Parla l’operatrice del 112 che ha risposto alla telefonata di Lorena Isceri: «Era lucida, mi ha dato tutte le indicazioni ma non è bastato»

Un puntino rosso che attraversa lo schermo. È così che l’operatrice del 112 ha visto per l’ultima volta la posizione di Lorena Isceri, la donna uccisa dall’ex compagno Federico Vella. Dall’altra parte del telefono, intanto, c’era la donna chiusa nel bagagliaio di un’auto in movimento, incapace di sapere dove la stesse portando. «Sono ancora sotto shock», racconta oggi l’operatrice, che è tornata al centralino e continuare il suo lavoro. «Con la speranza che non si ripeta più ciò che è successo a lei», dice al Corriere della Sera.
La telefonata dal bagagliaio
Era il 3 agosto, poco dopo le due del pomeriggio. La chiamata arriva al numero unico per le emergenze e all’inizio la voce di Lorena Isceri è difficile da distinguere, «quasi un’eco». Poi la comunicazione diventa più chiara. «Mi spiega che ha bisogno di aiuto, è rinchiusa nel bagagliaio di un’auto in movimento». La donna riesce a dire il suo nome e cognome. «Era spaventata, ma aveva la voce ferma e ha avuto la lucidità di darmi tutte le informazioni che potevano essere utili a rintracciarla. Mi ha detto che si trovava a bordo del proprio Suv, guidato dall’ex, ma non ricordava il numero di targa. E soprattutto non conosceva la sua destinazione, non sapeva dove la stesse portando», riferisce.
«Non dovevo perdere tempo per cercare di metterla in salvo»
L’operatrice ha il compito di raccogliere quelle poche informazioni e trasformarle nel modo più rapido possibile in un intervento. «Non dovevo perdere tempo per cercare di metterla in salvo», spiega. La priorità è localizzare il cellulare e consegnare le coordinate alla polizia. «Non toccava a me chiedere dettagli», dice l’operatrice. Ogni secondo serve a individuare quella macchina.
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«Sapeva di essere in pericolo»
Poi arriva la posizione. Il telefono viene localizzato tra Rifredi e Novoli, a poca distanza dalla casa della vittima. Sul monitor Mara vede il puntino spostarsi velocemente. «Ho passato le coordinate e la telefonata alla polizia». Per quasi un minuto è rimasta in contatto con Lorena. «Lorena appariva calma, ma sapendo che era in pericolo cercavo di rassicurarla: le informazioni sarebbero state utili alla polizia per riportarla a casa», racconta l’operatrice. Tutto questo, però, non è stato sufficiente a fermare la tragedia. «Non sono un robot», dice l’operatrice oggi. «Mentre parlavo con quella donna – conclude – ho cercato di mantenere i nervi saldi. L’ho rassicurata: la polizia l’avrebbe presto aiutata. Ma non è andata così».

