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Lavitola e Ranucci, la chat “segreta” tra donne: «Si sono inventati alibi per l’attentato»

09 Settembre 2026 - 07:00 Alessandro D’Amato
sigfrido ranucci valter lavitola natalia potenza
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Il memoriale della compagna dell'imprenditore: accuse e reati «più pesanti di quelli contestati finora». Lo scambio di messaggi con l'ordinanza e la frase su "Corrado" sottolineata
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Una chat tra Natalia Potenza, compagna di Valter Lavitola, e Laura Cianfoni, legata a Sigfrido Ranucci. In cui in un messaggio alle 4 e 12 del 5 luglio scorso arriva l’ordinanza di arresto degli esecutori materiali dell’attentato nei confronti del conduttore di Report a Campo Ascolano. Proprio la notte precedente i carabinieri hanno perquisito la casa di Lavitola per otto ore e gli hanno notificato l’accusa di essere il mandante della bomba. E subito dopo il messaggio ne arriva un altro alle 4:27. In cui è evidenziato il nome Corrado. E l’intercettazione in cui uno degli arrestati, Pellegrino D’Avino, dice: «Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado… se fai il gioco così».

La chat segreta

A parlare della chat segreta è oggi Libero in un articolo a firma di Giacomo Amadori. Tre giorni prima Ranucci aveva detto ai magistrati: «Ho trovato un collegamento nella zona di Rovigo, dove si svolge la vicenda del cantiere (la famosa inchiesta citata più volte da Ranucci come possibile fattore scatenante dell’attentato, ndr), che è tale Corrado Moccia, ma tuttavia non trovo un preciso nesso». Ai giornali invece l’ex conduttore di Report aveva dichiarato che Corrado era anche il nome in codice di un ex appartenente ai Servizi segreti. E, in un’altra occasione, aveva detto: «Ma andassero a cercare chi cazzo è questo Corrado…». I carabinieri avevano cominciato la perquisizione alle 19:30 del 4 luglio. E avevano finito alle 3 del mattino. Subito dopo c’è la telefonata di due ore tra Ranucci e Lavitola su Signal. L’app è criptata ma gli investigatori avevano piazzato una microspia nell’auto dell’imprenditore.

L’ordinanza

Come è evidente, il messaggio non può che essere stato divulgato da Potenza. Che aveva già annunciato un memoriale da consegnare ai magistrati sulla vicenda. Perché l’ordinanza è stata inviata da Cianfoni a Potenza? «Secondo lei?», domanda l’avvocato Giuseppe Cavallaro, che assiste l’ex compagna di Lavitola. «Natalia sostiene che fossero d’accordo sulla bomba?», dice il giornalista. Il legale non risponde, ma poi aggiunge: «In quella telefonata i due amici si sono inventati tanti possibili alibi». Lei, sostiene l’avvocato, ha prove per sostenere quello che dice: «Più di una». Messaggi? «Un intero libro».

Natalia Potenza

Potenza sarebbe stata «presente alla telefonata in cui» Ranucci e Lavitola «discutevano degli alibi da fornire insieme sui loro rapporti». Poi la Cianfoni, dopo avere inviato i documenti, avrebbe iniziato a scrivere «messaggi di amicizia e altri convenevoli». Mentre i due parlavano al telefono, «la Cianfoni, su ordine di Ranucci, trasmetteva a Lavitola l’ordinanza cautelare dei bombaroli che lui non poteva avere» ribadisce Cavallaro.

Maria Rosaria Boccia

Potenza vorrebbe anche raccontare dettagli inediti sul rapporto tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia. Che ha annunciato un libro a quattro mani con il giornalista. Adesso sarebbero in arrivo rivelazioni importanti. «Ogni cosa a suo tempo», dice Cavallaro. Che intanto ieri ha assistito Potenza nell’incontro con un commercialista. Per la cooperativa della Baires, che affitta il ristorante Cefalù Bistrò. E c’è di più. Con Libero il difensore nega che la Potenza abbia già depositato una memoria o che abbia parlato con i magistrati. Però aggiunge di non voler violare il segreto investigativo. Sembra che la donna abbia accusato Lavitola di azioni degne di una ulteriore ordinanza. Reati più pesanti di quelli contestati sino a oggi.

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