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Famiglia nel bosco, parlano Nathan e Catherine: «La decisione del Tribunale ci spezza il cuore. A rischio la salute dei nostri figli»

05 Settembre 2026 - 19:14 Alba Romano
famiglia bosco ricorso ricongiungimento familiare
famiglia bosco ricorso ricongiungimento familiare
La coppia anglo-australiana contesta la decisione dei giudici sul ricongiungimento a tappe monitorato dai servizi sociali
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«Una decisione che ci spezza il cuore». Commentano così Catherine e Nathan, genitori dei tre bambini della famiglia nel bosco, il provvedimento che mantiene i figli lontani dalla casa e dalla famiglia. Lunedì scorso, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha dato il via libera al percorso per il ricongiungimento della famiglia, ma secondo un iter a tappe monitorato dai servizi sociali, che dovranno certificare il reinserimento dei minori. Catherine e Nathan, assistiti dall’avvocato Simone Pillon, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la decisione.

Nathan e Catherine: «La salute dei nostri figli è a rischio»

«I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai dieci mesi», affermano Catherine e Nathan nel video diffuso Pillon. E ora, aggiungono, «dovranno fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, rimanendo in una casa famiglia chissà per quanto tempo». I genitori ribadiscono la loro richiesta di riportare i bambini a casa: «Rimaniamo convinti dell’urgenza di riportare i nostri preziosi bambini alla sicurezza, alle cure e all’amore della loro famiglia». Dopodiché, si dicono «profondamente preoccupati per la salute» dei loro figli, che a loro dire sarebbe «a grave rischio» e «l’unico modo per ridurre tale rischio è riportarli immediatamente a casa».

Il nodo dell’iscrizione a scuola

Nathan e Catherine contestano anche quanto deciso dal Tribunale per quanto riguarda l’istruzione dei tre bambini. «Ora saranno iscritti alla scuola pubblica, nonostante abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare, simile a quello seguito fino ad oggi anche in casa famiglia. Riteniamo che questa decisione non rispetti i nostri diritti e quelli dei nostri figli».