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Report, Ranucci contro Piervincenzi: «Dovrebbe crescere, lo dico per il suo bene»

04 Settembre 2026 - 06:23 Alba Romano
sigfrido ranucci daniele piervincenzi giulia presutti
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Complimenti a Di Pasquale e niente debutto in politica: «Voglio fare il mio mestiere»
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Sigfrido Ranucci dice che la Rai aveva scelto i suoi sostituti il 20 luglio scorso. E che invece la decisione di far co-conduttrice Claudia Di Pasquale lo rende «felicissimo, è una grandissima professionista. Sarebbe stata una delle mie scelte preferite per la successione se qualcuno, in un normale dialogo aziendale, me lo avesse chiesto. Meno male che non lo hanno fatto, perché altrimenti, probabilmente, non l’avrebbero nominata». Ma su Daniele Piervincenzi è più caustico: «Se si entra in un gruppo con un’esperienza trentennale, avendo alle spalle conduzioni al 2% di share, bisognerebbe avere l’umiltà di mettersi lì, guardare come si fa e poi crescere piano piano. Lo dico per il suo bene, e credo che chi gliene vuole dovrebbe farglielo capire».

Ranucci e la Rai

Ranucci parla in un’intervista a Libero Stracquadanio per il Quotidiano Nazionale. Nella quale boccia la conduzione a due: «Credo che non funzioni per un programma come questo. Non so se vogliano stravolgerlo e trasformarlo in uno show di studio, ma la vedo complicata». Su Presutti insiste: «Credo sia stato sbagliato metterla in questa condizione. Preferisco non commentare la gestione aziendale di questa vicenda perché è davvero spiacevole». E accusa le «persone, parte di un gruppo, che hanno tenuto nascosto il tutto al gruppo stesso. Si sapeva che i nomi sarebbero stati loro già dal 20 luglio, e questo lo può scrivere tranquillamente. Ho le prove che fin da allora si trattava per far sostituire me da Piervincenzi e da Presutti. Quando parlo sono abituato a essere credibile, nonostante ciò che dicono».

La battaglia con la Rai

Ranucci conferma che non accetterà le ricollocazioni alternative immaginate per lui dalla Rai. E che i suoi appuntamenti sul territorio registrano una grande partecipazione. Ma non pensa alla politica: «Non è in agenda in questo momento. Voglio solo tornare a fare quello che ho sempre fatto, il lavoro per cui ho messo a rischio la mia incolumità e quella dei miei familiari, sacrificando giornate, notti e la mia stessa salute».

L’interrogatorio

Intanto Libero oggi racconta l’interrogatorio di Ranucci del 2 luglio, due giorni dopo gli arresti degli esecutori materiali dell’attentato a Pomezia: «Non conosco i soggetti arrestati. La lettura dell’ordinanza mi ha colpito per due aspetti. Non riesco ad attribuire un significato alle precise parole riferite dagli arrestati nel corso dell’attività intercettiva. Ho capito comunque che c’era una organizzazione disposta addirittura a pagargli i viaggi e questo certamente mi fa pensare». Poi parla dell’attentato e dei precedenti: «Io ho avuto la sensazione che questo messaggio, ovvero la bomba, non fosse veramente a me diretta, ma piuttosto diretta ad altri per ottenere, che ne so, altri benefici di altra natura; quindi potrei ipotizzare trattative per l’alleggerimento del 41 bis».

La pista nera

Poi parla della «“pista nera” (quella che collega l’estrema destra alle stragi di mafia, ndr), innanzitutto, dove siamo stati osteggiati in modo impressionante e con richiami e altro». Poi fa un riferimento all’inchiesta «su Gioacchino Amico», un membro pentito del clan Senese che, nel 2019, si scattò un selfie con Giorgia Meloni, servizio «che è stato il più sgradevole, non pagando (la Rai, ndr) il mio collaboratore». Anche in questo caso, però, Ranucci ha un ripensamento: «Non riesco a ipotizzare un interesse interno alla Rai. L’unico è la “pista nera”». Il giornalista butta lì anche «i servizi sugli albanesi», anche se ammette di non trovare «un nesso con gli arrestati».

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