argomento? I carbon credit. Firmata da Kenneth Nyangani, l’ha scoperta Martino Villosio, inviato del Tg1. E subito dopo è stata cancellata dal web. E c’è di più: il testo dell’intervista era stato anticipato da Ranucci a Lavitola in uno scambio di mail del 29 giugno.

L’intervista di Ranucci sui carbon credit

Il 30 giugno l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato. Il 4 luglio la perquisizione a Lavitola. E subito dopo la pubblicazione dell’intervista sui carbon credit, sul quale l’imprenditore del Cefalù Bistrò aveva investito e fatto investire. Nel colloquio, riportato dal Fatto Quotidiano, si legge di un’inchiesta che Ranucci starebbe portando avanti nel settore del carbon credit e della corruzione in Zimbabwe (Kenneth Nyangani sostiene che una squadra di giornalisti investigativi di Report è pronta a partire per il paese africano). E anche di un caso legato a investitori italiani e a un «socio locale, titolare di una quota di minoranza». Che avrebbe «inviato messaggi presentandosi come persona vicina al Presidente dello Zimbabwe, mentre venivano avviate azioni legali inizialmente ritenute con scarse probabilità di successo».

Gli affari di Lavitola

Ranucci conferma di aver «contattato direttamente l’Ambasciata dello Zimbabwe in Italia». E che «l’Ambasciatore, pur essendo molto cortese, ha fornito una collaborazione limitata». Mentre «un alto funzionario dell’Ambasciata si è dimostrato molto disponibile». Sostenendo che la «persona che sostiene di agire per conto del Presidente sia in realtà un impostore». Il Fatto sostiene di aver chiesto conto a Ranucci dell’intervista ma di non aver ricevuto risposta.

Future Awaits Holding

Lavitola nel maggio 2025 stava vivendo problematiche con il business di Future Awaits Holding, l’azienda dei carbon credit. A causa delle restrizioni antiriciclaggio disposte in Zimbabwe. Dove l’azienda voleva acquisire licenze per 96 mila ettari destinati alla generazione di crediti. Il 29 ottobre 2025, due settimane dopo l’esplosione della bomba di Pomezia, la Kreston Zimbabwe, annuncia di voler abbandonare la collaborazione con la Future Awaits Holdings. Quattro giorni dopo Ranucci è a cena al Cefalù Bistrò, dove incontra i soci italiani di Lavitola. Ovvero Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, che sono anche i datori di lavoro del figlio, Giuseppe Lavitola.

La cena al Cefalù

«Siccome a Report ci eravamo occupati del carbon credit», ha sostenuto Ranucci, «ho spiegato come si potevano fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore». A dicembre Benjamin Chimutengo (gestore del progetto di Lavitola, De Marchi e Mazzoni in Zimbabwe) scrive a Kreston e alla società di revisione Deloitte: «Al dr. Lavitola è proibito dirigere, essere socio o partecipare direttamente o indirettamente a progetti carbon nel Paese. Ha fallito i controlli antiriciclaggio-antiterrorismo». Poi Chimutengo viene licenziato. Ad aprile l’Alta corte di Harare lo reintegra. A giugno Ranucci viene intervistato e invia il testo dell’intervista a Lavitola. Pochi giorni dopo l’ex conduttore di Report scoprirà le accuse della procura sul mandante dell’attentato nei suoi confronti.

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