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Chi è il cittadino bengalese accusato di violenza sessuale su una 13enne a Torino

02 Settembre 2026 - 06:11 Alessandro D’Amato
violenza sessuale torino 13enne bengalese
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La Gip ha disposto la scarcerazione: la confessione e i filmati del minimarket
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È un cittadino del Bangladesh di 42 anni l’uomo accusato di una violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 13 anni in un minimarket a Madonna di Campagna, in periferia a Torino. L’uomo è stato fermato dopo la denuncia dei genitori. Dopo due giorni di carcere la gip ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di firma. L’ordinanza di quattro pagine è stata firmata dalla giudice 40enne da cinque anni in servizio nell’ufficio. E ha fatto arrabbiare Giorgia Meloni, mentre il Guardasigilli Carlo Nordio ha promosso un’ispezione.

Il racconto della 13enne

Il Corriere della Sera riporta oggi il racconto della 13enne: «Ero disgustata, avevo la nausea, così ho chiamato subito la mia mamma. Dallo choc non riuscivo più a muovermi. Ho chiamato un amico perché mi venisse a prendere. Abbiamo fatto una piccola passeggiata, per tranquillizzarmi, e siamo tornati a casa». Secondo la ricostruzione l’adolescente è stata molestata. L’uomo le ha palpeggiato il seno e ha detto «molto buono». L’arresto è arrivato subito dopo la denuncia. «Avevo bevuto due tequila, ho sbagliato», ha detto ai microfoni del Tg3 Piemonte. La ragazza era al minimarket per comprare bibite per i fratelli. «In passato gli avevo dato la mancia e ogni tanto mi regalava qualcosa», ha detto lei alla polizia.

«Quanti anni hai?»

Poi il dialogo. «Quanti anni hai?». Lei risponde 13. «Sei molto giovane» commenta. E ancora: «Sei fidanzata?». «Si». Quindi l’abbraccio e il palpeggiamento del seno. La ragazzina se ne va sotto choc. Telefona alla madre e a un amico. Il patrigno chiama la polizia. Le telecamere della sicurezza lo immortalano: «Non so maneggiare il computer, chiamo il mio collega che così vi può aiutare», sottolinea il commesso mostrandosi collaborativo. I filmati fotografano frame dopo frame la sequenza degli abusi. E anche un altro palpeggiamento, stavolta del sedere nei confronti di una donna di 40 anni non ancora identificata.

La confessione

Di fronte al Gip l’uomo ha confessato: «Ho sbagliato, non ho mai commesso reati. È la prima volta che mi succede e sono molto dispiaciuto per l’accaduto. Non succederà mai più nulla del genere». L’indomani la giudice deposita l’ordinanza ed evidenzia il rischio che l’indagato possa compiere reati analoghi, vista «la difficoltà a contenere i propri impulsi». Tuttavia, ritiene che il 42enne – che è incensurato – sia stato «collaborativo» (si è attivato per consegnare i filmati), abbia mostrato «pentimento» e che il «trauma del carcere» rappresenti un deterrente: da qui la misura meno afflittiva dell’obbligo di firma.

L’ospedale

La ragazza è finita invece all’ospedale infantile Regina Margherita. Dove ha raccontato altri dettagli della violenza subita: «Quando stavo per pagare, alla cassa, mi ha chiesto se volevo degli snack o altre bibite in regalo. Ho rifiutato, insisteva. Allora ho accettato di prenderne una, la bibita Monster. Mi ha ancora parlato. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho risposto 13. Ha risposto, sei molto giovane». La procura dice che la consapevolezza della minore età della persona offesa aggrava il quadro accusatorio. «Poi mi ha chiesto se avessi il fidanzato. E io ho detto di sì, per cercare di allontanarlo». L’uomo si avvicina, così ricorda la tredicenne. «Poi mi ha abbracciata».

Il racconto

Il racconto prosegue: «Quando sono uscita mi sono sentita disgustata, avevo la nausea. Ho chiamato subito mia madre. Poi mi sono come bloccata. A un certo punto, ero sul marciapiede, e non riuscivo più a muovermi. Ricordo che ero vicino a una lavanderia e ho chiamato un amico. Gli ho detto che non stavo bene, che avevo paura. Mi ha raggiunta in quattro, cinque minuti. Mi ha aiutata ad alzarmi da terra e mi ha preso le bibite. Mi ha fatta camminare per tranquillizzarmi e siamo andati a casa. Lui ha detto al mio fratellino, trattala bene, che è un momento difficile. Io mi vergognavo di raccontare a loro cosa mi era successo e ho chiesto della mia mamma. Poco dopo è arrivata la polizia a casa nostra».

La liberazione

Anche con la ragazzina c’è un precedente: «Due settimane prima ero andata a comprare le merendine, avevo una giacca nera e mi aveva messo la mano addosso ma ero riuscita ad uscire». Secondo la procura si tratta di un indagato seriale. Il carcere servirebbe a «scongiurare il pericolo di reiterazione del reato». Lunedì 31 agosto, dopo due notti di galera, il commesso parla all’interrogatorio di garanzia, a fianco della sua avvocata Francesca D’Urzo: «Mi dispiace per quello che è accaduto. Non mi era mai successo prima». E arriva la liberazione.