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Leonardo Maria Del Vecchio a “Chi”: «Lotto per il testamento di mio padre. Non compro le persone, altrimenti non avrei avvocati»

08 Settembre 2026 - 14:24 Stefania Carboni
leonardo maria del vecchio
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Dal passo indietro nei vertici aziendali alle denunce dell'ex compagna, parla l'erede dell'impero dell'ottica: «Da chi mi circonda mi aspetto solo di non essere accoltellato alle spalle»
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«Combatto perché venga rispettato il testamento di mio padre». In un’intervista esclusiva rilasciata al settimanale Chi, Leonardo Maria Del Vecchio — alla guida di LMDV Capital e socio della holding di famiglia Delfin — ripercorre le vicende professionali e personali che lo vedono protagonista, partendo dal profondo legame con il padre Leonardo, fondatore di Luxottica.

«La mia famiglia non è quella del Mulino Bianco»

L’imprenditore rievoca il senso di appartenenza scoperto nell’azienda di Agordo: «Non ho mai considerato la mia famiglia d’origine come la famiglia del Mulino Bianco. Ma mio padre ha lavorato fino al suo ultimo giorno di vita. E vedere in azienda i padri lavorare insieme ai loro figli, che fanno lo stesso mestiere con passione, e si danno una mano, mi ha dato un senso di famiglia che, forse, non ho avuto. Per questo mi sono innamorato di Agordo e di Luxottica».

Sulle motivazioni che lo hanno spinto a lasciare gli incarichi operativi nel gruppo, chiarisce: «L’azienda ha sempre creduto in me e continua a credere in me, sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido. L’ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo. E, quando tante persone sono così unite, è perché condividono una visione. Non è solo per i soldi, ma per il senso di appartenenza. Quando viene a mancare, diventiamo un’azienda come le altre».

«Ho provato a rispettare il testamento di mio padre»

Sul fronte delle quote in Delfin, Del Vecchio ricostruisce i tentativi di dar seguito alle disposizioni paterne: «Per anni ho combattuto affinché fosse rispettato il testamento di mio padre, che prevedeva diverse fasi, l’ultima delle quali era proprio l’opportunità di comprare quote di altri azionisti per avere una direzione unitaria e senza scontri. Mi sarei esposto finanziariamente e ho provato a chiudere la trattativa per tre volte, e per tre volte non ci sono riuscito. Non me l’hanno fatto fare. Dopo quattro anni posso dire di aver mantenuto la promessa che ho fatto a mio padre. Perché più di così, più di indebitarmi per 10 miliardi, non potevo fare. E ci avrebbero guadagnato tutti in ogni caso».

«Non ho perso solo un padre, ho perso una guida e ho perso un faro»

Ricordando la figura paterna, aggiunge di avergli promesso «che avrei messo davanti il bene dell’azienda, anche se questo avesse voluto dire sacrificare la mia vita professionale e personale», confidando poi il proprio dolore: «Non ho perso solo un padre, ho perso una guida e ho perso un faro. E sono passati quattro anni ma ho ancora i brividi a parlare di lui, e non vanno via, non passerà mai».

«La stampa? È come quando ti buttano in acqua per la prima volta. Ho imparato a nuotare»

In merito all’attenzione della stampa negli ultimi anni, commenta: «È come quando ti buttano in acqua per la prima volta. O impari a nuotare o affoghi, io ho imparato a nuotare». Risponde inoltre a chi muove critiche sulla sua influenza economica: «Molti pensano che prenda decisioni e non pensi alle conseguenze. Ma io penso alle conseguenze, ci penso anche mentre gli altri dormono». E replica secco: «La gente dice che mi compro le persone, ma non è così, altrimenti non avrei cause, non avrei divorzi, non avrei avvocati. Vivrei molto meglio».

Quanto al rapporto con chi gli sta accanto, conclude: «Mi aspetto il minimo, cioè di non essere accoltellato alle spalle. Mi aspetto lealtà, che vuol dire stare a fianco di una persona quando ti piove contro di tutto o quando la casa brucia, non solo quando c’è da andare a Gardaland».

La sfera privata e l’affidamento della figlia

Intervistato da Valerio Palmieri, il manager affronta anche il contenzioso legale con l’ex compagna Sara Soldati per l’affidamento della figlia Bianca, seguito alle denunce per violenza privata e sottrazione di minore: «Voglio pensare che sia stata mal consigliata. Siamo stati in barca insieme con nostra figlia, era andato tutto bene, poi ho scoperto che mi aveva denunciato. A metà settembre ci sarà la seconda parte della prima udienza per nostra figlia, e la soluzione che è stata adottata di un affidamento condiviso ci ha riavvicinato. Ma ho paura a essere ottimista. Mi presenterò all’udienza sicuramente con tranquillità, serenità, e sono sicuro che il giudice potrà apprezzare. Queste ultime settimane hanno aiutato me e Sara a iniziare un percorso di fiducia per Bianca, viviamo sotto lo stesso tetto proprio per essere vicini, insieme, a nostra figlia. Cerco armonia».

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